di Alberto Molino

Se, dopo due anni dal loro debutto, le reti mobili di quarta generazione, dette 4G o LTE (Long Term Evolution), in Italia stentano ancora a decollare, in molti altri Stati, in particolare in Cina e in Corea del Sud, si parla già di 5G. La nuova rete di connessione dati, secondo i primi esperimenti condotti da Samsung, LG e SK Telecom, dovrebbe essere cinquanta volte più veloce della precedente e permettere lo scaricamento di un file da 800 MB in circa un secondo, quando invece con una rete 4G ne occorrono 43, mentre con una 3G (la più diffusa e supportata in Italia a partire dal 2001) servono, in media e a seconda della zona di ricezione, 4 ore e 44 minuti.

laptop_lightningUn balzo in avanti davvero notevole, quasi fantascientifico, se si considera che con una stabilità e velocità tale sarebbe immaginabile utilizzare Internet per ambiti rivoluzionari come la telemedicina, la gestione del traffico e del meteo in tempo reale, il controllo del territorio e la teleassistenza. Affinché tutto questo si realizzi, cambierà l’evoluzione dello standard tecnologico: se fino alla connessione 4G i nostri cellulari e i tablet si collegano a potenti macrocelle, cioè vaste aree di connessione, spesso con buchi nel segnale, coperte da potenti antenne, a partire dal 2020 la norma diverrà la presenza di microcelle, ovvero antenne molto più piccole e meglio localizzate all’interno delle infrastrutture. Scontato dire che senza l’avvento della velocità 5G sarà pressoché impossibile sfruttare il nuovo parametro video Ultra HD o 4K in mobilità, nonostante alcuni smartphone, come il Samsung Galaxy S5, al livello visivo e di registrazione lo supportino già. In un’epoca che idolatra la rapidità, sarà poi compito degli apparati statali, e non solo delle aziende private, investire risorse economiche per l’ammodernamento frequente e continuo delle installazioni necessarie per una diffusione capillare di un’elevata possibilità di connessione su tutto il territorio nazionale, impresa che per la rete 4G sembra sia stata realizzata in parte.

Alberto Molino

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