Ad iniziativa della Diocesi di Acireale e della Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), ha avuto luogo ad Acireale un Incontro sul tema “Comunicare la Famiglia”.

I lavori sono stati introdotti da Giuseppe Vecchio,  Direttore regionale dell’UCSI il quale, dopo avere presentato i relatori, con una breve relazione sul tema della famiglia, ha anticipato la traccia dell’interessante Incontro.

Primo relatore è stato Don Marco Catalano, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Acireale con  una dotta relazione sul tema “La famiglia nel messaggio del Papa per la 49° Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali”, corredando poi il suo discorso con un video introduttivo che ha riprodotto la Giornata Mondiale del 19 maggio scorso.

E’ stata poi la volta dell’Avv. Anna Ruggieri,  Componente del Direttivo della sezione catanese  dell’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia che ha messo a fuoco i tanti incagli giuridici ed umani non ancora risolti sul tema “Famiglia di diritto e diritto di famiglia”.

La terza relazione ha riguardato il tema “La famiglia dono di Dio a servizio dell’uomo nuovo” svolta dai coniugi Marco Lovato e Laura Lubatti, responsabili della Comunità Papa Giovanni XXIII di Linera con una dovizia di riferimenti e di riproduzioni video su particolari situazioni familiari.

Il moderatore dell’Assemblea Vecchio ha quindi invitato Domenico Aziia, Presidente di Sicilia Mondo a dare una testimonianza sulla famiglia in emigrazione: “Sul tema “Comunicare la famiglia in emigrazione”, ha detto Azzia,  mi riferisco all’esperienza da me vissuta negli anni ‘50-‘60, cioè negli anni in cui nacque Sicilia Mondo.

Furono i migranti provenienti dal Sud Italia, dalla Grecia e dalla Spagna che ricostruirono l’Europa distrutta dalla guerra, determinando  il decollo del vecchio continente.

Furono gli uomini che coprirono i vuoti del lavoro, i vuoti demografici, sottoponendosi ai lavori più umili e dequalificanti. Questi uomini si ristrutturarono stabilizzandosi  con i ricongiungimenti familiari ed i matrimoni tra connazionali e locali.

Da uomini soli diventarono comunità familiare. Famiglie di diverse nazionalità, di diverse culture, di diverse religioni superarono antichi steccati e pregiudizi.  Piantarono le loro culture, ritrovarono il modo di stare insieme.

Furono gli uomini con le loro famiglie i primi, i veri costruttori della integrazione tra popoli diversi, crearono il modello di unità tra popoli. I primi portatori  di un modello di unità tra popoli. Queste famiglie furono le vere antesignane dell’Europa dei popoli.

Prezioso in emigrazione il sostegno delle Missioni cattoliche nel primo impatto con le società di insediamento, nella educazione dei giovani,  nella conservazione della lingua italiana.

Egualmente essenziale, per la famiglia, il ruolo dell’associazionismo che diventa il tessuto connettivo della comunità ed il ponte con la terra di origine.

Esemplare, quindi,  la famiglia cristiana in emigrazione,  autentico focolare per l’avvenire dei figli ed il sogno di una vita migliore.

La famiglia in emigrazione – sottolinea Azzia –  è centrale di convivenza, fattore di crescita, fattore di equilibrio e di pace nella società. Parlare della famiglia significa sfogliare le pagine di vita della nostra quotidianità.

Storie di emigrazione senza storia, di famiglie di cui non ne parla nessuno, coppie virtuose che crescono i figli, che raggiungono i livelli di agiatezza. Storie di successi ma anche di insuccessi, di famiglie che cercano una vita migliore, drammi familiari per separazioni, ricongiungimenti impossibili, problemi della casa e dell’occupazione. Storie dolorose della mobilità, famiglie che invocano il loro diritto alla vita ed alla dignità.

Il Governo italiano è fanalino di coda in Europa per il sostegno alle famiglie. Sostiene  la famiglia con l’1,4% del Pil nazionale mentre l’Europa con il 2,2%, la Danimarca con il 3,7%. La Francia ha superato la crisi della denatalità puntando alle famiglie, con il risultato di una forte crescita e sviluppo della società francese.

Il Governo italiano non ha capito che investire anche sulla famiglia in emigrazione, vuol dire risparmiare sulla educazione dei giovani e l’assistenza degli anziani.

Anche in emigrazione, comunicare la famiglia è un fatto etico, sociale e di crescita per noi cattolici che ci deve impegnare e coinvolgere tutti, per costruire una cultura  della famiglia. A partire dal basso.  Cominciando dalla  nostra quotidianità”.

A proposito dell'autore

Passionale, grintosa ed innamorata del suo lavoro. Abbandona la carriera giuridica per realizzare il suo sogno: scrivere. Testarda e volitiva crede nella forza trascinatrice dei propri sogni e combatte per realizzarli. Sempre pronta con il suo inseparabile registratore a realizzare un’intervista. Si occupa di Teatro e Comunicazione da anni. Non ha paura delle sfide, anzi, la stimolano ad andare avanti.

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