Roma, 26 ott – “La Sicilia vive di paradossi: un’amministrazione ricca in una terra povera. Dati Istat alla mano, a giugno 2016 c’erano 62.186 precari e 386 mila disoccupati. I dipendenti regionali però sembrano vivere da un’altra parte con uno stipendio che supera di 6 mila euro l’anno quello dei ministeriali. Un esercito di 16.341 persone, di cui 14.139 a tempo indeterminato, esclusi i dirigenti, e premi a pioggia senza alcun criterio che vanno dai 9.000 ai 15.000 euro. Un ‘lusso’ che costa 48 milioni di euro, a tanto ammonta infatti il Famp, il fondo per pagare gli straordinari. Ma per espletare i bandi di gara per i fondi europei, di cui le imprese regionali necessiterebbero con urgenza, in Regione servono professionalità esterne. Non basta insomma una forza lavoro già elevata e lautamente retribuita”. Lo denuncia, in una nota, il senatore siciliano del gruppo Ala, Giuseppe Ruvolo.

“Come se non bastasse poi – aggiunge -, in Sicilia c’è un utilizzo della Legge 104 tre volte più alto della media di tutte le Regioni. Insomma, una situazione  già di per sé penosa con due pesi e due misure tra chi vive nell’Amministrazione e gode di agi e chi invece si deve rimboccare le maniche e far fronte alla crisi economica. Una crisi che nel Mezzogiorno ha visto lievitare la povertà tanto che il 66,6% di chi chiede aiuto nei centri Caritas è italiano e non immigrato e che continua a svuotare i territori  con un’altissima percentuale di siciliani che risultano iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero. Questi sono dati ufficiali, che si trovano spesso anche sui giornali, è possibile che nessuno si indigna?”.

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