di Katya Maugeri

«Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee».

coverLasciarsi catturare dalle riflessioni, sorridere come se l’autore fosse proprio dinanzi a te, è l’effetto disarmante di “Non avevo capito niente” romanzo di Diego De Silva, autore napoletano che all’interno di questo testo brillante affronta gli argomenti più disparati: i rapporti interpersonali, il ruolo di padre divorziato che cerca di mantenere e costruire un rapporto civile con i propri figli.

Il protagonista, Vincenzo Malinconico è un avvocato di insuccesso, uno dei tanti che faticano ad arrivare alla fine del mese, napoletano quarantenne ancora innamorato della moglie che lo ha lasciato e con cui si continua a incontrare clandestinamente, mentre cerca di affrontare le difficoltà del suo rapporto complesso con i figli. Lavora in uno studio insieme con altri colleghi che, come lui, faticano a riempire le giornate, uno studio, il loro, arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero membri della famiglia.

Malinconico appare agli occhi del lettore quasi come l’amico filosofo capace di affrontare la propria solitudine, le contraddizioni, i paradossi della sua condizione e della sua professione in maniera analizzandola da una prospettiva distaccata che gli permette di vederne l’essenza.

L’autore è stato in grado di affrontare un argomento come l’inadeguatezza umana con uno stile frizzante e soave senza sfiorare la banalità, attraverso un personaggio tragicomico rendendo le vicende che lo coinvolgono parte integrante del lettore stesso, che vive attraverso le sue battute e i suoi brillanti e buffi quesiti, le sue gioie e i suoi dolori, guai, situazioni imbarazzanti e momenti di estrema malinconia, stato d’animo che diventerà il punto di partenza per un viaggio all’interno del proprio io.

De Silva descrive uno spaccato della società italiana: parla di avvocati, di camorra, parla di divorzio e del rapporto difficile tra padri che vivono da soli e figli adolescenti che cercano di scoprire la loro nuova dimensione, racconta di persone comuni che improvvisamente si rendono conto di aver perso l’equilibrio, di aver smarrito la bussola, gente che si lascia, consapevolmente, trascinare dagli eventi.

Un romanzo che permette al lettore, di afferrare per mano questo bizzarro avvocato e lasciarsi travolgere pienamente i suoi voli pindarici, Vincenzo Malinconico vi farà ridere e riflettere, riuscirà a estrapolare tutti i dettagli della società in cui viviamo, in cui è difficile elaborare pensieri profondi e ancor più difficile è riuscire a farlo con una dose d’ironia che diventa il mezzo necessario per sopravvivere e non lasciarsi sopraffare dalla malinconia.

Vincenzo Malinconico si concede del tempo per conoscersi, per comprendere che le cose accadono senza poterne modificare gli effetti, non possiamo esercitare alcun controllo sugli eventi che coinvolgono la nostra routine e l’ironia è la compagna ideale per affrontare questa disarmante verità. Perché alla fine, nessuno di noi ha mai veramente capito niente!

«Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono piedi di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi».

in collaborazione con LetteratitudineNews

Katya Maugeri

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