Ci lasciati per sempre Mimmo Ligresti, ordinario di storia moderna all’università di Catania e illustre storico di cose siciliane, della scuola di Giuseppe Giarrizzo. Il solito “male incurabile” lo ha stroncato stanotte, privando la comunità degli studiosi catanesi non solo di uno studioso di primo piano, ma anche di un amico e collega tra i più validi e affettuosi. Abbiamo domandato a Pippo Vecchio, che lo ebbe per amico e collega nella stessa facoltà, un suo ricordo.

La Redazione di SJ

 

Non voglio fare un necrologio accademico e, tanto meno, una ricostruzione del suo contributo scientifico: l’uno e l’altra spettano a persone certamente più competenti di me. Desidero solo ricordare un carissimo amico al quale sono stato vicino, apprendendo e condividendo conoscenze e opinioni, discutendo e dissentendo, scherzando e soffrendo per le vicende della vita, sin dalla nostra adolescenza.

Mimmo era sei anni più anziano di me, già universitario quando io ero al liceo, mi insegnava i primi rudimenti di storia, mi prestava libri affascinanti, non solo di storia, ma anche di fantascienza. Possedeva l’intera collezione di ‘Urania’ e leggeva avidamente ‘Linus’ alla fine degli anni Sessanta.

Ironicamente, si riconosceva nella figura di ‘B.C.’ (Befor Christ), l’omino preistorico che presentava tutti i tic e le manie dell’uomo contemporaneo (ridevamo molto sulle vignette di ‘B.C.’ che invitava a ‘pagare un cent. per vedere l’uomo più intelligente del mondo’ o su quelle sulla ‘psichiatria’). Un attendente del Padre (Ufficiale della Marina Militare) aveva realizzato una testa di Mimmo in creta: aveva colto il particolare di un paio di straordinarie, adolescenziali orecchie a sventola che costituivano oggetto dei nostri scherzi.

Sempre alla ricerca delle ragioni della vita e della storia, nonostante il carattere apparentemente sornione, come quello dei gattoni persiani della zia con la quale era cresciuto, giocava a pallacanestro e frequentava la FUCI.

Una domenica d’inverno del 1969, all’uscita della Messa, a Riposto, trovai Mimmo in attesa del mitico autobus di ZeT che portava a Catania, con un tascapane a tracolla. Avendogli chiesto per quale gita si stesse preparando, mi rispose con orgoglio che si avviava ad ‘occupare’ l’Università.

Da lì un percorso travagliato: ‘Servire il popolo’, ‘Partito comunista m-l’, poi la Sezione universitaria del PCI, la CGIL Università, il PSI. Alla fine, deluso, un sereno distacco da tutto e da tutti durato molti anni e segnato dalla parte più intensa e scientificamente fruttuosa della Sua vita, che gli avrebbe consentito di diventare Ordinario di Storia moderna a Scienze politiche e Direttore del Dipartimento di Studi politici. Lo studio delle Corti principesche siciliane del Cinquecento, delle fortificazioni dell’Isola, del sistema difensivo e, infine, il Manuale di Storia moderna e le riflessioni sulle scienze siciliane del XVIII sec. Discutevamo spesso di quei temi. In verità, per me, si trattava sempre e solo di una prosecuzione delle ‘lezioni’ che  Mimmo mi impartiva sin dagli anni Sessanta, nutrendo le mie curiosità e affascinandomi con il Suo stile.

A maggio, improvvisa, la malattia, l’operazione, la prognosi infausta. Negli ultimi giorni aveva affrontato con serenità la scelta della ‘terapia del dolore’. Ci eravamo sentiti prima dell’ultimo ricovero e mi aveva colpito il tono disteso e fiducioso della voce.

Ora Mimmo non è più disponibile per lunghe chiacchierate, dovrò accontentarmi di tornare a studiare i Suoi libri per ritrovarlo con tutta la Sua saggezza e la Sua cultura non ostentate, ma profonde e sofferte.

Da sempre, passando per via Gramsci a Riposto, ho ricordato i pomeriggi trascorsi insieme, gli incredibili tentativi di posteggiare per la prima volta la Citroen 2cv appena acquistata, la mamma di Mimmo a cui era profondamente legato e della quale (quasi novantenne) aveva pubblicato un delicato libro di memorie.

Adesso c’è una ragione in più per farlo.

Un caro saluto a Mimmo.

A proposito dell'autore

Ordinario di Diritto privato all'università di Catania

Giuseppe Vecchio (Giarre, 1952), è ordinario di Diritto privato, è stato Preside, Direttore di Dipartimento, responsabile del Centro Orientamento e Formazione dell' Università di Catania, Consigliere al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la R S, Consigliere nazionale Cri. È Cavaliere di Gran Croce dell' Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Attualmente dedica la propria attività di ricerca ai 'diritti sociali'.

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