CATANIA – Per soddisfare le richieste di una città come Catania, dovrebbero essere almeno tre le squadre attive di cinque uomini l’una per i servizi di Vigili del fuoco. Invece solo una rimane attiva, e quando l’emergenza è troppo complessa, è inevitabile che si chieda aiuto ad altre squadre come quelle di Porto o Aeroporto, lasciando sguarnite altri contesti non meno a rischio del territorio cittadino.Ma non è solo una questione di numeri. Spesso i luoghi di lavoro dove operano i vigili del fuoco catanesi non sono agevoli e anche i mezzi di soccorso sono troppo vecchi. Il bilancio del settore ogni anno viene presentato dalla segreteria della Funzione pubblica Cgil, ma in questa edizione 2015 l’analisi del servizio sul territorio è ancora più disarmante. Il segretario generale Gaetano Agliozzo, con il segretario provinciale Armando Garufi e i vigili del fuoco Salvatore Di Dio e Giovanni Amendola, rispettivamente coordinatore provinciale e rappresentante del distaccamento di Acireale, ricordano che rispetto al dialogo con il Dipartimento nazionale del Ministero dell’Interno, “nessun risultato è stato ottenuto dopo l’incontro di raffreddamento del 23 aprile scorso tra l’amministrazione dei vigili e le organizzazioni sindacali; le nostre problematiche restano senza risposta. La grave carenza di personale che, in particolar modo, grava sul Comando di Catania mette a rischio ogni giorno la popolazione di tutta la provincia. Il soccorso per la sola città di Catania è garantito da una squadra composta da 5 vigili che devono sopperire a tutte le esigenze della popolazione, 24 ore su 24. Il risultato, come si può facilmente intuire, è pessimo, lunghe le attese prima di una risposta dell’operatore del 115 e il più delle volte si deve redigere una lista delle emergenze e assegnarle ai distaccamenti più vicini, allungando di molto i tempi del soccorso e lasciando così senza presidio i comuni dove i distaccamenti sono dislocati, confidando che nel frattempo non siano necessari altri interventi di soccorso nel territorio (Acireale,R iposto, Paternò, Adrano ecc.)”. Un’emergenza che potrebbe trasformarsi in dramma se dovesse verificarsi un evento di gravità al di sopra della media.
“I mezzi troppo vecchi- anche con 30-40 anni di vita- che per raggiungere il luogo del soccorso devono fare sempre più km, registrano un numero sempre maggiore di guasti per far fronte ai quali i fondi per le riparazioni sono insufficienti; spesso si è costretti a intervenire con mezzi inappropriati e malandati, col rischio di non poter ultimare il soccorso”, raccontano Agliozzo e Garufi, che aggiungono: “C’è anche il problema dell’ imminente chiusura del distaccamento Sud che ha sede nella zona industriale di Catania che oltre a dare supporto alla città di Catania, copre il territorio di Librino e la Zona Industriale fino al Comune di Scordia; da tempo in quei locali non si riesce a sopperire alla normale manutenzione. È una sede priva di acqua potabile, elemento indispensabile per i vigili del fuoco (decontaminarsi dopo ogni intervento è garanzia di sicurezza per gli operatori). La chiusura del distaccamento renderà problematico il soccorso; non a caso le zone di competenza verranno raggiunte con tempi notevolmente più lunghi, mettendo a rischio l’incolumità degli abitanti.La FP CGIL di Catania oggi denuncia la grave carenza di uomini, mezzi e sedi, soprattutto in prossimità del periodo estivo e delle emergenze profughi in atto sulle nostre coste, e chiede l’interessamento delle autorità locali affinché si facciano promotori di tempestive soluzioni per attenuare l’ “attuale situazione che mette in pericolo l’intera provincia. Di questi aspetti abbiamo anche informato il prefetto di Catania”. C’è poi da chiedersi che fine abbiano fatto i fondi assegnati per la costruzione del nuovo distaccamento sud nella zona Pigno, per il quale circa 15 anni fa, era stato individuato il terreno dove sarebbe sorto e il progetto era in fase di assegnazione. Ogni giorno, chi organizza il servizio al Comando di Catania, è costretto a racimolare unità operative sottraendo ferie al personale oppure riducendo i nuclei, come accade spesso, ad esempio, al “distaccamento Porto”, dove si sposta personale per impiegarlo in altra sede per il soccorso terrestre. In questo modo si riducono le unità utili per l’intervento a mare, pur sapendo che è in corso l’emergenza profughi e, in caso di soccorso in mare, la motobarca non può operare.
“Non è normale che ci siano 8 consolle operative per il 115 e due sole persone in turno. Si spiegano così le enormi attese telefoniche con cui spesso i cittadini devono fare i conti. Anche il ricorso alla malattia aumenta. Il personale è troppo stressato da richieste sempre più pressanti a causa della mancanza di personale. Anche questo un segnale che va sottovalutato”, concludono Di Dio e Amendola.

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