Santi Consoli, un uomo con il vizio del Teatro

Grande festa per i suoi primi cinquant’anni di palcoscenico

CATANIA – “Si parlerà di teatro, ma anche di Catania e della sua controversa storia culturale amministrata in maniera più che opinabile”. Con queste parole Santi Consoli, presidente regionale FITA- Federazione Teatro Amatoriale Italiano, ci spiega il senso della manifestazione “50 anni in 90 minuti – Cosa ho fatto con chi l’ho fatto, quando l’ho fatto, perché l’ho fatto”. Uno straordinario evento culturale per conoscere, imparare ed approfondire come i sogni di un giovane ragazzo armato di sana incoscienza e tanta speranza siano diventati realtà. Con tanta emozione e un po’ di sano orgoglio il regista, attore e presentatore catanese ci svela cosa accadrà cinquant’anni dopo il debutto del 19 marzo 1966.11033607_10204711252614672_497127189_o

Il virus del teatro si è impadronito della sua anima  e non l’ha più lasciata. Ci racconta come ebbe inizio la sua avventura lunga appena cinquant’anni?

“Tutto cominciò il 19 marzo 1966 con “San Giovanni Decollato” rappresentato dalla Compagnia dell’Istituto professionale di Stato per il commercio “Adriano Olivetti”. Ero l’aiuto regia. Il 1967 è l’anno del mio debutto come attore nel “Non ti pago” e contemporaneamente entro a far parte del “Teatro Rosina Anselmi” a Palazzo San Placido, lo stesso luogo dove oggi a distanza di cinquant’anni racconterò il mio mezzo secolo di attività teatrale. Nella sala conferenze “Concetto Marchesi”, dove ieri sorgeva il palcoscenico, oggi racconterò anche con immagini inedite e “reperti fotografici d’epoca” non solo la mia personale storia ma anche quella della nostra città e del mondo dell’arte e della cultura di cui faccio parte. Ad esempio si vedranno delle foto inedite in cui si nota  una giovanissima Mariella Lo Giudice che, prima di approdare allo Stabile, muove i primi passi nella filodrammatica. Racconterò i miei incontri professionali ed umani con Michele Abruzzo e come da giovane militare abbia chiesto un permesso per assistere insieme ai grandi, al cospetto di Grace Kelly, al 18° Festival D’Amatori di Montecarlo dove il Teatro Rosina Anselmi era stato invitato per rappresentare l’Italia, passando poi  per il decennio di presentazioni de “La Festa della montagna” di Linguaglossa dove ho condotto anche al fianco di Nuccio Costa fino ai nostri giorni passando per la Compagnia Teatrale Siciliana di Carlo Mangiù diventata poi PremioScena, l’incarico, arrivato al terzo mandato, come Presidente Regionale Fita, i premi Fitalia e l’avventura cinematografica e televisiva”.

11025031_10204711240054358_1554798362_o“50 anni in 90 minuti” non è solo la festa di compleanno di Santi Consoli ma sarà un momento di gioia per tutti coloro che amano e vivono il Teatro con amore e passione. Tanti saranno gli aneddoti particolari, ma senza anticipare nulla ci può raccontare qualche momento di vita che ricorda con maggiore affetto?

“So bene che riassumere tutto in 90 minuti non sarà facile. Il supporto fotografico sarà estremamente utile per rafforzare e documentare alcune situazioni particolari. Ricordo come con l’incoscienza dei vent’anni ho aiutato Nuccio Costa, volto del Sanremo dell’epoca, a presentare e gestire tutte le compagnie che animavano il Festival o come con grande disinvoltura mi trovavo a condurre feste e programmi con migliaia di persone che si divertivano ed emozionavano grazie alla sfrontataggine del sottoscritto”.

Tanti gli incontri con intellettuali come Giuseppe Fava e uomini di spettacolo come Alberto Sordi che hanno scritto la storia del nostro Paese. Cos’hanno lasciato questi passaggi umani e professionali nella vita del giovane Santi Consoli, oggi uomo?

“Quando penso a Pippo non posso non pensare a mio padre Giuliano e agli anni in cui, su indicazione di Fava, mi recavo nelle aule di piazza Verga per prendere appunti sui processi e poi consegnare di nascosto da mio padre, almeno io pensavo che fosse così, gli articoli perché volevo fare il giornalista. Erano anni importanti e intensi volati via troppo presto. Incontro Alberto Sordi a Montecatini quando nel 1994 ricevo come migliore spettacolo e migliore regia per “Lu ribellamentu di Sichilia” il premio Fitalia. Ricordo ancora lo stupore di Sordi quando mi chiese: “Come avete fatto a mettere in scena un lavoro simile con tanto impegno e diligenza”. Il 19 marzo si parlerà di questo e molto altro”.

11056461_10204995236074081_2168030266836084814_nÈ stato diretto al Cinema da Gianni Grimaldi al fianco di Lando Buzzanca e Carlo Giuffrè, mentre Alberto Di Prima l’ha diretta per Rai Uno ne “Il Caso Notarbartolo” ed è stato uno dei volti del “Il Commissario Montalbano” e de “Il Capo dei Capi”. Cosa ricorda?

“Potrei raccontare tanto. Mi piace parlare con un pizzico d’orgoglio che un mio consiglio durante una scena del “Capo dei Capi”, quella in cui io interpretavo il primo giudice della Corte d’Appello di Bari che poi ha assolto Riina e i suoi complici, è stata trasmessa da Canale cinque come avevo consigliato durante il montaggio e non come era stata in realtà realizzata. Sono piccole soddisfazioni che fanno pensare che qualcosa in questi cinquant’anni è stata appresa”.

Prima di salutarci e dare l’appuntamento ai nostri lettori giorno 19 marzo, ore 17.00, alla sala conferenze del Palazzo della Cultura ci svela come mai non ha deciso di scegliere esclusivamente la strada del Teatro come percorso di vita?12307370_107877469582746_102184059831300138_o

“Per paura”.

In che senso?

“Ho sempre avuto timore di non avere le famose mille lire in tasca per offrire il caffè agli amici. Non mi sono mai pentito di questa scelta, perché mi ha consentito di fare il teatro come volevo e voglio senza alcun vincolo o obbligo. Non ho mai fatto il servo di nessuno e grazie a questa scelta ho avuto la fortuna di poter esprimere liberamente il mio pensiero senza preoccuparmi di avere poi delle possibili ritorsioni”.

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