Momenti di tensione a Milano, Torino e Roma. Uniti contro il governo Renzi e la sua politica per il lavoro

di Nicoletta Castiglione

Sono state ben 54 le manifestazioni in tutta l’Italia, da Nord a Sud, per lo sciopero generale dei lavoratori indetto dai sindacati Cgil e Uil in segno di forte dissenso verso il governo Renzi sulla politica per il lavoro e la politica economica. In particolare contro il Jobs Act, già approvato in Parlamento e contro la legge di Stabilità. I sindacati hanno chiesto alla maggioranza di fare un passo indietro rispetto a scelte definite «inefficaci» e «sbagliate».
L’agitazione sindacale contro il Governo , è stata accolta dagli italiani con grande partecipazione, ma nonostante le rassicurazioni delle parti sociali, che avevano garantito iniziative di matrice esclusivamente pacifica, non sono mancati momenti di tensione tra polizia e manifestanti.
A Torino alcuni dimostranti, che si erano staccati dal corteo dei sindacati Cgil e Uil, hanno tentato di proseguire lungo il corso Regina Margherita forzando il blocco delle forze dell’ordine, che a loro volta hanno risposto con una carica di alleggerimento. Alcuni manifestanti sono stati fermati.

Momenti di tensione a Milano

Momenti di tensione a Milano

A Milano, polizia e carabinieri in tenuta antisommossa sono dovute intervenire per difendere la sede della Regione Lombardia dall’assedio di antagonisti e studenti che, travestiti da Babbo Natale, hanno cercato di entrare nell’edificio. Avrebbero voluto consegnare al governatore Roberto Maroni alcuni pacchi dono simbolici.
A Roma, al grido «blocchiamo la città», con partenza da Porta Pia, si è svolto un corteo dei movimenti per la casa. «Occupare non è reato. Ribaltiamo il piano casa di Lupi», era il messaggio sullo striscione che apriva il corteo. «Rendiamo veramente generale lo sciopero – ripetevano al megafono i manifestanti – con blocchi spontanei per tutta la città”.
Parlando dello sciopero generale di oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha invitato al «rispetto reciproco delle prerogative di ciascuno». «È bene – ha detto il capo dello Stato – che ci sia rispetto reciproco delle prerogative di ciascuno e non si vada a una esasperazione come quella di cui oggi abbiamo il segno. Non fa bene al Paese».
Il leader della Cgil Susanna Camusso, stamattina in corteo a Torino, ha affermato che «i primi dati sono positivi». Più tardi: «L’emergenza che ha questo Paese si chiama lavoro, bisogna fare politiche perché il lavoro ci sia. Il lavoro, non può essere senza diritti e senza professionalità. Il messaggio per cambiare il Paese è proprio quello di un Paese che investe sul lavoro e sulla sua qualità». Alla politica: «È una scelta del governo se continuare a provare a innescare il conflitto oppure discutere. Deve essere chiaro che noi non ci fermiamo. Non si cambia un Paese se non lo si fa con i lavoratori. Altrimenti succede che ci si trova in brutta compagnia come quelle che emergono dalle cronache».
Secondo il sindacato le adesioni sarebbero al 70%.Il leader della Uil Carmelo Barbagallo, in piazza a Roma, intanto ha dichiarato: «Oggi fermiamo l’Italia per farla ripartire». E poi: «Tutti i dati dicono che il Paese sta andando giù. Vogliamo fermare la caduta e farlo ripartire dal punto di vista economico e del lavoro». E sulla riforma del lavoro: «Mi aspetto che questo governo quando parla di riforme del lavoro ne parli con i corpi intermedi, con i sindacati».

Manifestanti in corteo

Manifestanti in corteo

“Invidio chi passa il tempo a organizzare gli scioperi, a inventarsi motivi per scioperare, non parlo dei lavoratori ma dei sindacalisti, ci sono stati più scioperi in queste settimane che contro gli altri governi. Io non mi occupo di organizzare scioperi ma di creare lavoro”. Così il premier Matteo Renzi, ha commentato la decisione di Cgil e Uil di indire lo sciopero generale per il 12 dicembre. “Negli ultimi mesi abbiamo recuperati 160.000 posti di lavoro, anche se ancora non basta perché ne è stato perso un milione. Io ho profondo rispetto per chi sciopera, lo sciopero è un diritto costituzionale garantito, ma il governo in questo momento sta cercando di rimettere in piedi il Paese”.
A Palermo i dipendenti delle aziende in crisi hanno sfilato in corteo nelle strade del capoluogo siciliano. Palermo va incontro al suo settimo anno di crisi rischiando la “desertificazione” totale, in una situazione drammatica, con un elenco di centinaia di aziende i cui dipendenti si trovano in preavviso di licenziamento, in cassa integrazione in deroga, in mobilità, in solidarietà, con gli ammortizzatori sociali in scadenza. Ci sono quasi 3 mila dei 5.600 dipendenti palermitani dei call center a rischio licenziamento dal 2015, i 760 dipendenti Fiat che sperano a gennaio nel passaggio alla Grifa, altri 500 del’indotto Fiat senza lavoro dal nuovo anno, mille licenziati nella formazione professionale nei 24 enti palermitani e altri 1.674 a rischio. Ad aver ieri appreso che passeranno il Natale senza stipendi e tredicesima, e col posto di lavoro in forse, sono i 76 dipendenti di Sviluppo Italia Sicilia, società a partecipazione regionale, reduci da due giornate di sciopero”. Lo scrive la Cgil in una nota.
Ll grido di protesta, forte e perentorio, si è levato stamani anche dal capolugo etneo con un lungo corteo partito da Piazza Roma. Nel corso del suo intervento di chiusura in Piazza Manganelli, il segretario provinciale Uil Fortunato Parisi, ha sottolineato l’urgenza d’interventi mirati e concreti affinchè lo stato non rimango solo un terrificante esattore delle tasse. “Nella legge di Stabilità il governo Renzi ha ridotto persino il Fondo per le Non Autosufficienze, mentre lievitano nel bilancio preventivo dello Stato le spese per la Presidenza del Consiglio e per il pagamento degli uffici dei collaboratori dei ministri. Intanto, i tagli alla spesa sociale sono una pratica quotidiana nelle nostre comunità. In questi mesi di confronto con i sindaci nella nostra provincia abbiamo constatato la crescente difficoltà dei Comuni nell’assicurare qualità e quantità di servizi essenziali ai cittadini: l’assistenza domiciliare, agli anziani, ai disabili, ai malati psichici, ma anche le politiche per la casa, l’integrazione e l’inclusione sociale.” “Pretendiamo lavoro dignitoso e infrastrutture per la ripresa economica” gli fa eco Giacomo Rota, segretario Cgil, ribadendo la necessità di cambiare le sorti di quella che sembra ormai esser diventata per eccellenza la terra degli annunci e delle incompiute.
“Oggi abbiamo messo in piazza tutte le ragioni dello sciopero – hanno sottolineato i segretari generali di Cgil e Uil Messina, Lillo Oceano e Carmelo Catania – siamo di fronte a provvedimenti del Governo che cancellano diritti e un futuro di stabilità occupazionale, che andranno ad impoverire territori, come quello messinese, già particolarmente compromessi sul piano del lavoro e sul piano sociale. Nell’attivo provinciale è stato lanciato un nuovo allarme sull’emergenza lavoro nel territorio messinese che si aggrava e che coinvolge tutti i settori. “Il Governo con la Legge di stabilità ha anche tagliato di 3,5 miliardi i Fondi Pac destinati al Mezzogiorno, un ulteriore disastro per l’economia dei nostri territori”, ha evidenziato il segretario Cgil, Oceano.

N.C.

 

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