Barack Obama riserva l’ultima cena a Matteo Renzi: “Oggi è una giornata piacevole perché sancisce l’ultima cena di Stato per la mia presidenza e ci siamo riservati il meglio per la fine e quindi da parte nostra è un grande onore dare il benvenuto al primo ministro Renzi e alla signora Agnese Landini”, dice il presidente degli Stati Uniti.

Questa frase è l’emblema del clima che si respira alla Casa Bianca in occasione dell’incontro tra il presidente degli Usa e nostro premier, che tra gli altri si è portato a seguito il premio oscar Roberto Benigni e la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini. Tutto all’insegna della smanceria a rischiosissimi livelli di glicemia: sorrisi a iosa, sguardi complici, pacche sulle spalle, chiacchiericcio fitto fitto tra le first lady, che non ha nulla da invidiare a quello delle vecchie comari nel gineceo delle case siciliane. Scene da bollino rosso per i diabetici.

Il tutto condito dalla piaggeria dei giornaloni nazionali i cui titoloni sulla passeggiata gioviale tra Michelle e Agnese, nel giardino della Casa Bianca, che hanno smesso i tacchi per calzare delle informali e plebee ballerine fa quasi concorrenza all’endorsement di Obama a Renzi per il tanto discusso referendum costituzionale che sta infiammando l’Italia.

Queste sono le notizione che contano mentre il Italia arriva il bollettino di guerra dell’Inps sulla strage causata dal Jobs Act che ha soppresso l’art. 18: –8,5% di assunzioni e +31% di licenziamenti rispetto ai primi otto mesi del 2015. Ma tali argomenti sono di secondo ordine e si devono sottacere, a noi interessano i tacchi smessi dalle due first lady.

Ed ecco l’endorsement di Obama, il cui pigmento scuro della pelle, mentre lo pronuncia, ci appare sempre più schiarito, meno che abbronzato, come diceva Berlusconi: “Matteo si sta adoperando per le riforme e spesso incontra alcune resistenze. Ci sarà un referendum che crediamo possa accelerare il percorso dell’Italia verso un’economia più vibrante e un sistema politico più efficace. Il mondo di oggi è sempre più connesso e veloce grazie a internet e c’è bisogno di governi che possano decidere speditamente”.

Ma Obama non sta facendo altro che restituire il favore all’alleato italiano per il fedele assoggettamento alle strategie geopolitiche americane. Invero, Matteo Renzi sin dal suo insediamento al governo a parole ha detto di non volersi schierare nelle diverse guerre di cui è investito il globo ma a fatti ha inviato recentemente 140 militari italiani al seguito di quattro battaglioni della Nato, in Lettonia, di fronte all’enclave di Kaliningrad, su indicazione degli Usa per tenere buona la Russia che lì ha installato i missili antimissili a sua volta per difendersi dall’allargamento a est della Nato. E andando a ritroso a settembre ha inviato 300 militari italiani a Misurata, nelle retrovie dell’assedio di Sirte ufficialmente a protezione di una missione sanitaria ma di fatto in guerra. E dulcis in fundo l’invio, a dicembre 2015, di 450 soldati ora 700, a protezione della diga di Mosul già conquistata dall’Isis e poi liberata dalle milizie sciite. Soldati italiani che oggi si trovano catapultati in piena guerra con la coalizione internazionale che sta attuando l’offensiva a Mosul   per cacciare l’Isis. Invio che adesso non sembra più una mera coincidenza.

Diventiamo retorici se ricordiamo che si sta violando l’art. 11 della Costituzione?  Il quale recita testualmente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionale…”.

E che ancora l’endorsement di Obama è più che un’ingerenza nella sovranità italiana, giacché l’art. 1 ci ricorda che la sovranità appartiene solo al popolo e non ai nominati che siederanno sugli scranni del Senato o della Camera se al referendum vincesse il sì in combinato disposto con l’Italicum, e che soprattutto non appartiene a Obama.

Ma noi non riusciamo a dismetterci l’abito di colonia america cucitoci addosso nel secondo dopo guerra, non ci riusciamo con Renzi, e per carità nemmeno con quasi tutti i premier che lo hanno preceduto, pertanto dobbiamo eternamente ringraziare e stare proni agli americani, sempre riconoscenti per il Piano Marshall. Solo Craxi 31 anni fa si distinse, mostrando polso e  facendo valere la nostra sovranità nazionale nella crisi di Sigonella, come spiega bene in questo articolo il nostro direttore Daniele Lo Porto.

Vincenzo Adalberto


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