PALERMO – Deflagra il caso sulle firme false nelle liste del M5s a Palermo. Sarebbero otto gli indagati tra parlamentari e attivisti: l’accusa è quella di falso, ovvero di violazione del testo unico 570 del 1960, per la vicenda delle sottoscrizioni fasulle a sostegno della lista presentata nel 2012 alle elezioni comunali di Palermo. Sulla vicenda sta indagando un pool coordinato dal procuratore Dino Petralia e dal pm Claudia Ferrari collaborati dalla Digos.

Decisive sono state le dichiarazioni dei tre testimoni poi divenuti indagati – tra cui la deputata regionale Claudia La Rocca –, e due attivisti, che avrebbero fatto delle ammissioni, unitamente alla testimonianza del superteste Vincenzo Pintagro e al disconoscimento delle firme da parte di alcuni di coloro che avevano sottoscritto la lista.

Appena diffusasi la notizia, Beppe Grillo sul suo blog ha invitato a dimettersi chiunque fosse coinvolto nell’inchiesta: “Chiediamo a tutti coloro che sono coinvolti nell’inchiesta di Palermo di sospendersi immediatamente non appena verranno a conoscenza dell’indagine nei loro confronti a tutela dell’immagine del Movimento e di tutti i suoi iscritti. L’avvenuta sospensione deve essere comunicata attraverso una mail all’indirizzo listeciviche@movimento5stelle.it”, così ha scritto il guru genovese.

La prima ad accogliere l’invito del leader del M5s è stata la deputata regionale Claudia La Rocca, che è stata anche la prima a collaborare con la Procura di Palermo.

Il caso è scoppiato grazie a un’inchiesta giornalistica delle Iene risalente agli inizi dell’ottobre scorso. Le Iene aveva ricevuto una segnalazione anonima che denunciava presunte irregolarità commesse nella raccolta delle firme per le elezioni del sindaco di Palermo alle amministrative del 2012, in cui il Movimento 5 Stelle aveva candidato Riccardo Nuti.

Vincenzo Adalberto


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