Circa un anno fa, poco dopo la morte della piccola Nicole, il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, aveva disposto che venissero chiusi in Sicilia i punti nascita con meno di 500 parti l’anno. Alcuni sono stati chiusi immediatamente dall’ex assessore Lucia Borsellino, altri sono stati salvati (Cefalù, Nicosia, Corleone e Pantelleria), mentre Petralia, Licata, Mussomeli, Bronte, Lipari e Santo Stefano di Quisquina avrebbero dovuto chiudere entro il 31 dicembre 2015. Di questi ultimi 6 Bronte e Licata hanno stranamente evitato la chiusura.

Avrà pensato  Beatrice Lorenzin (Ncd): «Se taglio i punti nascita in quei rari comuni in cui Ncd è ancora presente, il nostro (di Ncd) già scarso elettorato si ridurrebbe pressoché a nulla. Se invece li tolgo dove noi non abbiamo nemmeno un voto che ci potrà succedere? Niente avevamo e niente avremo».

Sembra questa la filosofia con cui la Lorenzin (Ncd) ha deciso sulla vita o la morte dei punti nascita in Sicilia con un numero di parti al di sotto dei 500, e non con parametri obiettivi che oltre al numero d nascite doveva tener conto delle difficili condizioni logistiche e di viabilità in cui versano alcuni comuni della nostra isola.  Immaginate le difficolta delle gestanti di Petralia Sottana sulle Madonie, di Mussomeli, di Santo Stefano di Quisquina per raggiungere il punto nascita più vicino. Per non parlare di Lipari che è addirittura un’isola.

E allora qualcuno e più di qualcuno – i malpensanti non mancano mai, devono rassegnarsi – ha osato insinuare che nella scelta attuata dal Ministro Lorenzin, fedelissima di Alfano, si celi una strategia politica, ma in stricto sensu, ovvero non con l’obiettivo di fare il bene comune ma quello proprio o meglio di Ncd.

E ciò lo fa pensare il salvataggio di due centri, Bronte e Licata, quantomeno ammantati da una legittima suspicione.

Infatti Bronte, cinquantamila abitanti e 260 nascite annue, è notoriamente il fortino di Pino Firrarello, noto politico etneo che ha militato nella Dc, in Forza Italia, nel Pdl, e adesso nel Nuovo Centrodestra. Un potere ancora intatto che ha lasciato in eredità al genero Giuseppe Castiglione, uomo di fiducia di Alfano, sottosegretario all’Agricoltura, coinvolto nell’inchiesta del Cara di Mineo.

La deputata del Pd e sindaco di Pollina, Magda Culotta, fa esplicito riferimento a una lottizzazione politica dei punti nascita: “Il ministro Lorenzin, evidentemente, decide di chiudere i punti nascita seguendo motivi più politici che scientifici, ma noi non possiamo permettere che la salute sia considerata un privilegio da distribuire con il manuale Cencelli”. Purtroppo la sensazione è proprio quella – continua Magda Culotta – e rimarrà tale almeno finché il ministro non ci spiegherà in base a quali criteri siano rimasti aperti i punti nascita di Licata e soprattutto di Bronte. Visto che quest’ultimo aveva parametri non certo più convincenti di quelli di Petralia ma anche di Lipari”.

Anche Licata è sotto un’importante influenza Ncd e che nel salvataggio del punto nascita ci sia stato lo zampino di Alfano e della stessa Lorenzin lo ammette Vincenzo Fontana, deputato regionale di Ncd e vicepresidente della commissione Sanità in parlamento Regionale: “Una battaglia vinta grazie all’impegno e al lavoro del ministro Alfano e del ministro Lorenzin, con i quali sono stato costantemente in contatto ed informato sull’evoluzione dell’iter”.

Intervengono sulla vicenda i deputati regionali Gino Ioppolo, vicepresidente della Commissione Salute, e Nello Musumeci: “Il ministro della Salute, che pure fino a poche settimane fa aveva dichiarato di essere disponibile a verificare giustificate deroghe, chiude i punti nascita di Petralia Sottana sulle Madonie, di Mussomeli, di Lipari e di Santo Stefano di Quisquina, con un atto penalizzante e offensivo nei confronti dei siciliani”.

Giuseppe Castiglione, sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, chiamato in causa da più parti, dichiara, dalla sua pagina facebook, di essersi battuto insieme al suocero Pino Firrarello per evitare la chiusura del punto nascita di Bronte.

“Credo sia giusto puntualizzare – dice Giuseppe Castiglione -che la chiave di lettura della vicenda è prettamente tecnica, non politica, ragion per cui bisogna interpretare il lavoro del Ministro filtrandolo attraverso le posizioni di un tavolo tecnico, che deve preservare la sicurezza dei nostri Cittadini. Beatrice Lorenzin poche ore fa ha ribadito che ‘l’obiettivo è quello di abbassare i fattori di rischio il più possibile’, per tale motivo assieme a Pino Firrarello ed alcuni dirigenti dell’ASP di Catania abbiamo presentato un Dossier in cui vengono fortemente difese le ragioni, quali le alte percentuali di parto rispetto alla media, ancor più alte (90%) quando fino al 2009 il servizio godeva di un organico completo, o la garanzia del servizio ospedaliero per il nostro bacino montano, per le quali il Punto Nascite dell’Ospedale di Bronte deve essere mantenuto in vita, non soltanto restando aperto ma potenziandolo”.

“Oltre ai tecnicismi, – continua Castiglione – politicamente sono fiero di poter dire d’essermi battuto per l’Ospedale in cui sono nato (Bronte, ndr), per il quale tutti i giorni assisto ad una penosa sfilata di primogeniture da parte di alcuni colleghi che non se ne sono mai realmente occupati, fiero di essermi battuto per i miei Concittadini e fiero di spendermi tutti i giorni a difesa di tutti i punti nascita siciliani, dalle Madonie a Bronte, senza scadere mai in inutili proclami e cercando di dare segnali concreti, guardando sempre attentamente alle norme di sicurezza!”.

Presso il “Madonna dell’Alto” di Petralia Sottana si è tenuto l’incontro con il presidente dell’ANCI SICILIA, Leoluca Orlando, a sostegno della mobilitazione per la riapertura del Punto Nascita. Presenti i Sindaci dei nove Comuni madoniti interessati, il personale medico e molti cittadini che hanno rivendicato il diritto fondamentale di nascere nel proprio territorio.

Nell’occasione il presidente Leoluca Orlando, presidente dell’Anci Sicilia ha dichiarato:

“L’AnciSicilia, sostenendo il diritto alla salute degli abitanti delle Madonie e raccogliendo l’invito delle amministrazioni comunali interessate, rivolge un pressante appello affinché si possa aprire un tavolo di confronto con il Ministero della Salute, l’assessorato regionale alla Salute e l’Asp, nella speranza che sia seguito da fatti concreti” .

“La struttura di Petralia – ha continuato Orlando- è moderna e più che attrezzata, l’unico problema è rappresentato dalla mancanza di adeguato personale medico e paramedico che possa completare le ottime professionalità che attualmente vi operano facendo diventare ancor di più la struttura un punto di riferimento per il territorio. Nell’apprezzare le aperture del ministro Lorenzin, è necessario che adesso si apra un confronto affinché l’ospedale in questione possa essere messo nelle condizioni di operare al meglio”

Vincenzo Adalberto

 

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