Archiviata la stagione con un due a uno sull’Atalanta.

di Gianluca Virgillito

Atalanta, la prima avversaria al Massimino del Catania neopromosso nel 2006, l’ultimo avversario in casa nell’annata maledetta della retrocessione. Si è chiuso oggi, dopo otto anni di Serie A, il ciclo del Catania targato Pulvirenti nella massima serie con una vittoria inutile per due a uno contro gli orobici e con i tifosi che non hanno accettato le maglie dai giocatori, colpevoli, anche loro, di avergli sottratto il giusto palcoscenico.

Otto anni meravigliosi, esclusa l’ultima stagione, coronati da record ed emozioni senza fine, anni che hanno visto passare giocatori che sono entrati nella storia della città, come Spinesi, Mascara, Baiocco, Stovini, Martinez, Spolli, Gomez, e allenatori, come quel Simeone, fresco vincitore della Liga spagnola e finalista in Champions League con il suo Atletico e Vincenzo Montella, che stanno salendo alla ribalta internazionale; ma anche anni di sofferenze, salvezze raggiunte all’ultimo respiro come quelle nel campo di Bologna contro il Chievo e, l’anno successivo, contro la Roma nell’uno a uno dello stadio Cibali, momenti di paura, come il tanto discusso due Febbraio.

 La stagione appena conclusa, per tanti motivi, chiude il cerchio, marcando nettamente gli errori di una società che non ha saputo fermare un processo di auto-distruzione, almeno fino alla chiamata in panchina del tecnico Maurizio Pellegrino che, correndo ai ripari, in sei giornate ha salvato la dignità di una squadra che fino al suo arrivo era in caduta libera, mettendo i presupposti per il futuro, che, come annunciato da Cosentino vedrà proprio il mister siracusano “in panchina nella prossima stagione”. Tante le polemiche, dal ruolo dello stesso Cosentino all’interno di un assetto societario apparso scricchiolante e disorganizzato, ultimamente rivisto con la candidatura (incredibile, secondo alcuni) dello stesso ad amministratore delegato, al mancato rinforzamento della squadra nel mercato di riparazione oltre che ad un mercato estivo insufficiente (vedi Monzon, giocatore da rivalutare, e lo scambio Lodi-Tachtsidis) ma anche la gestione di giocatori come Andujar, responsabile più di altri di questa retrocessione con prestazioni paurose, da giocatore dilettante. Pulvirenti, entrato nelle grazie della tifoseria catanese per aver realizzato un desiderio di grande calcio bramato per ventitrè anni, oggi è  oggetto di critiche pesanti. Non si capisce il perché di tanti silenzi, né il motivo di un mancato pronto intervento per salvare quello che da anni viene definito un patrimonio inestimabile per la città tutta: la massima serie. Una stagione in cui le famose cinque componenti, su cui tante volte si spese Pietro Lo Monaco, non hanno remato nella stessa direzione.

Archiviato oggi, con grande amarezza, il triste epilogo di questo campionato da domani si deve ricostruire, a partire dalla società, un giocattolo che è stato per tanti anni il fiore all’occhiello della realtà catanese, l’orgoglio di tutti i tifosi. Bisognerà ripartire, mettendo in chiaro gli obiettivi, e agendo con concretezza per la realizzazione degli stessi.

Gianluca Virgillito

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