di  Elisa Guccione

CATANIA -“Lasciate ogni speranza voi che entrate”. Questa la famosa  scritta  posta all’ingresso dell’inferno quando Dante e Virgilio si apprestano ad affrontare il viaggio tra le anime dannate. Non vogliamo spiegare il terzo canto dell’Inferno o fare una lezione di letteratura italiana, ma alcune frasi della Divina Commedia sono più che utili, a distanza di secoli e di evoluzioni storiche e mentali, per comprendere cosa accade al semplice utente che spera, povero illuso, di ottenere un servizio dall’Asl di via Pasubio.14so6mf

Ore di fila, gente di ogni tipo che urla con forza nella speranza di farsi ascoltare da chi sa poco o nulla, pulizia inesistente, bagni guasti e odori sgradevoli di ogni tipo, non dimentichiamo che siamo ad agosto, sono gli ostacoli che si prospettano a chi per necessità ha bisogno di una visita o di un semplice certificato medico. Si può sopperire all’attesa con un buon libro, con un incursione nel mondo di internet o con una simpatica chiacchierata con un vecchietto che ha voglia di parlare e non gli sembra vero di trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo con la consapevolezza che in tre ore buone di fila si potrebbe fare un volo di andata e ritorno Catania-Milano e comprare una camicia in via Montenapoleone, ma speranzosi e fiduciosi, dopo aver perso una mattinata, di riuscire ad ottenere quanto desiderato. Ma tutti i buoni propositi svaniscono quando ci si accorge che già alle 10.30 la macchina eliminacode non distribuisce più biglietti e l’addetto all’accoglienza, poco accogliente, in marcato siciliano spiega: “Gli ordini sono questi. Se volete aspettate anche senza numero ma non è detto che i funzionari ascoltino. Cosa pensate di risolvere tutto con un viaggio?! Allora siete illusi, qui la gente ritorna più volte”.

Lasciando stare la “liscia” tipica del catanese, non è giustificabile né ammissibile che già dalle dieci e trenta, dopo due ore di intensa attività lavorativa, non si possa usufruire di un servizio dell’asl, azienda sanitaria locale e non un centro estetico, perché per una legge non scritta si decida di aiutare solo chi ha sostato davanti via Pasubio, anche in terza fila, dall’apertura dei cancelli.

Se Dante fosse vissuto ai giorni nostri non avrebbe dovuto scomodare Virglio, attraversare il fiume Acheronte per sentire un orribile miscuglio di urla, parole d’ira, strane lingue che lo avrebbero spinto “a piangere in quel luogo buio e oscuro” dalla disperazione, sicuramente non avrebbe dovuto faticare tanto per scrivere la sua Commedia, perché bastava recarsi in un  Ente comunale o provinciale per essere ispirato e constatare che tutta la macchina pubblica è in balia al niente.

Elisa Guccione

A proposito dell'autore

Passionale, grintosa ed innamorata del suo lavoro. Abbandona la carriera giuridica per realizzare il suo sogno: scrivere. Testarda e volitiva crede nella forza trascinatrice dei propri sogni e combatte per realizzarli. Sempre pronta con il suo inseparabile registratore a realizzare un’intervista. Si occupa di Teatro e Comunicazione da anni. Non ha paura delle sfide, anzi, la stimolano ad andare avanti.

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