La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il testo della legge di stabilità  che disegna il quadro delle risorse che lo Stato destinerà nei prossimi tre anni per lo sviluppo e la crescita del Paese.

L’impianto previsionale  che ha risentito delle strettoie nascenti dall’applicazione dei vincoli  imposti dall’Europa, ha costretto il  Governo a spostare  una parte di risorse della spesa ordinaria a quella destinata agli investimenti, per creare nuova occupazione, sviluppo e rilanciare il sistema produttivo del Paese.

Per la quadratura  dei conti, il Governo ha reperito le risorse necessarie  attraverso il taglio della spesa ordinaria destinata alle Regioni, ai Comuni  ed all’apparato istituzionale dello Stato. Pesanti i tagli ai fondi destinati alla politica degli italiani all’estero.  Inaccettabile. Queste  le nostre riflessioni.

In un momento  in cui la crisi economica del Paese e la caduta del mercato interno viene in buona parte compensata dal positivo andamento delle esportazioni, del Made in Italy che porta nel mondo  ingegno, stile e creatività e delle imprese italiane che espongono qualità, innovazione e tecnologie, è lecito chiedersi quale senso ha privare l’unico settore produttivo delle necessarie risorse, sia in termini di processi di internazionalizzazione  che rilanciano  la proiezione economica del Paese a livello internazionale,  sia in termini di riduzione dell’apporto  che danno i connazionali ed il mondo italofono nell’attuale momento mediatico  di voglia d’Italia.

Con la prima approvazione del Parlamento, ottenuta con il voto di fiducia, il progetto di legge è rimasto invariato nel suo testo originario.

Citiamo lo scempio dei tagli di alcune voci, tra cui:  il fondo ai Patronati che sono il punto di riferimento insostituibile per i bisogni delle nostre comunità e della nuova crescente mobilità, soprattutto dopo la riduzione dei Comites e dei Consolati; la riduzione delle risorse alle Camere di Commercio  che sono il motore della internazionalizzazione; la soppressione  dei  corsi  di lingua italiana e della promozione della cultura, senza dire  della disparità di trattamento per gli italiani nati all’estero. Ed ancora i tagli relativi alla conservazione  del Museo della Emigrazione e alla funzionalità dell’Istituto Italo-Americano per i Paesi dell’America latina.

Evidentemente c’è una sottovalutazione da parte del Governo sul ruolo e sulle potenzialità  delle comunità italiane.

La linea politica adottata dal Governo per gli italiani all’estero che ricalca gli schemi tradizionali della tutela,  della assistenza, della promozione della lingua e della cultura,  il sostegno ai cittadini ed  alle imprese ed in generale  la difesa dei loro interessi, non è più al passo  con i tempi, come non appare più al passo con i tempi la sua operatività che si avvale di progetti di valorizzazione delle strutture esistenti  e di promozione culturale che si esauriscono in genere con il raggiungimento degli obiettivi programmati.

Del tutto marginale o inesistente è, poi, il coinvolgimento delle nostre comunità. Si sentono lontane dai circuiti operativi italiani.

Questo tipo di politica del Governo che si muove in senso unidirezionale non è sufficiente, è fuori tempo perché non dialoga con le comunità, manca l’ascolto e quindi mancano  gli ingredienti per il coinvolgimento e la corresponsabilità al disegno governativo.

 I cambiamenti del tempo che viviamo, le tecnologie della comunicazione, la voglia di Italia che viene da fuori ma, soprattutto, le mutate esigenze delle comunità italiane, richiedono una politica di apertura diversa nei confronti delle stesse comunità.

Ci riferiamo ad un tipo di politica che sappia raggiungerli, ascoltarli e coinvolgerli, mettendoli nelle condizioni di esercitare la loro partecipazione da protagonisti.

Ci domandiamo: quali sarebbero i risultati se i progetti del Governo puntassero a coinvolgere direttamente le comunità, nel senso di affidare ai connazionali stessi la promozione e la diffusione della lingua, cominciando a parlarla per primi tra di loro, nella società dove vivono, iniziando col vicino di casa?

Cosa succederebbe  se i connazionali diventassero loro stessi i primi consumatori e diffusori del Made in Italy  e adottassero il passaparola  “compra italiano” tra gli amici, nelle famiglie, nel lavoro?

Forse non sarebbe più utopia pensare alla lingua italiana come lingua globalizzata e ad un Made in Italy internazionalizzato, senza confini geografici.

Tra gli imponderabili c’è anche il fenomeno della emulazione. Sappiamo che quando contagia, sa fare miracoli.

In questa direzione, del tutto essenziale è il ruolo della rappresentanza, cioè dell’associazionismo, dei Comites e del CGIE, espressione viva del consenso democratico.

Nessun paese come l’Italia dispone di punti di riferimento così diffusi  in tutti gli angoli  del mondo.

Occorre dire che i Parlamentari eletti nelle Circoscrizioni Estero, con i loro emendamenti,  hanno ottenuto dalla Commissione Estero parziali riduzioni su alcune voci di bilancio e dal Governo l’accettazione come raccomandazione degli ordini del giorno sostitutivi degli interventi in aula, confermando così  il ruolo assolutamente insostituibile del voto nelle Circoscrizioni Estero.

Ora  il testo della legge di stabilità passa al Senato.  Dove anche l’impossibile può diventare possibile.

I nostri riflettori sono puntati sul gruppetto dei senatori eletti all’estero che sappiamo aggressivi, sempre che il testo non passi oscurato dal buio della fiducia.

Domenico Azzia

Presidente Sicilia Mondo

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