Dal Senato un importante emendamento sulla riforma della legge elettorale  che consente agli studenti Erasmus ed ai  cittadini italiani temporaneamente all’estero per motivi di lavoro, studio, cure mediche o altre ragioni, di esercitare il diritto di voto in loco per corrispondenza nella Circoscrizione estero. L’emendamento diventerà legge con l’approvazione alla Camera.

Si tratta di un  allargamento del sistema democratico del nostro Paese  alla partecipazione al voto che colma un vuoto di cui si sentiva tanto il bisogno.

Destinatari del voto sono i candidati della Circoscrizione estero.

Il diritto al voto è valido  per un’unica consultazione elettorale, per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricade la data di svolgimento della medesima consultazione elettorale, in un Paese estero in cui non sono anagraficamente residenti. La stessa modalità è valida altresì per i loro familiari conviventi.

Per potere esercitare il voto per corrispondenza viene richiesto agli aventi diritto di inoltrare richiesta al Comune di iscrizione elettorale entro i dieci giorni successivi alla data di pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali. La richiesta deve recare l’indirizzo postale al quale inviare il plico elettorale, indicazione che viene comunicata dal comune al Ministero dell’Interno e da questo al Ministero degli Affari Esteri per l’inserimento di dati e nominativo negli elenchi speciali finalizzati a garantire il voto per corrispondenza nella Circoscrizione estero.

Il diritto al voto è valido anche per le forze armate o le forze di polizia temporaneamente all’estero per missioni internazionali, ma le modalità tecnico-organizzative di formazione dei plichi, del recapito agli elettori e della raccolta dei plichi stessi, sono a cura del Ministero della Difesa, in considerazione della particolari condizioni locali e di intesa con i Maeci e il Ministero dell’Interno.

Con esclusione dei militari all’estero, non è ammesso il voto per corrispondenza negli Stati con cui l’Italia non intrattiene relazioni diplomatiche e negli Stati nei quali la situazione politica o sociale non garantisce neanche temporaneamente che l’esercizio del voto per corrispondenza si svolga in condizioni di eguaglianza, di libertà e di segretezza.

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