di Katya Maugeri

«Il pesce è pesce quando sta nelle barca. E’ sbagliato gridare che l’hai preso quando ha solo abboccato e senti il suo peso ballare nella mano che regge la lenza. Il pesce è pesce solo quando è a bordo. Devi tirarlo all’aria dal fondo con presa dolce e regolare, svelta e senza strappi.
Altrimenti lo perdi».

Inizia così il romanzo “Tu, mio” di Erri De Luca, un pronome personale e un aggettivo possessivo per affascinare e catturare il lettore. È il racconto di un’estate al mare, ,di un ragazzo taciturno, magro, sensibile, un’estate caratterizzata dai suoi problemi, alle emozioni che si fanno particolari quando defluiscono da una storia ai limiti del fantastico, colorando il racconto con un arcobaleno di sensazioni gustose e molto delicate, emozioni contrastanti, quasi estranee, consapevole quindi, che esse lasceranno su di lui un segno eterno.  Nell’estate degli anni cinquanta,  l’arrivo di Caia, una ragazza più grande affascinante e misteriosa, condurrà il protagonista all’interno di vortice emozionale, verso cui il protagonista è attirato. La sua peculiare sensibilità adolescente lo renderà  l’unico a conoscere il dolore segreto di Caia, giungendo ad instaurare un rapporto complesso.Sono i  grandi sentimenti i reali protagonisti, quei sentimenti che preludono all’età adulta e che l’autore tratta con delicatezza. Leggeremo che anche un nome possiede una sua pronuncia magica – Caia, Haia, Haiele – utilizzata per essere ripetuta dalla bocca di un giovane innamorato; un libro che, inevitabilmente crea un legame tra il lettore e i protagonisti, avvertendone persino gli stati d’animo: la pazienza dei pescatori, la fatica di uomini che cavalcano il mare in burrasca consapevoli di  non  poter domare quell’immensità. download (1)Quel mare che li ospita. Il romanzo è raccontato in prima persona è sin dalle prime pagine sarà possibile percepirne il coinvolgimento che renderanno la lettura un vero e proprio viaggio! Vi ritroverete ad assaporare quell’amore adolescenziale incapace di esprimersi nella sua totalità per timore, sentirete l’odore della spensieratezza e il sapore dei dubbi adolescenziali. Protagonista silenziosa, ma costante  è la guerra. Siamo negli anni cinquanta e l’autore tenta  di raccontare la storia attraverso i diversi personaggi del libro (pescatore, zio, padre) offrendo una lettura legata ai singoli vissuti personali. E’ la storia che si tramanda con la voce di chi l’ha fatta, capace di sottrarsi ai meccanismi di istituzionalizzazione dei fatti rintracciabili nei libri. Al protagonista, però non bastano solo i racconti,  è pieno di domande e non riesce a comprendere perché la sua gente si è dovuta difendere dai tedeschi, perché ha combattuto e vinto una guerra di liberazione per poi diventare serva degli americani. Ed ecco che ritroviamo persone costrette a combattere guerre che non vogliono e di cui non comprendono il senso neppure quando le hanno vinte, e interessi politici ed economici in rappresentati dalle istituzioni.
Erri De Luca, con il suo modo originale di raccontare il particolare, il dettaglio, privo di banalità e ricco di sfumature accattivanti riesce a mettere in luce le complicate frustrazioni seguite da forti emozioni che animano gli esseri umani. La ricerca attenta dei termini, l’attenzione che pone nell’affiancare le parole, nel disporle come fossero seta, soffici a tal punto da percepirne la freschezza, un  romanzo attraversato da una sensibilità che sfiora il lettore, un’opera indiscutibilmente raffinata che vi lascerà addosso il profumo di salsedine. Questo, è Erri De Luca.

«Ero un ragazzo di città, ma d’estate m’inselvatichivo. Scalzo, la pelle dei piedi indurita come le carrube mangiate sull’albero, lavato all’acqua di mare, salato come aringa, un pantalone di tela blu, odore di pesce addosso, qualche squama in giro nei capelli, andatura a passi corti, da barca».

Katya Maugeri

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