di Anna Rita Fontana

Permeata di devozione alla Santa Patrona catanese, la Notte Bianca dei musei ha reso omaggio alla nostra Agata ripercorrendone la vita nei momenti salienti , in diverse chiese catanesi. Tra queste non può mancare S.Agata La Fornace ( rettore mons. Leone Calambrogio), che insieme a S. Agata al carcere e S. Agata La Vetere forma un complesso unico per quanto attiene al processo, la prigionìa, il martirio e la morte della santa. Nei locali della chiesa è stata allestita una mostra davvero interessante, dal titolo “Il cammino di Agata: Luce nel barocco”, che espone disegni a matita su cartoncino realizzati da Giusi Carrasi, formatasi al Liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti.FOTO GIUSI CARRASI ( PORTA DI ACI)

Con una passione che nasce dalla città di Catania e dal suo barocco definito coinvolgente per il chiaroscuro, fra i toni del grigio e del nero in contrasto col bianco e le sue risorse di luce. Pronta a smentire “la città grigia, così come molti la descrivono” immortalando scorci e immagini con effetto fotografico, la Carrasi ripercorre alcune tappe del percorso agatino interno, attratta più che altro da particolari architettonici: la balaustra con lo sfondo dell’arcivescovado, la porta di Aci dell’anfiteatro romano, il portale di Palazzo Università, villa Cerami, il chiostro di Levante del monastero dei Benedettini e le colonne di piazza Dante: queste ultime in memoria della processione che il 6 febbraio 1992 scelse proprio quella tappa, in quanto la via Crociferi era inagibile. Dieci disegni ben curati, che comprendono anche l’immagine di S. Agata ispirata al dipinto che la ritrae in carcere, con lo sguardo mistico proteso verso l’alto.FOTO GIUSI CARRASI ( 3)

Dagli Atti del Martirio, sui tre supplizi di Agata, ovvero l’eculeo (stiramento delle membra), la recisione dei seni e la fornace, parte la visita guidata della chiesa di San Biagio, molto ben condotta da Luca Cavallaro e Raffaele D’Amico, i quali ci informano che tale nome, riferito a un santo ausiliario ( che protegge una parte specifica del corpo), venne dato alla chiesa dopo il terremoto del 1693, a ricordo di un’ antica struttura all’interno delle mura delle città, su iniziativa del vescovo Andrea Riggio che finanziò la nuova chiesa, non potendo però realizzarla a tre navate, come ci si sarebbe aspettati data l’imponenza della facciata, il cui medaglione rappresenta la Madonna Addolorata e non Sant’Agata, come si pensa in generale.

FOTO COLONNATOInvece il nome La Fornace deriva dalla definizione in dialetto siciliano “Sant’Aita a carcaredda”, intendendosi per “carcara” il braciere. Visibile attraverso un oblò su un altare in fondo a destra (accanto a quello centrale), la fornace è il simbolo che ricorda il luogo del martirio con le pietre raccolte dal rogo autentico e lì collocate per essere venerate dai fedeli, in memoria dell’ultimo terribile supplizio predisposto dai soldati di Quinziano con cocci di vetro e pietre appuntite il 4 febbraio d. C., alla vigilia della morte di Agata, avvenuta il giorno dopo nel carcere annesso all’omonima chiesa, sul retro di San Biagio, con la finestra a grate che dà sulla piazzetta.FOTO GIUSI CARRASI (2)

La scena dei carboni ardenti è raffigurata nell’affresco che fronteggia la fornace, realizzato nel 1938 da Giuseppe Barone ispirandosi al luogo del supplizio, tra l’anfiteatro e il Pretorio romano, quest’ultimo situato tra S.Agata La Vetere, dove avvenne il processo, e S.Agata al carcere: all’interno di quest’ultima c’è la lastra di pietra lavica che reca le orme dei piedi, legate alla seguente risposta della martire a Quinziano: “E’ più facile che il terreno ceda sotto ai miei piedi, piuttosto che io ceda alle tue lusinghe”. Tale chiesa custodisce anche la cassa che contenne le reliquie della santa quando venne riportata in patria il 17 agosto 1126 dai soldati Goselmo e Gisliberto che ne sezionarono il corpo nascondendolo nelle faretre, 86 anni dopo il suo trafugamento messo in atto nel 1040 dal generale Maniace. SAN BIAGIO CHIESA0004

Nell’affresco di San Biagio la santa indossa un abito bianco, simbolo della purezza, ricoperto dal mantello rosso, ovvero il famoso velo col quale la giovane fu consacrata vergine a Dio, e che fu usato ben quindici volte per fare arrestare la colata lavica dell’Etna, la prima nel 252, sino all’ultima nel 1886 a Nicolosi, per intercessione del beato cardinale Dusmet che portò il velo in processione. La figura del console Quinziano campeggia sulla sinistra, nell’ordine perentorio di predisporre Agata al rogo, mentre due angeli in alto portano i simboli del martirio e della santità, rispettivamente con la palma e la corona.SANT'AGATA ALLA FORNACE0002

Sul bel paliotto di marmo policromo che riveste l’altare sotto la fornace si trova un altro simbolo del martirio, quello dei seni recisi ( poi risanati da San Pietro in carcere) e un calice, oltre a una croce, simbolo della cristianità. I relatori si sono poi soffermati sul dipinto che raffigura San Biagio , non con gli abiti vescovili, ma nell’atto di sottoporsi al supplizio, che gli fu inflitto nel 1316 (a distanza di ben 700 anni) graffiandogli la pelle con i chiodi prima di decapitarlo. A sinistra del dipinto ci sono la mitria, il bastone pastorale e il piviale, ovvero il mantello usato dai sacerdoti e dai vescovi nelle grandi celebrazioni; invece, a destra, un bambino in braccio alla madre che ne invocò la grazia, allorchè il figlio stava per soffocare : S.Biagio lo guarì ponendogli le mani sul collo e da allora è il protettore della gola, festeggiato il 3 febbraio, in concomitanza con l’inizio delle celebrazioni agatine.

Ci sono poi altri due dipinti di rilievo, sempre di autore ignoto: quello della Sacra Famiglia, dove a tenere il bambinello è San Giuseppe, al fine di rivalutare la figura paterna, mentre la Madonna legge la Bibbia, a dispetto della proibizione dell’epoca nei confronti delle donne che non potevano accedere alle Sacre Scritture; e quello di San Giovanni Nepomuceno, sacerdote e martire ceco, ricordato come protettore dei confessori e dei ponti: il santo vi è raffigurato mentre viene gettato dal ponte Carlo di Praga nel fiume Moldava. Infine, si distingue per le ascendenze della scuola caravaggesca, un dipinto del pittore Michele Meli che rappresenta Sant’Andrea, crocifisso sulla croce decussata immersa nel gioco dei chiaroscuri, con i bracci in diagonale. La visita dei luoghi agatini esprime da sempre un culto intenso e vivo nei secoli, ad imperitura memoria della bellezza d’animo di Agata nel cuore di tutti i devoti.

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