Il mondo della scuola è sempre oggetto di attenzione da parte dell’opinione pubblica, se non altro perché tutti siamo stati studenti e, quindi, ci sentiamo in diritto di dire la nostra (un po’ come accade con il calcio); senza dimenticare che milioni di italiani sono effettivamente coninvolti nel sistema scolastico come insegnanti, studenti, genitori etc. – Non stupisce, quindi, che la sentenza n. 22 della Corte di Giustizia dell’U.E. riguardo alla normativa sulle supplenze scolastiche abbia suscitato grande scalpore e interesse da parte dei media.

In questi giorni, diverse fonti giornalistiche e sindacali hanno dato a intendere che per 250 mila precari “storici” della scuola (quelli cioè inseriti nel sistema da più di 36 mesi) stiano per aprirsi le porte dell’agognato posto fisso. E allora – a costo di apparire antipatici anche a noi stessi – siamo costretti a sgombrare il campo da un equivoco: la sentenza non stabilisce affatto un obbligo per lo Stato di assumere i precari storici. Malgrado ciò, si tratta comunque di un passo importante nel superamento del precariato di lungo periodo.

Vediamo più in dettaglio i termini della faccenda.

Tutto nasce da alcuni ricorsi di lavoro proposti ai Tribunali di Roma e Lamezia Terme con cui alcuni precari della scuola avevano chiesto la trasformazione del loro rapporto con il Ministero dell’Istruzione da tempo determinato a tempo indeterminato o, in mancanza, il risarcimento del danno. La questione è passata poi dai Tribunali alla Corte Costituzionale, dato che l’art. 117 della Costituzione impone alla legge italiana di essere conforme al diritto europeo. La nostra Corte, però, prima di decidere sulla costituzionalità della legge sulle supplenze, ha preferito consultare la Corte di Giustizia U.E., per avere un’interpretazione sicura del diritto europeo in tema di contratti di lavoro a tempo determinato.

La risposta della Corte di Lussemburgo, resa pubblica il 26 novembre, è stata ben chiara: la legge italiana sulle supplenze scolastiche è in contrasto con il diritto dell’Unione Europea (direttiva 1999/70), perché consente una ripetizione senza limiti dei contratti precari, nell’attesa di coprire i posti vacanti con concorsi di cui non si sa né se né quando saranno tenuti.

La sentenza europea, però, non basta. Infatti in questa materia il diritto europeo è troppo generico per essere applicato direttamente al posto delle norme italiane considerate illegittime. La “palla” torna, quindi, alla Corte Costituzionale che probabilmente (ma la prudenza è d’obbligo) dichiarerà incostituzionale la legge sulle supplenze e, forse, dirà esplicitamente quali norme dovranno applicarsi in futuro alle supplenze scolastiche.

Ma non bisogna farsi troppe illusioni: la soluzione più probabile è quella dell’applicazione dell’art. 36 decreto legislativo n. 165/2001, che disciplina i contratti a termine con la Pubblica Amministrazione prevedendo che, in caso di abuso dei contratti precari, il lavoratore abbia diritto al risarcimento del danno, ma non al “posto fisso”.

In ogni caso, è prudente aspettare la sentenza della Corte Costituzionale, sempre che il Governo e il Parlamento, stimolati dal rischio dei risarcimenti, non diano la tanto desiderata soluzione politica al problema, riconoscendo finalmente i diritti di chi da troppo tempo garantisce il funzionamento delle scuole senza avere certezze per il proprio futuro.

A proposito dell'autore

Avvocato in Catania

Giuseppe Auletta, è nato a Catania il 25 maggio 1983. Dopo studi classici presso il Liceo “M. Cutelli”, nel 2006 consegue la laurea triennale in Scienze Giuridiche presso l’Università di Catania, con voti 110/110 e la lode. Nel 2008, sempre a Catania, consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza con voti 110/110 e la lode. Nel 2013 diviene Dottore di Ricerca presso l’Ateneo catanese all’interno del corso di Dottorato in “Scienza, Tecnologia & Diritto”. Avvocato dal 2011, è iscritto all’Ordine forense di Catania ed esercita la professione con particolare attenzione alle tematiche del diritto civile e del diritto del lavoro. Dal 2013 è componente del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto “Servizio Cristiano” di Riesi (CL). Sposato con Angela Castiglione.

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