Nella società contemporanea aumentano le ibridazioni con le macchine e le tecniche, non solo cosmetiche, per perfezionare ed ottimizzare il corpo e il suo funzionamento, ma se questi “upgrade della carne” ci portassero a perdere la nostra umanità? 

di Alberto Molino 

Cos’è un organismo cibernetico? Il termine “cibernetica” deriva dal greco antico “kubernetes”, significa “arte del pilota, del guidatore” e fu utilizzato per la prima volta nel 1948 all’interno dell’opera “Cybernetics” di Norbert Wiener. In seguito, nel 1960, i due scienziati Nathan S. Kline e Manfred E. Clynes coniarono la parola “cyborg” per designare un essere umano migliorato che potesse sopravvivere ai rigori di un viaggio nello spazio o ad una guerra atomica.

Oscar PistoriusOggi, come suggerisce l’ingegnere e giornalista Naief Yehya nel suo celebre libro “Homo Cyborg – Il corpo postumano tra realtà e fantascienza”, si possono distinguere tre età della cibernetica: nella prima, dal 1945 al 1960, si approfondisce il concetto di omeostasi, cioè la capacità degli esseri viventi di mantenere condizioni di operatività stabili in ambienti diversi; la seconda, dal 1960 al 1980, affronta la problematica della riflessività delle entità cyborg; la terza, dal 1980 al presente, è dominata dal dibattito sulla realtà virtuale e le implicazioni che essa comporta.

Il cyborg è un essere umano le cui potenzialità fisiche e motorie sono state potenziate attraverso l’aiuto di farmaci o innesti nella carne e nelle ossa di parti meccaniche. Nel mondo dei fumetti, della letteratura e del cinema, com’era prevedibile, si è trasformato in un’icona pop e ne sono sorti di tutti i generi: dai più affascinanti, come Capitan America, ai più orribili, per esempio Deadpool. Nella realtà, invece, sono da considerare già cyborg quegli atleti, come Oscar Pistorius, con le ginocchia idrauliche e le gambe in fibra di carbonio a forma di C (flex foot), le persone che hanno un cuore o un polmone artificiali, i dottori, vedi il professor Warmick dell’Università di Reading in Inghilterra, che collegano il loro sistema nervoso a un computer, i soldati mutilati a cui vengono impiantati arti sostituitivi elettronici e, in un’ottica ancora più grande, anche i bodybuilder che assumono steroidi per accrescere oltre il limite naturale del corpo la massa muscolare, le donne con protesi di silicone sparse un po’ ovunque, i sordi che tornano a sentire per merito dell’impianto cocleare o gli studenti che ingeriscono droghe psicotrope, ad esempio Ritalin, Dexedrina e Acutil, per affinare le abilità intellettive, ecc.

Il cyborg, per farla breve, è un Homo Sapiens 2.0, è l’oltreuomo di Nietzsche, è il gradino successivo dell’evoluzione, è l’ibridazione tra l’essere umano e le tecnologie e le macchine che egli stesso ha creato, è una metafora (e ormai una realtà) della fantasia creazionista del genere umano. In un certo senso, siamo tutti cyborg, cioè animali resi migliori dalla tecnologia.

 Alberto Molino

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