In questi giorni si è parlato molto di un Pd in subbuglio, nel pieno caos, in particolar modo nella nostra isola, a causa delle contestate candidature a sindaco nelle città di Enna e di Agrigento, che hanno aperto (apparentemente) un infuocato dibattito all’interno del Partito Democratico.

Si dice che la candidatura di Mirello Crisafulli a sindaco di Enna, caldeggiata dalla dirigenza regionale del Pd siciliano (Raciti e Zambuto), sia stata bloccata da Renzi per dei trascorsi molto discussi dell’ex senatore ennese.

Ad Agrigento, invece, pare che l’area renziana del Pd locale si sia ribellata alla candidatura di Silvio Alessi – amico di Riccardo Gallo, ovvero il numero due di Forza Italia in Sicilia –, che ha vinto le primarie della strana coalizione Pd-Forza Italia.

Ma guardando un po’ con attenzione la linea politica di Renzi, osiamo dire che tutti questi mal di pancia non ci convincono, ci sembrano una pantomima inscenata per sviarci, e vi spieghiamo perché. Lo stesso malcontento, ad esempio, non è stato manifestato con i quattro sottosegretari del Pd indagati (De Filippo, Barracciu, Del Basso De Caro e Castiglione). Per non parlare di Vincenzo de Luca, che con una condanna in primo grado per abuso d’ufficio è il candidato governatore in Campania.

Lasciamo quindi agli ingenui credere che queste beghe siano reali, ma anche se lo fossero, basterebbe una strigliata del “royal baby d’Italia” (così come l’ha battezzato Giuliano Ferrara) per sopirli tutti, e nessuno fiaterebbe.

L’obiettivo di Renzi, a questo punto, è evidente e non si palesa solo a chi preferisce tapparsi gli occhi, il suo intento è di trasformare il Pd nell’unico partito del nostro paese.

In molti fanno finta di non capire/vedere ma nel nostro paese c’è in gioco, la libertà, il libero pensiero, le differenze, la moralità, la pluralità politica: in poche parole l’essenza della democrazia.

E questo esperimento del partito unico incipiente in tutta Italia, lo si sta attuando con metodo scientifico soprattutto nella nostra isola. Sì, ancora una volta la Sicilia è il laboratorio prescelto per gli esperimenti politici.

Renzi, cosciente che nell’attuale sistema politico vi è conformità nei valori e nelle idee, sta, man mano, trasformando il Pd in un partito trasversale, un grande contenitore, dove c’è posto tanto per la destra che per la sinistra, sia per gli indagati che per i sempre più rari incensurati. L’importante è acchiappare tutto: consenso e potere.

La deriva autoritaria a cui ci sta portando il Pd è sotto gli occhi di tutti, esempi  emblematici sono: l’’inglobamento dell’ “Articolo 4”  e  l’elezione di Giuseppe Lupo a nuovo vice presidente del Parlamento siciliano, una carica questa che nella prassi della nostra democrazia è stata sempre concessa all’opposizione.

Un partito, quello che sta costruendo Renzi che, sotto certi aspetti e con le dovute proporzioni, somiglia alla versione orwelliana di “1984”. Con la differenza che in “1984” era il partito che controllava tutti e addomesticava le menti ribelli, mentre nella nostra Italietta il Pd di Renzi ha il compito facilitato, grazie a una classe politica appiattita e frammentata a destra, che è uniforme o si uniforma facilmente (il cambio di casacca è diventato la regola non più l’eccezione), al prezzo di un posto al sole. E chi si scosta dal Renzi-pensiero, viene subito marginalizzato, non conta più niente.

Se a questo si aggiunge l’anaffettiva politica a cui è stato, incolpevolmente, ridotto il popolo che  nelle ultime regionali siciliane si è tradotta nel 53% di astensionismo, ecco che per Renzi si chiude il cerchio.

Lo scaltro segretario del Pd l’ha compreso benissimo, il momento storico è quello giusto, l’occasione è ghiotta e per conquistare tutto gli è sufficiente appena  un minimo sforzo, ovvero tramutare il suo partito in un melting pot capace di contenere istanze di ogni genere, all’apparenza differenti ma nella sostanza copie conformi.

Vincenzo Adalberto 

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