La nostra epoca può essere descritta in molti modi, ma un punto chiave sembra essere quello della rivoluzione informatica e telematica. Fenomeno talmente pervasivo da aver cambiato quasi ogni angolo della nostra esperienza, compreso il processo civile, che oggi è sempre più affidato a internet; tanto che non è raro imbattersi, nei corridoi dei palazzi di giustizia, in dotte discussioni su files, megabyte, ricevute informatiche e simili.

Tuttavia, incredibile a dirsi, anche in questo mondo governato dai bit, ogni tanto compaiono ancora sentenze scritte a mano dal Giudice di turno, quasi a voler ricordare che il nostro diritto ha una storia lunga almeno 2.500 anni e che il passato non passa mai del tutto.

Se, però, al tempo in cui la scrittura a mano era d’uso comune anche negli atti ufficiali, i maestri di scuola curavano con attenzione la grafia degli allievi, la diffusione della macchina da scrivere e del computer hanno reso la bella scrittura un po’ meno importante e così i documenti scritti a mano, oltre ad avere un aspetto un po’ antiquato, rischiano di risultare illegibili.

E’ questo il caso della sentenza numero 1343 del 2013 emessa dalla Corte d’Appello civile di Venezia. Sentenza contestata in Cassazione da una delle parti – tra l’altro – proprio perché redatta con una grafia talmente brutta da rendere incerte larghe parti del suo contenuto.

E così la Cassazione, pronunziandosi il 10 marzo 2016 – pur accorgendosi dell’anacronismo – è stata costretta a precisare che la sentenza scritta a mano è di per sé valida, ma che diventa nulla quando sia scritta in modo tale da renderne incerto il testo. Infatti, come chiarito dalla Suprema Corte, «Ai fini della validità del documento-motivazione non deve essere richiesto nè alle parti nè al giudice un lavorio interpretativo sul testo del documento che vada al di là dell’impegno richiesto dalla lettura.».

Sentenza nulla, quindi, e alle parti tocca tornare in Laguna per ripetere l’appello.

In chiusura ci permettiamo di aggiungere: signori Giudici, per favore, usate il computer…

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A proposito dell'autore

Avvocato in Catania

Giuseppe Auletta, è nato a Catania il 25 maggio 1983. Dopo studi classici presso il Liceo “M. Cutelli”, nel 2006 consegue la laurea triennale in Scienze Giuridiche presso l’Università di Catania, con voti 110/110 e la lode. Nel 2008, sempre a Catania, consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza con voti 110/110 e la lode. Nel 2013 diviene Dottore di Ricerca presso l’Ateneo catanese all’interno del corso di Dottorato in “Scienza, Tecnologia & Diritto”. Avvocato dal 2011, è iscritto all’Ordine forense di Catania ed esercita la professione con particolare attenzione alle tematiche del diritto civile e del diritto del lavoro. Dal 2013 è componente del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto “Servizio Cristiano” di Riesi (CL). Sposato con Angela Castiglione.

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