di Katya Maugeri

La Giornata Internazionale della Donna si è trasformata nel corso degli anni sempre più in una ricorrenza dai caratteri commerciali. L’8 marzo è una data che ricorre ogni anno per tenere viva la memoria storica di quanto successo, di lotte, di conquiste sociali e politiche; lotte contro le violenze subite, sulle discriminazioni, sugli abusi. Dal 1908 al 1909 a New York, oltre 20.000 camiciaie, sostennero un lungo sciopero per i diritti delle donne, ma durante queste manifestazioni, presso un’industria tessile, rimasero uccise 129 operaie. L’8 marzo, pertanto, non è una festa bensì una ricorrenza. E’ il ricordo di una triste giornata, un doloroso episodio; il ricordo di lotte, di rivendicazioni dei diritti per il miglioramento di una situazione precaria in termini economici, sociali e umani. Nel corso degli anni, si è però perduta l’essenza della ricorrenza, la vera motivazione per la quale celebrare questa giornata, poiché la maggior parte delle donne occidentali approfitta di questa data per esternare la propria “trasgressione”, attraverso la partecipazione a spettacoli di spogliarello maschile, uscite con le amiche, come se le donne del 1908 lottarono per ottenere
questo! Lottarono per i propri diritti! Ma le condizioni che ne fecero una giornata di lotta, di rivendicazione dei diritti, continuano ad alimentare una situazione instabile nel campo lavorativo e sociale: si pensi alle tante donne che sono costrette a subire abusi, a chi lavora in condizioni pessime, alle donne che rinunciano, contro la loro volontà a una vita lavorativa poiché anche la maternità è considerata una realtà scomoda da gestire. La donna, ancora oggi, nel 2015, continua ad avere milioni di motivi per continuare quella lotta.
Ma dove sono le donne adesso?2. In che modo rivendicano i loro diritti? Molte delle donne “moderne”, emancipate, hanno lasciato dietro la loro memoria quelli che sono i reali valori da custodire, per anteporre l’immagine, il materialismo e la superficialità. Essere donna è una grande responsabilità, che va compresa, alimentata da un coraggio che non sempre è facile trovare quando la società sembra lontano anni luce dai mezzi necessari per realizzare il proprio progetto.
L’8 marzo è una ricorrenza da tenere sempre viva nel proprio cuore, nella propria mente, per ricordare che la donna non è forte solo se emancipata, ma solo se rispettata in ogni sua sfaccettatura.

K.M.

Scrivi