IsgròLa sposa del Nord (Arkadia Editore, 2014, 224 pp.) è il malumore antisicilano di Piero Isgrò e di tutti gli esuli interni della Sicilia.

Mai letto un testo di tanta violenza contro quel che è la Sicilia! Il capitolo del pranzo matrimoniale tra Giselda e Mario è il centro, ribadito frattalicamente, nella prima notte nuziale, di svestizione e di rancide emozioni. L’unica leggerezza siciliana, levitante contro e nella grevità di quell’universo rappresentato da Rapisardi(a) e da Verga, Piero la trova nel dialetto, distribuito sapientemente qua e là a fare ironia, divertita.

Mi chiedevo della ragione del matrimonio di Giselda con Rapisardi. E non trovo risposta come non la trovo alle domande: “Perché siamo qui? Che ci stiamo a fare qui?”. In una terra di città di “fantasmi organizzati”, in una terra che è una prigione di espiazione per chi viene dal Nord, una terra la cui letteratura e i cui letterati da Ciullo d’Alcamo a Verga a Tomasi di Lampedusa a Sciascia a Consolo a Bufalino (Camilleri non ha nulla a che spartire con la letteratura quanto con la farsa che non è spregevole, e Pirandello un gigante – buon per lui – della letteratura mondiale è “tedesco”) sono i secondini, i carnefici, tutti da tradire per non tradire se stessi, la propria “settentrionalità”.

Giselda, l’adultera vendicativa per dignità, penserà che non si può restare uniti al proprio carnefice per la vita. Ma perché non lasciarlo quel bue di marito, quella Sicilia con tutti i suoi buoi di letteratura, al suo destino? «In verità, più volte aveva tentato di farlo ma vi aveva rinunciato per debolezza, perché il marito si gettava ai suoi piedi chiedendole perdono, perché metteva in campo la sua cattiva salute, i suoi nervi [da area depressa] perché pomposamente minacciava di uccidersi […]. Infine aveva ceduto». Evviva! «Un marito che la umiliava non meritava che una testa di bue».

Da uno spunto benevolo e colpevole di Sciascia (Verga e il Risorgimento) Piero Isgrò ha costruito il manifesto di liberazione dalla melanzanite, dalla malattia contratta nell’infanzia, in fase prelogica e in costituzione alogica, dell’amore incondizionato, vegetale per la terra in cui si nasce, come una melanzana per il suo humus! Da qui, da questo romanzo che riprende il genere letterario delle adultere, la Marta Ajala pirandelliana o la Teresa Uzeda di De Roberto, il patriottismo nativista siciliano (e italiano) non ha attenuanti. La patria – scriveva Nietzsche – non è il luogo dei padri, ma quello in cui si è trattati da padre. In Sicilia non ci sono padri, ma fantasmi organizzati ed esuli o “esclusi”. Grande Piero!

P.S. Il tema delle “corna” (e dell’onore maschile custodito tra le gambe femminili) nella Sicilia di Verga, Pirandello, De Roberto fa pensare alla vocazione, “coatta” e liberatoria, al tradimento contro la gabbia dell’insularità, della sicilianità, della sicilitudine post-storiche degli intellettuali indigeni più che al bovarismo della donna che contesta all’inizio del processo di modernizzazione ottocentesco il ruolo arcaico in cui la si voleva perpetuare. Eravamo e siamo, noi abitanti dirottati, spaesati di Sicilia, tutti … Anna Karenina. Finirla alla sua maniera? Non ne vale la pena. Non c’è mai stato un Vronskij! Il suicidio dei dirottati, degli esclusi, degli spiaggiati è la permanenza, il piétiner sur place! Alla fine della Storia trovi una melanzana o i monumenti del passato per l’industria turistica! 

A proposito dell'autore

Docente di Storia e Ispettore Ministeriali Beni Archivistici

Tino Vittorio insegna Storia Contemporanea all'università di Catania ed è Ispettore Ministeriale dei Beni Archivistici. Ha lavorato sulla questione agraria italiana e, in particolare, siciliana tra Ottocento e Novecento, sulla risorsa-mare nella storia dell’Occidente, su storiografia e letteratura (Sciascia, Manzoni). Ha tra l'altro pubblicato: Il lungo attacco al latifondo, Catania 1985; Michele Amari. Memorie sugli zolfi, Palermo 1990; Sciascia, la storia ed altro, Messina 1991; L'ordine e la moralitànegli affari a Catania, Catania 1993; Ristampa anastatica ed introduzione del Piano Regolatore per il risanamento e per l'ampliamento della città di Catania, di Bernardo Gentile Cusa, Catania 1995; La mafia di carta, Rimini 1999; Il parco Letterario di Brancati, Catania 1997; Catania a Pezzi, Ed. Greco 2003; Storia del Mare,  ried. Selene 2005.
 

Post correlati

Scrivi