CATANIA – Tutto inizia quando nel 2007 l’ex governatore Totò Cuffaro scrive una legge per sostenere il teatro e il suo sviluppo. Su ben novantuno organizzazioni teatrali la Guardia di finanza ha fatto spiccare ben settantadue denunce a presidenti d’associazioni, direttori artistici e responsabili di compagnie teatrali. Una frode da due milioni e trecento mila euro. Catania e Palermo le sedi principali della presunta truffa. Deciso, diretto e senza guardare in faccia nessuno Santi Consoli, presidente regionale F.I.T.A, Federazione Italiana Teatro Amatoriale, e uomo di teatro da ben quarantotto anni, dichiara: “Lo scandalo, a mio modesto avviso, è stato causato da qualche funzionario accortosi delle possibili irregolarità. Tra le compagnie teatrali inquisite c’erano solo cinque compagnie associate alla F.I.T.A. ora dalle ultime indagini solo due rimangono sotto accusa. I media hanno parlato tanto e non sempre con dovizia dei fatti e per tale ragione mi sono posto una domanda. Come mai quando Polizia, Carabinieri o Finanza arrestano grandi delinquenti e mafiosi vengono rese note solo le iniziali dei nomi mentre nel caso specifico abbiamo tutte le generalità?! Non lo trovo giusto”. Ed aggiunge con grande livore: “Nessuno è incorruttibile. Tutti abbiamo un prezzo, ma non siamo stati noi a lucrare sulla cultura. Appena tutto sarà concluso e la legge farà il suo corso voglio e pretendo le scuse da parte degli organi di stampa almeno per Teatro Insieme, Il Ficodindia, la Compagnia Sicilia Teatro di Catania, Teatro Nuovo di Marsala, Il Piccolo Teatro di Alcamo aderenti alla F.I.T.A. Rettifica che deve essere fatta con lo stesso clamore con cui è stata incendiata la mente dei lettori”. Questi sono tempi difficili, soprattutto, per il teatro che è costretto a sopravvivere tra tagli sempre più opprimenti, mancanza di strutture e fondi sempre più limitati ed inesistenti senza riuscire a far capire che la Sicilia potrebbe vivere di sola cultura.

Ed ancora aggiunge: “È una situazione al limite della sopravvivenza. La crisi dello Stabile e del Bellini è vera poiché, in tempi di grazia, è stato speso troppo e spesso si dimentica la potenzialità del teatro siciliano, fonte inesauribile di successo e guadagno. Da troppo tempo non vedo una messa in scena di Rosso di San Secondo o di Pippo Fava, rappresentazioni che da noi “non professionisti” sono sempre in cartellone”. Reduce dall’omaggio teatrale al padre Giuliano, giornalista ed insegnante di storia del teatro, in scena nei giorni scorsi al Brancati, “Un’isola, un palcoscenico”, non si risparmia nel ricordare i tanti successi e le grandi vittorie ottenute dalla F.I.T.A. e dal suo gruppo di attori come il prossimo restauro della tomba del pittore catanese Antonino Gandolfo, i percorsi verghiani a casa Verga, le passeggiate tra i veristi alla biblioteca Ursino Recupero sottolineando la mancanza d’interesse da parte della stampa, perché storicamente il teatro amatoriale è etichettato come teatro di seconda classe.

“La gran parte degli attori proviene dal teatro di parrocchia ma nessuno si occupa, ad esempio, di pubblicizzare i nostri eventi com’è accaduto con gli incontri a Casa Verga o alla biblioteca Ursino Recupero. Non mi piace recriminare ma quando cinque mesi dopo la stessa cosa è stata fatta dall’Università di Catania la stampa ha dedicato grandi onori all’iniziativa ma il teatro amatoriale da sempre, purtroppo, è la Cenerentola di ogni forma teatrale”.

Elisa Guccione

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