Katya Maugeri

«Perché gli uomini non hanno nulla a che vedere con la semplicità o la complessità delle cose. Secondo la tua teoria, una cosa piccola che vola non dovrebbe avere un nome lungo come farfalla. Pensa che elefante ha lo stesso numero di lettere di farfalla, ed è molto più grande e non vola», concluse Neruda esausto. Con un ultimo scampolo di energia gli indicò la rotta per la caletta. Ma il postino ebbe la baldanza di dire: «Cacchio! Come mi piacerebbe essere poeta!».

Sabbia, sole, tramonti mozzafiato, salsedine e il suono incantevole del mare, ma anche tante belle letture interessanti, l’estate è anche questo: molte valigie da riempire e testi da scegliere come compagni di viaggio.
Staccare la spina e immergersi senza fretta in affascinanti storie varcando la soglia di mondi lontani e immaginari, di ambientazioni storiche alle quali siamo legati o lasciarsi travolgere dai versi di un’opera immortale, da leggere e rileggere.

Isla Negra, piccolo paesino del Cile. Pescatori, odore di salsedine, la voglia di andare oltre i limiti delle tradizioni. Oltre le apparenze, superare le parole che imprigionano termini e sentimenti. “Il postino di Neruda” di Antonio Skármeta, pubblicato nel 1986 esprime passione e poesia già dal titolo originale “Ardiente Paciencia”, sebbene il libro verrà divulgato con il titolo “El cartero de Neruda”. Nel 1994 Massimo Troisi interpreterà il ruolo del protagonista nel film ispirato al romanzo, Il postino, con un’interpretazione superlativa di Philippe Noiret, nel ruolo di Pablo Neruda.
È il 1969. Mario Jiménez, giovane che non ha alcuna intenzione di fare il pescatore come il padre e come tutti gli altri uomini del luogo, accetta un impiego provvisorio come postino, che richiede uno sforzo minimo poiché a Isla Negra, solo una persona scrive e riceve la posta: il Poeta, il Vate, Pablo Neruda. Mario, è uno dei pochi nel suo paesino di pescatori che non è analfabeta, legge e scrive, anche se molto lentamente. Nella sua umile casa c’è solo un libro: un libro di poesie di Neruda. Il loro rapporto cresce e si alimenta pian piano, e il giovane comincia ad apprendere un modo nuovo con il quale approcciarsi alla vita e alle piccole cose. Neruda comincia a parlare di “metafore”, Mario non ne aveva mai sentito parlare prima di allora, cerca di comprenderne il significato e crearne delle proprie, non le riesce a elaborare, ma sente la poesia – ormai – parte di sé diventando, così, un uomo atipico rispetto alla gente del posto. Inizia a leggere le poesie del Poeta, ampliando i suoi orizzonti, ponendo quesiti nuovi e cercando risposte, legge e per “colpa” della poesia si innamora di una donna.libro
Timido, impacciato, non riesce a esprimere i suoi sentimenti – nuovi e inaspettati – alla donna di cui si innamora, non riesce a tradurre i suoi pensieri in parole «Se fossi poeta, potrei dire quello che voglio», afferma. Neruda gli ha messo in testa il fascino della poesia, è colpa sua se si è innamorato, e Mario chiede proprio all’amico di aiutarlo a uscirne fuori: ha bisogno che scriva una poesia per lui, ma il Poeta non conosce la ragazza e non può scrivere a qualcuno che non conosce. Il ragazzo non si arrende e dedica alla giovane Beatriz, una poesia scritta da Neruda per la sua Matilde, perché in fondo «la poesia non è di chi la scrive, ma di chi la usa. Nuda sei azzurra come la notte a Cuba, hai rampicanti e stelle fra i capelli. Nuda sei enorme e gialla come l’estate in una chiesa d’oro».

La storia cilena fa da sfondo al romanzo, anni turbolenti raccontati da Skarmeta con maestrìa, Pablo Neruda è il candidato presidente del partito comunista, poi sostituito da Salvador Allende, che esce vittorioso dalle elezioni. Il Poeta è costretto a lasciare Isla Negra, perché il governo l’ha nominato ambasciatore in Francia. Da Parigi invia all’amico un registratore chiedendogli di registrare, per lui, tutti i suoni della sua isola. Mario registra il suono del mare, i versi della natura, il pianto di suo figlio. Si respira aria di salsedine, pagina dopo pagina, si toccano con mano i versi e il potere della poesia, che inebria i pensieri e le riflessioni del lettore. La situazione cilena degenera, Pinochet sale al potere con un colpo di stato uccide il presidente Allende. Il Poeta ritorna alla sua isola, ma è molto malato e sapendo di essere ormai in punto di morte, pronuncia a Mario le sue ultime parole racchiuse in una poesia. Un libro sull’amicizia che supera le barriere delimitate dall’età, dalla differente condizione sociale, Neruda, maestro di metafore e di orizzonti da scoprire, riesce a far emergere la consapevolezza in ciascuno di noi, di poter realizzare la “nostra” poesia. Riesce a indicare la strada da percorrere per trovare la chiave e accedere in quello spazio che molto spesso teniamo chiuso, murato, per timore di ritrovare pensieri e paure da noi nascoste. Un linguaggio semplice, realistico, che conquista il lettore con la magia dei numerosi dialoghi, intrisi di pathos e ricchi di immagini sublimi.
Neruda insegna a Mario la bellezza delle piccole cose, il segreto racchiuso nella semplicità, nell’essenza della poesia stessa. È evidente il legame di Skarmeta al conflitto politico che coinvolse il Cile in quegli anni, un libro che mette in luce varie realtà, l’analfabetismo dell’epoca, la povertà, il processo dittatoriale, tutto accompagnato da un filone poetico che non abbandona mai il lettore, lo lascia navigare in quel mare, su quell’isola che sembra così tanto una metafora della vita: piccola, ricca di monotonia, di tradizioni che limitano la fantasia, ma nella quale approdano inaspettatamente emozioni capaci di cambiare l’orizzonte dal quale ammirare un nuovo panorama.
La metafora di coloro che vivono la vita, come versi di poesie ancora da scrivere.

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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