Catania 12 Febbraio, Nicole Di Pietro muore a poche ore dalla nascita. Muore perché in seguito a complicazioni post-parto ha bisogno di essere ricoverata in terapia intensiva neonatale ma tre ospedali catanesi rifiutano il ricovero. Non ci sono posti.

Trapani notte tra il 13 e il 14 Febbraio, Daniel muore a 23 mesi. In mattinata i genitori lo avevano portato al pronto soccorso perché aveva la febbre forte, sveniva e vomitava. In pediatria gli avevano diagnosticato una semplice influenza e lo avevano mandato subito a casa. Adesso si parla di sospetta meningite. Il padre accusa “Moriva e gli davano la Tachipirina”.

La Sicilia, già tristemente nota per casi di malasanità, torna protagonista nel peggiore dei modi. Il bilancio è di due bambini morti, due famiglie distrutte che chiedono giustizia, nove indagati per omicidio colposo a Catania e quattro a Trapani. A ciò si aggiungono le parole dell’assessore alla sanità Lucia Borsellino che si era detta pronta a dimettersi nelle ore immediatamente successive ai fatti di Catania. Dimissioni che, di fatto, non sono ancora arrivate e che il presidente Rosario Crocetta avrebbe respinto perché per lui il “caso politico” è chiuso.

Adesso spetterà al complesso iter investigativo e all’ancor più complesso iter giudiziario l’arduo compito di accertare le colpe. Compito che in casi come questi è reso più complicato dalle condizioni precarie del sistema sanitario dietro le quali, troppo spesso, ci si nasconde. Non ci sono posti, le strutture ospedaliere non sono adeguate, il pronto soccorso non ha risorse sufficienti. Ma forse, in vicende come quella di Catania “il posto letto bisogna anche inventarselo” come dichiarato da Sergio Pintaudi, primario del reparto Rianimazione del Garibaldi.

Ad aggravare la già precaria credibilità della sanità siciliana si aggiunge un altro controverso episodio. Mentre il sistema sanitario va a rotoli e i neonati muoiono per mancanza di posti in ospedale, capita anche che il direttore del 118 di Palermo accusi un malore durante una vacanza in Sardegna. Fin qui niente di strano, se non fosse che, per il soccorso, è stato richiesto l’aiuto di un elicottero del 118 di Palermo intervenuto prontamente per trasportare il direttore da Alghero direttamente in Sicilia.

Di fronte a fatti del genere, nascondersi dietro le pecche del sistema sanitario diventa impossibile. Tanto più dopo le parole del Ministro Lorenzin che ha dichiarato: “I posti letto nelle unità Utin in Sicilia sono 114, numero superiore a quello fissato a livello nazionale che è pari a 80”.

Bisogna, quindi, fare i conti con altro. Con la negligenza, con la superficialità con cui vengono trattati certi casi, con la mancanza di umanità che troppo spesso caratterizza vicende del genere. Episodi in cui a una mamma non è nemmeno permesso di vedere la sua bambina appena nata, in cui a un papà non è concesso di salire sull’ambulanza in cui sua figlia morirà, per non creare allarmismi. In cui, un bimbo di 23 mesi viene rimandato a casa dal pronto soccorso con una tachipirina. Mancanza di umanità che sembrerebbe trasparire anche dalle conversazioni tra gli operatori medici di Catania. Conversazioni che il presidente della commissione sanità all’ARS, Pippo Digiacomo, ha commentato cosi: ”Ho ascoltato le conversazioni registrate delle telefonate tra la clinica Gibiino e gli operatori del 118, mi sono sentito male. Sono vomitevoli. Vorrei che i genitori della bambina non ascoltassero mai queste conversazioni ma purtroppo questo accadrà e immagino il dolore che proveranno. Non pensavo che tutto questo potesse succedere in Sicilia, terra di accoglienza e dal grande cuore”.
Eleonora Fichera

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