di Agnese Maugeri

Non solo le stelle di Hollywood vengono acclamate sul palco del Taormina film Fest.

Sono parecchi gli attori italiani che nel corso di queste giornate si sono susseguiti nelle Tao Campus da Vittoria Puccini, Giulio Scarpati, Paola Cortellesi, interpreti illustri del panorama cinematografico made in Italy.

10329082_10203455750028139_9118051239381788776_n-e1403116039751Vittoria Puccini è stata la prima a calcare la scena, con una gonna di jeans lunga e una camicetta bianca, alta, aggraziata, una bellezza sofisticata e un’aria semplice da “ragazza della porta accanto”, del resto quale uomo non vorrebbero avere una dirimpettaia come lei.

L’attrice ha parlato della sua carriera, degli inizi con il film “Tutto l’amore che c’è” di Sergio Rubino, raccontando che il cast era quasi tutto composto da giovani esordienti. Girato in Puglia in un’atmosfera gioviale, fu proprio durante il primo giorno di riprese che Vittoria capì che quella era la sua strada.

Ma il suo curriculum la vede sia attrice di cinema che di televisione, infatti la Puccini trova che le differenze nella costruzione di un film per il grande o per il piccolo schermo si stiano ormai assottigliando «credo molto nel valore della televisione perché arriva a molte più persone, tutti abbiamo una tv in casa mentre ci sono luoghi, paesi, dove i cinema non esistono. Molti registri e attori famosi stanno iniziando a lavorare per la televisione portando della buona qualità».

Ovviamente non potevano mancare le domande sulla fiction che le diede il maggior successo, facendola entrare nel cuore di milioni d’italiani “Elisa di Rivombrosa”, dieci mesi di lavoro incessante, la prima azione girata fu una scena di nudo ma ci dice Vittoria che nel set cadono tutte le inibizioni perché sai che interpreti un personaggio ed è come se si indossasse una maschera.

Della lunga fiction quello che maggiormente l’ha colpita è stato l’effetto con la gente «era una favola a lieto fine che faceva sognare».

Alla Puccini piace cambiare spesso ruolo, nel suo futuro imminente c’è una miniserie per la tv che racconta la forte e avventurosa vita della giornalista Oriana Fallaci.

Altri due artisti salgono sul palco per una divertente e interessante Tao Campus, Giulio Scarpati e Paola Cortellesi, attori prima di tutto teatrali ma anche il cinema e la televisione non sono mancati nella loro storia.

Come poterli descrivere: sobri, simpatici e soprattutto umili qualità che rendono grandi gli artisti.

Scarpati ha iniziato nel ’68 partendo proprio con il teatro con una piccola compagnia dovefoto 1-5 facevano tutto loro dai costumi, alle scenografie, per un periodo lui divenne anche capo ufficio stampa chiamando e invitando personaggi famosi ai loro spettacoli. Fu nel ’88 quando vide il suo volto in una locandina al Teatro San Babila di Milano che finalmente pensò “ce l’ho fatta”.

La Cortellesi, compiuti gli studi classici, si cimentò in una tournée teatrale, non pensava di avere una vena comica, dietro le quinte soleva scherzare con gli attori più grandi.

Pietro de Silvia aveva una rassegna particolare al Teatro Dell’Orologio di Roma e la scritturò per un monologo comico. Una sera vennero a vederla due autori televisivi e decisero così di contattarla.

I due artisti sostengono entrambi che nella carriera di un attore bisogna fare tante esperienze cercando di riuscire a recitare sia in teatro che al cinema, chi si occupa solo di uno subisce un limite comunicativo, poiché bisogna saper usare il linguaggio adeguato al mezzo utilizzato.

Loro in questo ci sono riusciti benissimo, anche l’approccio allo studio del personaggio è simile, Paola dice «mi ispiro scena per scena cercando di avvicinarmi il più possibile alla verità, mi piace trasformarmi e osservare cogliendo le movenze e il dialetto, gli accenti, di ogni personaggio che devo interpretare».

Giulio sostiene «bisogna trovare un senso di coerenza con il personaggio che interpreti, la bellezza è vedere l’inizio e la fine della storia che si è raccontato, devi cercare un qualcosa che avvicina il personaggio a te stesso».

Anche in questa circostanza erano d’obbligo per Giulio Scarpati delle domande sul suo personaggio più noto il dottor Lele Martini di “Un medico in famiglia” in 6 edizioni su 9 lui è stato presente.

La difficoltà racconta l’attore sta nei tempi stretti in cui si lavora per la televisione, si giravano dalle nove alle dieci scene al giorno questo dovrebbe essere un esercizio ottimo per la memoria ma lui ammette simpaticamente che scriveva le battute ovunque anche nel ricettario del dottor Lele. «Lavorare in una fiction se fatta bene dà tanto, soprattutto in termini di popolarità. Durante la prima stagione di Un medico in Famiglia inserivo volutamente nella borsa da dottore dei giochini che appartenevano ai miei figli sul set, così che durante le scene in cui lavoravo sbucavano fuori e sottolineavo al pubblico la mia immagine di padre vedovo».

Purtroppo però, per tutti i fans della serie, Giulio comunica che non interpreterà più il ruolo di Lele l’ha fatto per troppi anni e gli è rimasto addosso, scherzando dice che Lele mette Giulio in un angolo per questo ha deciso di abbandonare la fiction e di dedicarsi ad altri ruoli.

Adesso Scarpati desidera lavorare con la follia, interpretare ruoli sopra le righe così come ha fatto nella serie tv “Fuori classe” dove vestiva i panni di un preside pazzo.

foto 2-5La Cortellesi invece sogna di interpretare il Riccardo III nel ruolo di Riccardo del resto, come ci ricorda l’attrice a teatro tutto è possibile.

Paola poi continua facendo una riflessione sulla comicità e la televisione  «l’umorismo non lo impari lo respiri. Io l’ho respirato molto a casa con i miei genitori e mio fratello maggiore che mi faceva guardare film fantastici. Noi amavamo il trio Marchesini, Solenghi, Lopez e la loro comicità arguta. Era una televisione bellissima quella italiana, i nostri varietà erano i migliori al mondo mettevamo in scena cose pazzesche dove c’era una Mina che cantava e presentava, bravissima, e i suoi ospiti erano personaggi incredibili Totò, Sordi e tanti altri. Adesso i varietà sono legati ai talent, non si potranno uguagliare a quelli di una volta ma è bene sfruttare tutte le nostre possibilità e dare alla gente altri tipi d’intrattenimento».

L’atmosfera spensierata e cameratesca continua per tutto l’intervento così il pubblico si sbizzarrisce con domande strane, chiedono per esempio quale siano i riti scaramantici che fanno prima di entrare in scena. Paola risponde di non essere molto scaramantica ma di dire una lunga filastrocca che non si può ripetere in pubblico, perché ricca di brutte parole, e le serve per buttare fuori l’ansia o come spiega meglio lei “l’infarto in corso”.

Giulio ammette di essere molto scaramantico così tanto da raccogliere tutti i chiodi storti nei palcoscenici d’Italia, a casa ne ha un sacco che pesa più di un chilo e mezzo.

Entrambe però sono concordi sul fatto che «si deve comunicare con tutto, con la voce e con il corpo, per trasmettere sempre al pubblico qualcosa d’importante, bisogna tremare prima di entrare sul palco ogni volta come se fosse la prima e l’ultima volta, perché questa adrenalina o paura, ti fornisce la grinta necessaria per tirare fuori il meglio di te».

Agnese Maugeri

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