Fra manager inadeguati e manager che adeguati sarebbero e perfino superdecisionisti, amministratori che flirtano col potere e funzionari che al potere hanno dedicato la loro intera vita, oscillando costantemente fra i poli (pressoché equivalenti) di una diffusa, capillare  presenza della politica nei suoi meandri organizzativi, la Sanità resiste al suo destino grazie alla professionalità dei suoi operatori, che devono dar conto ad una logica del dominio partitocratico del loro operato, badando bene di non esagerare con le loro qualità, che rischiano di evidenziare scarti incolmabili con chi non meriterebbe ma ha il suo bravo “posto al sole”.

Da tempo si ammette che i tempi della lottizzazione fatta alla luce del sole erano forse preferibili a quelli di questa attuale, esigente, pervasiva colonizzazione della salute pubblica da parte della stessa politica che quotidianamente si trova nell’imbarazzante scissione di governare e di opporsi, mettendo in scena spesso un movimentato gioco delle parti.

La realtà operativa in cui i professionisti della salute sono chiamati a svolgere il loro compito è sotto gli occhi di tutti: riduzione che troppo spesso si cela dietro la semplificazione (la spending review è l’ultima invenzione delle politiche neo-liberiste), assottigliamento degli organici con conseguenze spesso drammatiche a carico degli utenti, mancanza di una corretta gestione delle risorse umane (che ancora una volta e paradossalmente è affidata alla politica…..), predicazioni apparenti della necessità di umanizzare e razzolamenti reali di un assoluto disinteresse per i temi della persona nella cura delle malattie.

Immaginare una sanità libera dai condizionamenti della politica sembra simile ad immaginare un organismo vivente che non sia abitato da microorganismi patogeni: in natura non ce n’è.

Eppure, a rischio di sembrare romantici cantori della purezza, ci rimane ancora la disponibilità residua a una visione tecnocentrica della sanità: una sanità consegnata nelle mani dei professionisti, con un counseling politico che venga dopo la gestione tecnica e non prima del suo affidamento.  Una configurazione che ridurrebbe drasticamente il ruolo e il peso degli assessorati, i quali – tanto per dirne una – dovrebbero affidarsi alle competenze di un supermanager regionale eletto da tutti i partiti, un tecnico che quindi non si troverebbe mai nella condizione di dover pagare il conto……..

Sogni. Incubi. Che si intrecciano e si moltiplicano.

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

Post correlati

Scrivi