Lettera di un marito di un’insegnante al presidente della Regione Rosario Crocetta

Egregio Presidente Crocetta,

sono marito di una insegnante siciliana, precaria della scuola da quasi 30 anni, appena immessa in ruolo, ma coinvolta nell’esodo forzato dovuto alle conseguenze dei criteri della legge 107. Marito, sì, perché queste manovre toccheranno le famiglie siciliane più di quanto si possa immaginare. Nella nostra regione infatti, alcuni effetti della cosiddetta “buona scuola” rischiano di tradursi paradossalmente in disagio sociale e impoverimento economico e culturale.

A dispetto dei numeri evidenziati e difesi in queste ore da chi ha concepito la legge nazionale, che continua a minimizzarne l’impatto, l’operazione di mobilità straordinaria, che assume sempre più consistenza nelle ultime ore, costringerebbe oltre 7.000 insegnanti siciliani ad una emigrazione forzata, non frutto di una libera scelta, ma di una condizione obbligatoria per l’immissione in ruolo.

Coloro che ne verranno maggiormente penalizzati sono i precari storici, presenti nelle GaE sin dal 2000, con pregressa storia di insegnamento, come mia moglie che insegna in condizioni di discontinuità da quasi 30 anni. Coloro che avrebbero dovuto avere maggiori garanzie, diritto di stabilità e priorità, oggi vengono calpestati.

In ragione della non equa articolazione in fasi, vengono superati, come mai avvenuto, dal 100% degli idonei del concorso 2012 (non dimentichiamo che anche gli inseriti nella GaE sono erano idonei in altri concorsi già dal 2000 perché era condizione indispensabile per l’inserimento in GAE), e dal 100% dei richiedenti trasferimento (non al 30% come è sempre stato in passato).

Si tratta di insegnanti che hanno sostenuto la nostra scuola negli ultimi 20 anni, sottoponendo le proprie famiglie ad enormi sacrifici, che hanno avuto più di una occasione di entrare in ruolo fuori regione, ma che hanno scelto consapevolmente di rimanere in Sicilia, seppur da precari, per investire nella terra in cui sono nati e per insegnare ai figli della Sicilia.

Oggi si vedono estirpati ai loro affetti, alle loro famiglie, alle loro case, alla loro radici. Sono in buona parte donne, madri o addirittura nonne, in età compresa tra i 40 ed i 60 anni, con figli a carico, in molti casi un marito disoccupato e un mutuo da pagare, e l’impatto del loro trasferimento graverà sensibilmente su un bilancio familiare già al limite, perché dovranno necessariamente autosostenersi lontano da casa.

Considerando un nucleo familiare costituito mediamente da 3-4 persone a cui vorrei aggiungere almeno un genitore anziano, circa 40.000 siciliani soffriranno dalle prossime ore, sia sul piano economico che su quello logistico organizzativo nella quotidianità e, considerate le premesse, le condizioni della nostra scuola ed i numeri, avranno scarsissime possibilità di rientrare.

Egregio Presidente le chiediamo di fermare lo scempio dei prossimi giorni, di imporsi autorevolmente contro azioni che, oltre che a calpestare i diritti di molti siciliani, rischiano di impoverire ulteriormente, economicamente, socialmente e culturalmente la nostra terra, di far valere, se il caso, la nostra autonomia.

Presidente Crocetta, le chiediamo di mettere in campo tutte le azioni a tutela dei suoi cittadini, per scongiurare un esodo di tali proporzioni.

Ci sentiamo di suggerire misure come l’organico di fatto in assegnazione provvisoria e il coinvolgimento nel sostegno di tutti gli insegnanti, anche se in subordine a chi in possesso del titolo; la diminuzione del numero di allievi per classe, oggi classi pollaio; l’aumento dell’orario di lavoro con l’introduzione del tempo pieno, analogamente a come avviene nel resto d’Italia; l’avvio di laboratori interdisciplinari di potenziamento.

Siamo certi che ogni iniziativa vorrà mettere in campo in tal senso, anche con decreti d’urgenza, troverà il consenso di tutti. Confidiamo nel suo impegno e nel suo sostengo.

Massimo Bello

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