CATANIA – Sono stati presentati , nel corso di un convegno che si è tenuto nella sede catanese della CGIL, i dati INAIL inerenti le morti sul lavoro nel 2014, che sono passate dai 791 casi nel 2013, a 754 nell’anno appena trascorso. Dati confortanti, verrebbe da pensare, ed invece no, se consideriamo l’aumento di due fattori molto importanti in aumento : disoccupazione e lavoro in nero. A darne notizia, l’osservatorio indipendente di Bologna, che ha chiuso i battenti dal 1 Gennaio 2015 in segno di protesta contro l’indifferenza della politica nei confronti di un eccidio come quello che si registra in Italia: 1350 morti, di cui 49 solo in Sicilia, con un incremento quindi del 12,5% rispetto al 2013. La spiegazione della grande differenza che si registra tra le due fonti è dovuto dunque al fatto che molti lavoratori non sono registrati all INAIL perché lavorano in nero e la precarizzazione farà sì che la situazione possa solo peggiorare. Problematico, secondo i rappresentanti della CGIL, sarà l’impatto che il jobs act avrà sui temi della sicurezza nell’ambito di una complessiva attenuazioni delle tutele. Una questione che deve essere risolta al più presto, utilizzando anche gli interventi sindacali. A questo proposito, nel corso del convegno è stato definito un piano risolutivo da attuare attraverso una proposta di legge che possa informare e tutelare i lavoratori.

“L’elaborazione e l’attuazione da parte del datore di lavoro dell’art, 28 del decreto legislativo 81/2008, fornisce un utile strumento che porta alla riorganizzazione razionale e pianificata della produzione nei suoi diversi componenti allo scopo di raggiungere l’obiettivo di una sostanziale riduzione dei fattori di rischio presenti- spiega Giuseppe Amato responsabile S.P.P. – E’ necessario nell’ambito delle realtà produttive progettare un piano di lavoro sicuro, mediante l’integrazione di tutte le funzioni aziendali e della prevenzione dei rischi derivanti da questi. “
I relatori, hanno messo in evidenza quindi, l’esame sistematico dei fattori di rischio di tutti gli aspetti dell’attività lavorativa,che non dovrà trascurare le situazioni di lavoro che non sono comunque di routine,quali ad esempio la manutenzione, la pulizia, l’arresto e la riattivazione degli impianti, considerando la soggettività di chi analizza i fattori di rischio, dando maggiore o minore rilevanza a certi aspetti piuttosto che ad altri.
“Nella questione sicurezza sul lavoro, la CGIL in concomitanza con le più importanti organizzazioni del settore, faranno il possibile affinchè i dati oggi presentati, possano cambiare e dimezzarsi entro il 2016. Ma affinchè questo avvenga è importante poter operare in un clima di collaborazione collettiva- conclude Giuseppe Oliva,responsabile Mercato del Lavoro e Contrattazione per la CGIL- I lavoratori devono pretendere le giuste tutele esterne ma devono anche imparare a denunciare gli infortuni che avvengono sul lavoro. Bisogna abbattere il muro d’omertà che troppo spesso protegge piccole e grandi aziende a scapito della pelle dei dipendenti.” E’nato così il progetto “Miles” finanzianto da Fondimpresa, un progetto pensato come strumento di crescita delle conoscenze e delle competenze dei lavoratori in tema di salute e sicurezza su lavoro, attraverso un’integrazione concreta con i processi di occupazione e con i sistemi di gestione delle singole realtà aziendali al di là degli obblighi di legge.

Nicoletta Castiglione

 

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