di Vincenzo Adalberto

Inizia dalla città etnea il tour di Matteo Renzi per poi toccare il viadotto Himera e il capoluogo siciliano.

Sono trascorsi quasi due anni dall’ultima visita del premier nella città etnea, quando visitò le sole eccellenze catanesi: la 3Sun, l’industria dolciaria di Condorelli, la Working Capital di Telecom Italia. Dimenticandosi della città vera, in cui la disoccupazione giovanile e la delinquenza minorile vanno di pari passo. Dove tutto è lasciato all’approssimazione, perché l’amministrazione comunale è quantomeno apatica, e all’iniziativa dei cittadini di buona volontà. Dove i servizi pubblici sono inesistenti e il bus pubblico può arrestare la sua corsa, nel cuore della notte, in uno dei quartieri a più alto tasso delinquenziale, perché semplicemente finisce il carburante.

I problemi di Catania sono quelli della Sicilia intera, se non dell’intero mezzogiorno, dove la questione meridionale è rimasta immutata dalla spedizione dei mille a oggi.

La visite di Renzi somigliano un po’ a quelle del duce, quando al suo passaggio le città venivano tirate a lucido e i problemi nascosti sotto il tappeto.

E il tappeto presente in questa occasione è ancora  il pregiatissimo red carpet steso dal sindaco Enzo Bianco al Teatro Bellini, sulla cui indefettibilità non avevamo dubbi.

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A colpo d’occhio la location lascia un po’ perplessi, Bianco dinanzi al leggio che parla a Renzi seduto a latere che lo ascolta, poi le posizioni si invertiranno. Alle spalle dei due personaggi politici, oggi come due direttori d’orchestra, le postazioni vacanti degli strumentisti che evocano una desolazione deprimente, richiamando l’attuale situazione politica della nostra nazione. Metafora di un uomo a cui poco piace farsi collaborare nelle politiche decisionali e poco avvezzo alla concertazione sociale.

Il premier è giunto in ritardo, a causa di un atterraggio di emergenza avvenuto in mattinata, all’aeroporto Fontanarossa,  di un velivolo della compagnia aerea Air Vallè al quale non si è aperto il carrello.

E la prima dichiarazione del premier è stato un elogio per il pilota dell’ Air Vallè: “Scusate il ritardo. Abbraccio al pilota per la straordinaria efficienza nell’atterraggio e all’aeroporto per la grande professionalità”.

La performance di Renzi continua nel suo stile: promette soldi e infrastrutture, i problemi attuali di Catania rimangono sotto il  tappeto e conviene non parlarne. Ecco i doni di Renzi.

Il Patto per Catania siglato con il sindaco Bianco consta di risorse aggiuntive del governo ai fondi Ue a disposizione delle città per infrastrutture produttive e di interesse sociale. Cifre importanti: 700-750 milioni di euro, metà fondi Pon e metà fondi governativi con interventi che riguardano teatri, musei ma anche la superstrada Catania-Etna”.

 I temi toccati da Renzi sono la Cultura storica e architettonica della città etnea che nonostante sia al collasso per disoccupazione, delinquenza e disfunzioni dei servizi pubblici, il premier, come fosse fuori dal tempo, si ostina a chiamare la Milano del sud.

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 Catania è laboriosa, la Milano del Mezzogiorno, uno slogan che ha concretezza, ma è soprattutto bella – dice –  l’ho appena visitata dall’alto: piazze, chiese, si vide il rapporto con la cultura romana e greca. E subito pensi, in questo teatro,  alla cultura e quanto è grande il nostro Paese. Un Paese di straordinarie bellezze. La parola orgoglio deve tornare ad occupare il dizionario della politica. L‘orgoglio di essere italiani, visto che questa parola è stata poco usata”.

“Negli ultimi 10 anni l’Italia non è cresciuta anche perché non ha speso i fondi Ue, ed è uno scandalo vergognoso avere buttato soldi nostri, avere sprecato nostre risorse” – ha proseguito il presidente del Consiglio a Catania “città laboriosa, la Milano del mezzogiorno”. “Identità culturale e orgoglio devono tornare ad avere residenza nel nostro Paese”.

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“Dobbiamo dare tutto e tutti il massimo e fare del nostro meglio per portare il Paese ad essere guida in Europa. Il nostro Paese ha le condizioni per togliersi di dosso questo atteggiamento di rassegnazione. Nei prossimi due anni ci sarà il modo e la possibilità perché le cose accadano. Perché la rassegnazione prenda la strada dell’esilio. Finché sarò a Palazzo Chigi non smetterò mai neanche per un momento di provare a chiedere a tutti i connazionali di ricordarci della grandezza della sfida a cui siamo chiamati”, ha concluso Renzi.

Nella città etnea le contestazioni al premier non sono mancate.

In nottata è stato affisso e poi rimosso un manifesto che recitava  “Renzi coniglio, Catania non ti vuole”.Da un palazzo vicino al teatro è stata esposto uno striscione recante la scritta esemplificativa: “Ciaone al centro storico”, rivolto all’amministrazione comunale.

Le proteste hanno unito movimenti diversa estrazione politica: “Catania bene comune”, Sel, Red militant, il Pcdi e diversi collettivi studenteschi hanno contestato vivacemente il premier.

Il bluff dell’Himera.

Dopo Catania il presidente del consiglio Matteo Renzi si è recato al viadotto Himera sull’autostrada Catania-Palermo, per inaugurare la riapertura di una corsia in direzione del capoluogo siciliano. In un primo momento si credeva che l’inaugurazione riguardasse carreggiata travolta dalla frana ma invece si tratta un viadotto che è stato chiuso in via precauzionale un anno fa dopo che il viadotto gemello in direzione Catania si era «abbassato» causa frana e piloni danneggiati. E ciò ha provocato una miriade di polemiche.

“ Mai più viadotti che crollano, mai più scandali – ha detto Renzi -. Non ci sono cittadini di serie A al nord e di serie B al sud”.

“Finisce l’emergenza perché di emergenza non si può andare avanti. Abbiamo salvato questo viadotto dalla demolizione evitando costi aggiuntivi. E avviamo la ricostruzione del viadotto che è stato abbattuto”.

Infine a Palermo accolto dal sindaco Orlando e dal presidente Crocetta. Anche qui pioggia di milioni.

 Con Renzi c’erano anche il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini e i sottosegretari Davide Faraone e Simona Vicari.

Il premier commenta così la firma del patto per Palermo: “L’Italia ha bisogno di Palermo e della Sicilia, perché il paese non riparte se non si rilancia il Mezzogiorno”. “Un cambio di rotta”, lo definisce il premier durante il suo intervento, ospitato nel deposito dei tram di Roccella. “È un accordo che fissa obiettivi precisi e prevede anche tempi precisi. Un modo per responsabilizzare la politica, ma anche per restituire al mezzogiorno il ruolo che gli spetta”.

L’omaggio a Pio La Torre

“Assieme al mio partito oggi ho portato un fiore nel luogo in cui Pio La Torre è stato ucciso. E’ un modo per dire a nome di tutti che la lotta contro criminalità, mafia e tutte le forme di illegalità è una priorità che deve unire tutti gli italiani. Nel ricordo dei martiri c’è un seme, i loro sogni camminano sulle nostre gambe”.

Qui di seguito i comunicati di protesta

 Federazione catanese di SEL-SI

“Renzi non sei il benvenuto a Catania. Il Governo Renzi sta massacrando i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Sta regalando i soldi alle banche sottraendoli a scuola, sanità, enti locali e servizi pubblici. Il Governo Renzi disprezza la democrazia, che sta uccidendo con una legge elettorale autoritaria e una controriforma che smantella la Costituzione nata dalla Resistenza. Il Governo Renzi sta avallando le politiche xenofobe e razziste dell’Unione Europea, sta alimentando politiche di austerità che favoriscono la guerra tra poveri”.

“Il Governo Renzi sta smantellando la scuola pubblica, il sistema pensionistico, lo stato sociale. È al servizio dell’alta finanza, dei signori del petrolio, dei poteri forti.Sabato 30 aprile il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sarà in Sicilia, prima a Palermo, poi a Caltanissetta e infine a Catania. Le catanesi e i catanesi non vogliono che il capo di un governo che sta svendendo e militarizzando la nostra terra (Sigonella, Muos, Frontex) sia accolto come se niente stesse succedendo. Matteo Renzi non è il benvenuto a Catania!

Musumeci (Ugl)

“Speriamo non sia la solita passerella, magari condita dalle immancabili promesse!” E’ questo il pensiero del segretario generale della Ugl di Catania Giovanni Musumeci a poche ore dalla visita di Matteo Renzi a Catania. Questa volta, il presidente del Consiglio torna nella città etnea per apporre la firma, insieme al sindaco Enzo Bianco, sul “Patto per Catania” che è contenuto nella più ampia programmazione del “Masterplan per il sud”. “Ci auguriamo che la mattinata di domani non diventi l’ennesimo slogan riempito da belle parole, ma sia davvero l’inizio di una stagione in cui possano essere avviati interventi concreti per la nostra realtà territoriale”.

Firma del Patto per Catania, dichiarazione dei segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl Catania Giacomo Rota, Rosaria Rotolo, Fortunato Parisi e Giovanni Musumeci.

“Sia benvenuta ogni risorsa, ogni opportunità, capace di colmare ritardi decennali che penalizzano il territorio e ne frenano la crescita produttiva,  impedendo la creazione di lavoro vero e dignitoso. Per questo motivo, Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno seguito con attenzione e salutato favorevolmente la cerimonia di firma del “Patto di Catania”, ospitata da un’istituzione culturale, il Teatro Bellini, che – non bisogna dimenticarlo – sta vivendo alla pari del Teatro Stabile un prolungato e inconcepibile stato di crisi.

Luca Cangemi, del coordinamento nazionale dell’associazione per la ricostruzione del Partito Comunista.

“Complice un’amministrazione gregaria, Renzi viene a Catania a fare una passerella farsesca e irrispettosa dei drammi sociali provocati dalle sue scelte.

Le politiche di questo governo sono responsabili direttamente del peggioramento delle condizioni di vita di centinaia di migliaia di lavoratori, pensionati e disoccupati catanesi, della crisi dei servizi sociali, del dramma dell’emigrazione giovanile che si fa sempre più forte, della militarizzazione del territorio da Sigonella a Niscemi. Contestare questa parata propagandistica è giusto e necessario. Renzi non è il benvenuto a Catania, come in nessun’altra città italiana, la sconfitta delle sue politiche e del suo metodo autoritario di governo è la premessa per un futuro diverso”.

Fotoservizio di Vincenzo Musumeci

Vincenzo Adalberto

 


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