CATANIA – La Direzione Investigativa Antimafia avrebbe disvelato una joint venture tra i clan Casalesi e Mallardo con quelli della mafia catanese, volta alla gestione “negli approvvigionamenti di prodotti ortofrutticoli e nell’imposizione dei connessi servizi di trasporto da e per i maggiori mercati del centro e del sud Italia”, creando un vero e proprio monopolio del trasporto su gomma per i prodotti ortofrutticoli. I sodalizi criminali imponevano ai commercianti i vettori da utilizzare, riconducibili a società di diretta loro espressione o asservite ad esse, ledendo così gravemente il sistema della libera concorrenza.

Eseguiti sequestri ad Adrano (Ct): in totale sono stati posti i sigilli a un patrimonio di svariati milioni di euro. L’inchiesta ha portato questa mattina ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Dda, nei confronti di 20 soggetti, ritenuti responsabili dei reati di associazione mafiosa, illecita concorrenza con minaccia o violenza, estorsione ed altro. L’operazione è condotta dal Centro Operativo Dia di Roma, coadiuvato dalle Articolazioni Dia di Napoli, Salerno, Palermo, Caltanissetta e Catania. Sono scattate anche diverse perquisizioni: inoltre è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo riguardante compendi aziendali di 10 società di trasporto per un valore di circa 100 milioni di euro.

Dall’abigeato al furto di materiali e prodotti per arrivare alla gestione dei mercati ortofrutticoli che determinano l’aumento spropositato al consumo del prezzo della frutta e verdura. Un quadro desolante che in Sicilia mortifica gli investimenti degli imprenditori agricoli. Lo afferma Coldiretti Sicilia che plaude all’operazione condotta dalla Dia in Campania, Lazio e Sicilia contro la gestione monopolistica di alcuni mercati ortofrutticoli operata dai clan Casalesi e Mallardo con quelli appartenenti a Cosa Nostra catanese, che ha portato al sequestro di beni per un valore di 100 milioni di euro.

Nell’Isola,  il business delle agromafie – sottolineano il presidente e il direttore, Alessandro Chiarelli e Prisco Lucio Sorbo – supera i 5 miliardi di euro,  un’alta percentuale del dato nazionale dove il giro d’affari nel 2014 è stato di 15,4 miliardi. La malavita  si è insediata in molti dei punti nevralgici del sistema agricolo regionale: dalla falsificazione delle tracce di provenienza dell’ortofrutta (come la falsificazione di etichettature in modo da spacciare prodotti del Nord-Africa per comunitari), all’imposizione del guardiania, al pagamento del pizzo anche con l’obbligo di assunzione di manodopera, al trasporto. Per la Sicilia – aggiungono  – si tratta di una vera e propria piaga che non risparmia nessuna parte: dal ragusano all’agrigentino sono sempre di più le denunce e le segnalazioni. Una delle cause è lo spopolamento delle zone interne causato anche dalla dotazione infrastrutturale peggiorata ulteriormente a causa delle piogge dell’inverno scorso – concludono il presidente  e il direttore.

 

 

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