di Anna Rita Fontana

Promosso dalla Scuola Superiore dell’Università di Catania si è svolto a Villa San Saverio un interessante seminario dal titolo “Islam, Isis e Occidente: la religione è legge?”. Relatori mons. Gaetano Zito, Vicario episcopale per la Cultura e rettore di San Nicola L’Arena, il giornalista Domenico Quirico, caposervizio esteri per La Stampa e Abdelhafid Khait, presidente della comunità islamica di Sicilia, moderatrice  la prof.ssa Pinella Di Gregorio, del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali. Ha introdotto i lavori Francesco Priolo , Presidente della Scuola Superiore di Catania per la formazione di eccellenza, puntando i riflettori su un tema scottante in una terra di frontiera come la nostra, dove ogni giorno si assiste alla tragedia quotidiana di tanti immigrati, come “il primissimo sbarco di clandestini a Portopalo che ho vissuto personalmente”, ha affermato Priolo. Un argomento ancora più attuale dopo le atrocità di Parigi e Bruxelles dei mesi scorsi, che ha portato alla ribalta nuovamente il rapporto tra Europa e mondo arabo, tra Occidente, Oriente e Islam, su cui ha focalizzato l’attenzione la Di Gregorio.VILLA SAN SAVERIO

Non si tratta di uno scontro politico, come afferma la studiosa in qualità di storica contemporanea, ma di un groviglio di incomprensioni retaggio della prima guerra mondiale, dalle quali sono scaturiti tentativi di egemonia e dominio dello stato arabo sull’occidente europeo. Adesso, l’arrivo di un movimento paraterroristico come l’Isis, nel richiamo della docente, vuole distruggere i confini tracciati dagli stati occidentali con l’assetto politico istituzionale delle potenze europee, rifacendo il Califfato che perde quindi l’aspetto storico sull’esempio di quello ottomano e diviene universalistico, escatologico: in virtù di questo si persegue la redenzione personale attraverso il martirio, usando la radicalizzazione islamica come risposta a una mancanza di integrazione, a una situazione di disagio.

Sulla piaga dell’angosciante perdita di vite umane ha posto l’accento Domenico Quirico, che da inviato di guerra (precisando “il mio mestiere non è fare l’ex ostaggio”), sequestrato quattro volte da formazioni ribelli, guerrigliere e fanatiche, ha tracciato il pesantissimo bilancio della guerra civile siriana, con ben 350mila morti, “unico vero soggetto di racconto del nostro tempo” in questa “metastasi del califfato col progetto di rovesciare la storia” attraverso documenti di propaganda per attirare militanti, combattenti e gente disposta a morire. Si muore prima dei trent’anni tra le file degli jihadisti, come afferma Quirico, colpito da due aspetti fondamentali del giovane terrorista allenato all’uso del Kalashnikov: l’indifferenza alla morte e l’assenza di una biografia personale, ovvero di un passato che viene “scalpellato”, eliminato con tutto quel bagaglio di emozioni uniche, dai quindici ai venticinque anni.

domenico quirico Nell’addestrarli si cancella qualsiasi concetto di rimorso, quale mediazione obbligatoria tra una nostra azione e le possibili conseguenze, instillando la consapevolezza che tanto più cruenta è l’azione, tanto più è necessaria. Il giornalista ha rimarcato l’obiettivo jihadista di costruire uno stato totalitario, analogo ad altri totalitarismi del secolo passato in Europa, “peggiori della dittatura, perché scindono gli individui puri da quelli impuri”: come i batteri, questi ultimi, che contaminano la sanità del corpo sociale, quindi vanno soppressi. “Il nostro mondo si sta restringendo” ha continuato il relatore “ e noi, profeti della mondializzazione, non possiamo più andare, in quanto occidentali, in alcuni luoghi della terra” riferendosi alla Libia , alla Siria, e al monastero di Santa Caterina, il più antico del mondo, dove i cristiani non possono più mettere piede.MONS. GAETANO ZITO

Negandosi un’esperienza di spiritualità autentica, come “quella di salire a piedi sul massiccio del Sinai per assistere all’alba prima di scendere”, nel richiamo di mons. Gaetano Zito. Quest’ultimo ritiene doverosa una nostra presa di coscienza di fronte a una realtà che vede da un lato un Oriente cristiano e musulmano, e dall’altro un Occidente sempre nelle due accezioni, non per uno scontro di civiltà. Di fronte alle tragedie legate alle estremizzazioni dell’Islam bisogna cercare di andare oltre il fatto immediato, con una lettura non superficiale che ci faccia comprendere quello che sta accadendo, anche se è distante da noi ( come a Bocoràm in Africa, in Indonesia o in Arabia) e non sollecita una nostra presa di posizione. La prima difficoltà è quella di saper leggere il tempo e il luogo in cui viviamo, come fece rilevare Giovanni XXIII dicendo “Facciamo fatica a leggere i segni dei tempi”. Il problema delle armate di giovani del Daesh, in continuo ricambio e col fine di realizzare il loro ideale, si pone in un’ottica che va oltre l’Islam, di ricerca di senso alla propria esistenza in uno spazio che faccia sentire protagonisti dei propri progetti nel luogo in cui si è chiamati a vivere. La nostra cultura dovrebbe riconoscere all’ Europa la marcata presenza della tradizione ebraico-cristiana, come attesta il grande patrimonio culturale dai quadri alle statue, dalle chiese agli archivi, dalle biblioteche agli arredi liturgici, il che rientra in una grande sfida educativa: che non è quella di imporre un modello religioso, ma di tenere conto di un processo storico registrato dall’Europa.

Il relatore ha sottolineato gli interventi molteplici dal Concilio Vaticano II ad oggi, nei rapporti tra Chiesa e Islam, da parte di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI col discorso di Ratisbona, criticando in proposito una certa stampa di fronte alla quale la comunità islamica si è ribellata dichiarando che il Papa non si era mai espresso o agito contro l’Islam; sino alle aperture in merito di Papa Francesco. Mons. Zito ha poi richiamato l’attenzione dell’uditorio sui rapporti fraterni che da anni si sono instaurati a Catania tra l’Islam e la religione cristiana, fra iniziative di preghiera svoltesi nella moschea, alla Collegiata, nella Chiesa di San Nicola L’Arena, e la marcia della pace del gennaio 2016, da piazza Stesicoro fino alla cattedrale. Accanto agli incontri annuali che si effettuano alle Ciminiere col rettore di San Nicola L’Arena, l’Arcivescovo e il presidente della comunità islamica di Sicilia, Khait. Tematica complessa anche per quest’ultimo, con accenni a una rivolta generazionale nichilista ed a una scarsa relazione tra la religione e il problema degli jihadisti. L’argomento è stato poi ancora ampliato  dalla Di Gregorio nell’ambito di una crisi sociale ed antropologica dei nostri tempi.

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