A vent’anni dal terribile schianto di Imola lo struggente ricordo di un campione diventato leggenda

di Salvo Reitano

Sembra ieri, eppure sono passati vent’anni. Siamo al 7° giro del GP di San Marino del 1 maggio 1994, circuito di Imola, ore 14,17. Ayrton Senna è in testa alla gara, imbocca la curva del Tamburello a 240 km/h quando il piantone del volante della sua Williams FW16 cede di schianto e perde il controllo della macchina. L’impatto contro il muro, violentissimo, è inevitabile.

Così mentre gli italiani si godono la gita fuori porta, si sparge la voce che Senna sta morendo sul circuito di Imola. E allora succede una cosa tipica dell’era televisiva, destinata, purtroppo, a ripetersi: la celebrazione della morte in diretta e del suo fascino travolgente.

I telefonini multimediali non esistono ancora, figuriamoci i tablet, niente twitter e facebook, eppure il 64 per cento dei televisori si sintonizza su quelle immagini. Dieci milioni di italiani lasciano prati e barbecue per seguire l’evolversi della cronaca. A distanza di anni nessuno ricorda un ascolto con queste cifre alle prime ore del pomeriggio da quando esiste la televisione.

Durante le prove libere del venerdì, la Jordan di Rubens Barrichello prese il volo ribaltandosi più volte. Sabato, durante le qualifiche, il pilota austriaco Ratzenberger perse la vita schiantandosi con la sua Simtec a oltre 300 km/h. Senna rinunciò alle prove, ma la domenica scese in pista perchè diceva “Correre è il mio mestiere”. E Ayrton non aveva paura di correre.
Ci sono le immagini struggenti che lo riprendono prima della partenza di quel tragico GP, particolarmente pensieroso. Quel giorno fece un gesto che mai aveva fatto sulla griglia di partenza, quello di togliersi il casco, quasi ad assaporare per l’ultima volta i colori e gli odori della vita. Chissà quali sentimenti attraversarono l’anima di Senna in quel sabato notte alla suite 200 in un albergo di Castel S. Pietro. Dicono che il giorno successivo trovarono fra le sue cose una Bibbia, che amava portare sempre con se, aperta su una pagina: “Domani Dio ti farà il regalo più grande, Dio stesso”.

Ayrton Senna 1

Sicuro per Ayrton fu una notte insonne dopo la morte di Ratzenberger ma domenica mattina, primo maggio comincia un’altra giornata di gara. Non era una giornata come le altre, aveva qualcosa di speciale e terribile in sé. Ayrton lo aveva capito e i suoi gesti inusuali, la sua tristezza, lui che prima della partenza scaricava la tensione con la giovialità, quel giorno non era gioviale e la sua espressione non era la solita. E’ come se sapesse che stava per succedere qualche cosa. Nessuno pensava in quel momento che sarebbe stata l’ultima volta che avremmo visto vivo l’uomo e il campione e che da quel momento ogni istante, di quella terribile giornata, sarebbe diventato un pezzo di storia da rivivere e raccontare.
Una volta disse: “Le cose ti riportano alla realtà di quanto tu sia fragile; ad un certo momento tu stai facendo qualcosa che nessun altro è capace di fare. In quello stesso momento sei visto come il migliore, il più veloce, ma sei enormemente fragile, perché in un piccolo secondo, è tutto finito.”
Questo senso del limite in qualche modo lo colmava con la fede in Dio. Mai nascosta, né ostentata. Per questo Alain Prost, l’eterno rivale, lo bollò in modo cinico: “Ayrton pensa di non poter morire perché crede in Dio”.
La pietà per l’uomo e lo sportivo che se ne va in quel modo è immensa, lasciando nell’incredulità chi lo amava e forse pensava fosse invincibile e invulnerabile. Per questo ogni occasione è buona per ricordarlo sfruttando le sue parole e suoi gesti che per un istante ci restituiscono la forza e la bellezza intatta della vita.
Per tutti, è largamente riconosciuto, Ayrton Senna è stato uno dei più grandi piloti di Formula 1, forse il più grande. Aveva tutto per farsi voler bene e per scatenare la passione dei tifosi. Una classe immensa che, fin dagli esordi del 1984 su Toleman-Hart, diede grandi risultati. Dopo la Toleman alcuni anni alla Lotus, su quella memorabile macchina nera e poi alla McLaren dove vinse tutto quello che si poteva vincere e infine, nell’ultimo tragico anno, la Williams.

Alla fine ha collezionato tre titoli mondiali, su 161 GP disputati, 65 pole position e 41 vittorie.

Numeri, sono solo numeri, perché quando si parla di Ayrton Senna i numeri non bastano mai. Erano le sensazioni e le emozioni che trasmettevano il suo talento e la sua complessa personalità a fare la differenza.

Aggressivo, controverso, freddo, vendicativo e fortemente razionale in gara, nella vita era un uomo passionale, carismatico, affascinante e anche mistico. In una parola: mitico.

Eppure era vendicativo e astioso, come quando provoca spietatamente l’incidente del GP del Giappone a Suzuka con il suo nemico storico Alain Prost un anno dopo aver perso il titolo mondiale sulla stessa pista dove era stato beffato dal cinismo del francese e dai poteri forti della F1.

“Uno sportivo che dedica la sua vita alla sua passione e mette la sua mente sotto stress, sotto difficoltà , sotto pericolo dedicandosi totalmente a questo, ha solo un obiettivo raggiungere il gradino più alto del podio. Essere privati di questo è la cosa più disgustosa che si può subire. Però questo riflette la situazione politica che abbiamo in Formula 1. E’ una manipolazione politica che esiste, purtroppo”.

Questo era Ayrton, come nel marzo del 91 quando per la prima volta vinse il GP di casa a Interlagos.

Ayrton Senna 3Un giorno di gioia e dolore. Soffriva e urlava per le cinture troppo strette e per aver offerto al suo pubblico la soddisfazione di una vittoria verde-oro.

Quante parole abbiamo sentito pronunciare da Senna in quegli anni, prima della sua tragica fine. Di delusione, di rabbia di gioia. Ma anche di dolcezza come per Massimo, un ragazzo cranio leso che andava a trovare e che uscito dal coma grazie a questa registrazione che riportiamo fedele all’originale: “Ciao Massimo, qui è Ayrton Senna, il pilota di F1 che mi sembra sei un grande tifoso. Ti posso dire forza, cerca di alzarti, di svegliarti e venire a guardare qui a Imola sia le prove sia la gara. Insomma, tutti qui ti aspettano e ti vogliono molto bene e diciamo tutti, cerca di alzarti. Forza con la mentalità positiva e ti aspettiamo. Ciao ti saluto”.

Ora si sa quello che Ayrton faceva fuori dalla pista e cosa voleva si facesse per i bambini brasiliani. La fondazione da lui voluta si occupa di questo.

“Ayrton aveva un sogno, dare ai bambini poveri una possibilità. Ne parlavamo spesso, quando vedevamo la realtà brasiliana nelle strade delle nostre città” dice la sorella Viviane. E quel sogno si è cominciato a realizzare dopo la morte di Ayrton.
La Fondazione Senna si occupa proprio di questo: dare una possibilità ai bambini bisognosi: “Quando abbiamo cominciato nel 1995, a un anno dalla scomparsa di Ayrton – continua Vivine – il nostro programma di assistenza contava 20 mila bambini. Abbiamo avuto una crescita costante, incredibile, fino al punto che siamo in grado di seguire 270 mila bambini, in tutto il Brasile, con la certezza che a fine 97 erano 300 mila. Oggi abbiamo superato il mezzo milione di assistiti”.
Numeri impressionanti, che però fanno capire come il ricordo di Ayrton Senna sia ancora la molla più forte per proseguire l’opera dello scomparso pilota brasiliano.

Tomba dove riposa Ayrton Senna
Se vi capita di andare in Brasile andate a S. Paolo, cimitero di Morumbì, vicinissimo allo stadio dove gioca la squadra paulista, la sua tomba è la numero 11. Ci sono fiori, le bandiere verde-oro e c’è una lapide dove in portoghese sta scritto: “Nulla mi può separare dall’amore di Dio”, a testimonianza di un uomo che non aveva paura di correre, ma nemmeno di credere. E’ quello che resta del più grande dei grandi piloti della storia della F1 e mi viene in mente una canzone brasiliana di Milton Nascimento: “Nada sarà como antes”. Nulla sarà come prima.

Salvo Reitano

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