CATANIA − Sarà una mobilitazione massiccia quella che porterà il mondo della scuola in piazza il 5 maggio. Cgil, Cisl, Uil Snals e Gilda hanno indetto uno sciopero generale per protestare contro la riforma de “La buona scuola” di Renzi, ritenuta un insieme di misure insufficienti per risolvere il problema del precariato e di retribuzione di insegnanti e operatori scolastici. Nel mirino dei manifestanti anche l’eccessivo potere attribuito ai presidi e, soprattutto, la possibilità per questi di reclutare per ‘chiamata diretta’ i professori. Accanto ai sindacati e agli insegnati manifesteranno anche gli studenti.

In tutto, sono sei le manifestazioni che si svolgeranno in contemporanea a Catania, Palermo, Roma, Milano, Cagliari e Bari. A Catania, dove dovrebbero radunarsi almeno sei mila manifestanti, il corteo partirà alle 9 da piazza Europa, attraverserà Corso Italia e si fermerà a piazza Roma. Il comandante della Polizia Municipale di Catania Pietro Belfiore, ha invitato, su sollecitazione della Questura, i cittadini catanesi a non recarsi, se possibile, nella giornata di domani nelle zone della manifestazione e in particolare in centro invitando comunque, eventualmente, a utilizzare mezzi diversi dall’auto privata e comunque percorsi alternativi. Si prevede che il corteo bloccherà per diverse ore il traffico lungo il percorso e le vie limitrofe, compresa la via Etnea. Per quanto le strade saranno presidiate dalle pattuglie della Polizia municipale si prevedono disagi alla circolazione che potrebbero coinvolgere anche i mezzi pubblici di superficie.

Intanto, il segretario generale della Cgil di Catania, Giacomo Rota ha dichiarato: “Anche la Cgil di Catania domani scenderà in piazza per sostenere lo sciopero di docenti e operatori scolastici contro la cosiddetta ‘buona scuola’ di Renzi, organizzato dalla FLC Cgil e da altre sigle di categoria. Siamo davvero convinti che l’unione faccia la vera scuola e che dalla nostra città afflitta dalla criminalità minorile e da un deficit di strutture culturali, debba partire un segnale diretto al Governo nazionale. Il DDL scuola va cambiato e la Cgil tutta intera lavorerà affinché questo avvenga”. La Cgil ha anche fatto sapere che i 53 lavoratori della coop Sims saranno presenti al corteo di Catania con un proprio striscione “per sostenere la battaglia della scuola e dei lavoratori del pubblico che sono sempre più sotto attacco”. I lavoratori continuano la loro protesta contro l’Asp e contro l’assegnazione dell’appalto relativo ai loro servizi ad una cooperativa che ha vinto con un ribasso del 30%.

Il mondo della scuola quindi non scenderà il piazza da solo. A testimoniarlo, non solo la partecipazione dei lavoratori della coop Sims ma anche l’adesione di altre categorie di lavoratori, tra cui anche i metalmeccanici. Due componenti RSU (rappresentanze sindacali unitarie), Luca Cangemi (RSU Liceo Lombardo Radice) e Iole D’Agostino (RSU ST), eletti uno in una scuola, l’altra in un grande stabilimento metalmeccanico hanno voluto esprimere, con una lettera aperta, le ragioni di questa ‘alleanza’ e le motivazioni per cui ritengono sia importante dissentire dalla riforma ministeriale: “Il 5 maggio i lavoratori e le lavoratrici della scuola scendono in sciopero, un grande sciopero unitario che svuoterà gli istituti di ogni ordine e grado e riempirà le piazze non solo d’insegnanti e personale tecnico e amministrativo ma anche di studenti, di cittadini e cittadine.
Il più grande sindacato industriale del paese, la FIOM, parteciperà alle manifestazioni. La lotta che chi vive e studia nella scuola pubblica è una lotta di tutte e di tutti, è la stessa lotta che i metalmeccanici e le metalmeccaniche conducono contro il modello Marchionne, è la stessa lotta che bisogna continuare contro una politica del governo che taglia il lavoro e i diritti e concentra potere e risorse in poche mani.
Il forte appoggio che la Confindustria ha garantito a tutte le scelte contro la scuola pubblica, dalla controriforma Gelmini, a oggi dimostra il carattere generale, sotto il profilo sociale e politico, della lotta in corso.
Asservendo e svuotando la scuola pubblica, le classi dirigenti di questo paese si prefiggono l’obiettivo di colpire un’istanza democratica essenziale, di impedire la trasmissione alle giovani generazioni degli strumenti per comprendere criticamente la società, e al contempo vogliono garantirsi istituzioni formative completamente funzionali agli interessi di un sistema delle imprese che rincorre solo la competitività di prezzo.
Una scuola pubblica, democratica, dotata delle risorse necessarie per svolgere le sue funzioni è invece essenziale per una società più libera e più giusta ed anche rinnovare e qualificare l’apparato produttivo del paese. Per questo è necessario suscitare nella lotta contro il disegno di legge di Renzi sulla scuola, così come contro il “Jobs Act”, una mobilitazione che coinvolga tutto il mondo del lavoro e tutti i cittadini e le cittadine che non vogliono rassegnarsi a un paese dominato dall’arbitrio e dalla discriminazione”.

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