Il Consiglio Generale del Parlamento Europeo ha dichiarato il 2015 Anno Europeo dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale.

Sarà un anno  in cui verranno adottate  decisioni importanti, conferenze, campagne di informazione ed eventi.

Il 2015 coincide con l’ultimo anno di scadenza della Dichiarazione del Millennio  con la quale, nel 2000, 191 Capi di Stato e di Governo, si impegnarono per un patto di dimensione planetaria per costruire un mondo più equo e più prospero per tutti attraverso il raggiungimento di otto obiettivi.

Nell’ultimo anno operativo della Dichiarazione del Millennio si inserisce  l’Expo 2015 che si presenta come il più grande evento globale del pianeta  in materia di alimentazione  con il tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

I risultati incideranno certamente sui quindici anni del Millennio ma soprattutto sulle politiche dell’Anno Europeo.

Con il disegno di realizzare le strategie  per sconfiggere la povertà nel mondo,  si punterà alla informazione dei cittadini europei sui temi e le politiche dello sviluppo e della cooperazione, sul loro coinvolgimento ma anche sulla campagna di convincimento che la politica di cooperazione allo sviluppo gioverà non soltanto ai beneficiari ma anche ai cittadini europei in una società sempre più interdipendente.

Nello scenario delle iniziative europee l’Italia, oltre all’Expo 2015, farà la sua parte sull’onda innovativa della recente legge n° 125/2014  sulla Cooperazione  allo Sviluppo.

Nel contesto operativo delle iniziative italiane, assolutamente prezioso sarà il ruolo ed il coinvolgimento  della rete associativa italiana presente nei vari continenti.

Come è noto, la forza e l’immagine dell’Italia nel mondo è data dal protagonismo e dalla creatività dei nostri connazionali, dalle iniziative delle aggregazioni associative e del loro dinamismo che rappresentano il tessuto connettivo della presenza italiana nel mondo.

Avvalersi di questa straordinaria realtà, assolutamente più vicina ai beneficiari, significherebbe canalizzare direttamente nei loro confronti le politiche dello sviluppo e della cooperazione con maggiore efficacia rispetto ai risultati che potrebbero avere gli organismi centrali. Questo adottando il sistema della sussidiarietà nella sua più vera concettualità giuridica, senza dire che il volontariato e il no profit dell’associazionismo, per il loro contenuto umano, danno alla stessa sussidiarietà  un valore aggiunto.

In Italia, il principio di sussidiarietà è entrato in vigore attraverso il Trattato di Maastricht e sancito nell’art. 118 con la modifica della Costituzione nel 2001.

Anche gli Stati europei,  per gli obiettivi della cooperazione internazionale con i paesi in via di sviluppo, si avvarranno certamente del principio di sussidiarietà sancito dall’art. 5 del Trattato CE.

La politica italiana per lo Sviluppo e la Cooperazione Internazionale  ripropone, ancora una volta,  l’esigenza  di definire con norma legislativa soggettività e ruolo della rappresentanza associativa degli italiani all’estero, parte centrale della riforma del terzo settore voluta dal Governo.

E’ in corso la sfida degli Stati Generali dell’Associazionismo che proporranno un progetto  normativo alla approvazione del Parlamento.

La storia degli ultimi decenni ci dice che il tessuto associativo è sempre stato ed è fattore strategico nelle politiche di sviluppo, di promozione e di espansione dell’Italia nel mondo.

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