CATANIA – “Apprendiamo, in maniera allarmante, dalla stampa notizie in merito alla riorganizzazione delle rete ospedaliera siciliana, sulla quale abbiamo molte volte espresso più di una perplessità. Un atto, che non ha visto coinvolta la nostra organizzazione sindacale, nonostante le nostre reiterate richieste di incontro con l’assessore regionale Gucciardi.” Commentano così l’ultima novità in tema di sanità regionale il coordinatore nazionale per l’Ugl del settore docenza e dirigenza della federazione nazionale università, Raffaele Lanteri, il segretario regionale della federazione medici della Ugl Aurelio Guglielmino ed il segretario della federazione provinciale Ugl Sanità di Catania Carmelo Urzì, che aggiungono: “Anche se non amiamo commentare prima di avere letto nel dettaglio, non possiamo non esprimere la nostra preoccupazione per una bozza che, se i rumors del “signor. corridoio” venissero confermati, penalizzerebbe e non poco gli abitanti della nostra regione. Non condividiamo il metodo e probabilmente avremmo delle osservazioni sul merito quando questo piano verrà illustrato a tutti e non tenuto nei cassetti quasi fosse “top secret”. Questo “clima da KGB”, infatti, non solo non consente un dialogo costruttivo con le parti sociali ma crea un incredibile allarmismo nella popolazione che, o almeno i più, comprende poco dei termini Hub e Spoke e altra terminologia “burocratotecnica”, ma chiede soltanto se, in caso di malore proprio o di un congiunto, potrà essere messa nelle condizioni di fruire di una struttura nelle vicinanze capace di garantire cure adeguate. Pare logico, in un clima di razionalizzazione, che non si possa più immaginare di avere un ospedale poco qualificato “sotto casa”, ma nemmeno questa logica sembra aver spinto la politica a fare queste scelte. Per tanto desidereremmo capire quale meccanismo abbia indotto il legislatore ad una manovra di lacrime e sangue che non sembra affatto tradursi nel bene comune – continuano i sindacalisti Ugl. Non comprendiamo, sempre alla luce delle prime bozze, la sorte di alcune strutture, quali ad esempio il “San Marco”, la cui destinazione non è neanche menzionata. Non comprendiamo la logica del depotenziamento di alcune strutture, ma la loro sopravvivenza senza reparti. Desideriamo ricordare a chi “riorganizza” che la nostra viabilità regionale è tutt’oggi a livelli di “quarto mondo” e, di conseguenza, depotenziare le strutture periferiche significa ulteriormente ghettizzare zone e popolazioni già disagiate. Ricordiamo, inoltre, che l’emergenza migranti grava inevitabilmente e costantemente sul nostro sistema sanitario regionale ed anche che una rete ospedaliera “misurata” in funzione della popolazione locale, risulta essere inefficiente ed altresì inefficace. Gli “ospedali di formazione” risultano essere ancora più penalizzati per l’eventuale sottrazione di risorse (ancora non conosciamo di che natura) con relativo deficit di formazione dei giovani medici. Inoltre sarebbe opportuno chiarire se vi sia o meno il rispetto dei protocolli d’intesa Regione-Università già siglati e tutt’ora in vigore. Ci chiediamo pure, alla luce di questi paventati tagli, che fine farebbero i tanto decantati concorsi ed immissioni in servizio dei vincitori di concorso (ci teniamo per questo a ricordare che le graduatorie avranno validità solo fino al 31 dicembre 2016). In sintesi è preoccupante l’intenzione di lasciare la popolazione regionale senza certezze di cure immediate, senza medici e infermieri nei reparti, e senza reparti. L’assenza di certezze e di chiarezza continua a creare timori sulla mancanza di trasparenza da parte degli amministratori che, ancora una volta, gentilmente invitiamo ad un cristallino confronto, ricordando che la salute è un diritto sancito costituzionalmente – concludono Lanteri, Guglielmino e Urzì”.

 

 

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