di Katya Maugeri

“Il sonno viene come l’avanzare della marea. Opporsi è impossibile. È un sonno così profondo che né lo squillo del telefono né il rumore delle auto che passano fuori mi arrivano all’orecchio. Nessun dolore, nessuna tristezza laggiù: solo il mondo del sonno dove precipito con un tonfo”.
 
Atmosfere oniriche. Il fascino del Giappone che come un verso poetico riecheggia in ogni pagina, a volte in penombra, in quel chiaroscuro che affascina e conquista. Legarsi a un testo è ammettere tacitamente di aver trovato una parte di sé descritta da altri, attraverso la scelta di un termine o nella descrizione dettagliata di una scena. “Il nostro amore è sostenuto dalla malinconia. La gioia estatica di essere noi due soli in queste tenebre solitarie e scintillanti è una sensazione da cui non riesco a staccarmi. Sono questi i confini della notte”. Ed è in questi confini, che Banana Yoshimoto catapulta i suoi lettori, con “Sonno profondo”. Pubblicato in Giappone nel 1989, è il terzo romanzo della scrittrice giapponese ad essere tradotto in Italia, si tratta di una raccolta di racconti in pieno stile Yoshimoto: la sua capacità di intrecciare storie surreali accompagnata da una scrittura leggera, ricca di metafore riconducibili alla prosa e alla poesia classica giapponese.
sonnoprofondoSonno profondo, Viaggiatori nella notte e Un’esperienza, tre racconti accomunati da un unico filone: il sonno.
Solitamente le raccolte di racconti lasciano un senso di sospensione, di irregolarità nei confronti del racconto successivo, sembrano storie che non hanno realmente un proprio finale, una propria identità. La Yoshimoto riesce perfettamente a creare un collage affascinante narrando di temi a lei molto cari: il paranormale, la morte, l’inadeguatezza, la rinascita, indagando nel cuore di tre giovani donne, evidenziandone luci e ombre, come anime che danzano sospese nel buio della notte avvolte da paure e rivestite di solitudine. Scava il più intimo segreto nel quale sono racchiuse le emozioni più intense, le paure che non danno spazio alla luce, la Yoshimoto riesce perfettamente a disegnare un mondo sfuggente, astratto che paradossalmente appare concreto, accompagnando il lettore in un abisso dell’anima. Terako, la protagonista del primo racconto – che dà il titolo al libro – è sicuramente la più affascinante, il lettore si perde in quelle descrizione fino al punto di percepirne i dettagli. La giovane donna trascorre le sue giornate in uno stato continuo di sonno profondo. Mentre dorme, riesce a distinguere, non sa come, solo il suono delle telefonate di Iwanaga, l’uomo che ama. Un uomo sposato, la cui moglie giace in coma in un letto d’ospedale a causa di un terribile incidente stradale. Con uno stile affascinante, a tratti onirico e travolgente,

Banana Yoshimoto, riesce a captare i tormenti dell’animo umano, delle sue protagoniste così diverse eppure unite da un filo che solo il lettore riesce a seguire, ne esplora l’anima, i tormenti, i traumi. La rassegnazione al dolore, la rinascita, l’eternità, argomenti che l’autrice è riuscita – fino a questa pubblicazione – ad affrontare magistralmente, per poi perdersi, purtroppo, nel target commerciale. Un romanzo affascinante e tutto al femminile, ricco di silenzi contemplativi, mutamenti d’animo ed esperienze singolari che mostrano un lato nuovo e misterioso della vita.
Una dimensione statica nella quale è impossibile avanzare, un “sonno profondo” metafora del tempo interiore che si ferma dinanzi alle atrocità della vita e ai disagi psicologici che inducono i personaggi a rimanere sospesi tra sogno e realtà. Banana Yoshimoto, non è certamente l’autrice che rappresenta pienamente la magia della letteratura giapponese, ma i suoi testi regalano una piacevole lettura che vi accompagnerà sicuramente giù, verso il vostro abisso interiore per regalarvi, alla fine, un barlume di speranza e poesia, “Ogni volta che guardavo il verde degli alberi illuminati dai lampioni, ricordavo il lieve luccichio di quella delicata melodia”.

K.M.

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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