di Agnese Maugeri

CATANIA- Il dizionario “Morandini 2015” un cult per tutti gli appassionati di cinema e non solo, è stato presentato in prima nazionale a Catania, tanti i partecipanti e gli ospiti al Palazzo della Cultura che insieme a Luisa Morandini, figlia del famoso critico nonché curatore Morando Morandini, hanno parlato della storia del cinema italiano e in particolar modo della Sicilia set naturale di moltissime pellicole e fucina di grandi e talentuosi attori.

IMG_0545In rappresentanza degli interpreti siciliani la bravissima Donatella Finocchiaro, che con la sua bellezza mediterranea resa ancora più splendente dalla recente maternità, ha raccontato dei suoi numerosi film e dell’importanza, al giorno d’oggi, di diffondere la cultura soprattutto tra i più giovani. Dopo l’incontro l’attrice ha gentilmente risposto alle nostre domande.

Lei è apparsa nella copertina del dizionario Morandini 2007, si ricorda quel momento?

«Certo fu una grande sorpresa, avevo cominciato da cinque anni la mia carriera e avevo girato “Il regista di matrimoni” di Marco Bellocchio e trovarmi d’improvviso sulla copertina del Morandini è stata un’emozione bellissima, un regalo che mi ha voluto fare Morando legata alla stima che aveva per me, a quella esperienza e anche al film in questione, speriamo che ce ne sia un’altra prima o poi».

Ha interpretato molti ruoli di donne del sud, questa sua sicilianità è stata mai un limite?

«Io mi sento una paladina del sud, il sud è nella mia faccia, nel mio modo di parlare, nella gestualità, nelle mie espressioni, sono contenta che la maggior parte dei film che ho girato li ho fatti qui nella mia terra a Catania, Palermo, Siracusa ovunque, ma anche nei film che ho fatto fuori in giro per l’Italia ho spesso interpretato una donna del sud, che poi magari era una salentina o napoletana piuttosto che una siciliana ma la componente meridionale c’era sempre tutto questo lo vivo come una ricchezza. È vero anche che i primi tempi dopo “Angela” mi davano parti da poliziotta o da mafiosa ma io non ho sempre accettato anche perché la tua carriera si crea con le scelte che fai e devi darle una piccola direzione».

Cosa consiglierebbe ai giovani che vogliono intraprendere la carriera d’attori?

«Non so cosa ci vuole, dire che bisogna prendere il treno al volo mi sembra limitante, certo a volte basta trovarsi nel momento giusto come del resto accadde a me, cercavano una ragazza per un ruolo e il mio volto era quello che volevano, però questo può capitare solo una volta, poi serve il talento per confermare e continuare questo lavoro, se no farai solo uno film. Questa pianta va sempre nutrita io continuo a costruire ogni film che faccio a studiare i personaggi che interpreto, non ci si deve mai sentire degli attori arrivati ma con umiltà bisogna apprende sempre quanto più possibile da chi lavora con te».

Da poco è diventata mamma come vive questa nuova avventura?

«Un’esperienza meravigliosa imparagonabile, gli amici mi hanno scritto messaggi bellissimi “questo è il tuo oscar” oppure “il tuo film più bello” ed è esattamente così, un’emozione totalizzante che non può essere descritta bisogna viverla sulla propria pelle, un affetto un amore immenso, infatti quest’anno ho deciso di non lavorare ma di godermi la mia maternità».

La vedremo presto al cinema con Giorgio Pasotti nel film “Mio Papà” qual’è la trama?

«Una storia d’amore, commedia romantica, esce nelle sale il 27 novembre e racconta il rapporto complicato di un patrigno con suo figlio acquisito, affronta l’argomento della famiglia allargata che è un tema molto attuale. Non recrimino la famiglia nella sua visione classica, molte coppie sono rimaste insieme pur non amandosi più per i loro figli ma questo oggi giorno è desueto, non perché non vada più di moda ma perché fa male sia ai partner sia ai figli stessi che sentono le tensioni le assorbono, quindi che ben vengano le famiglie allargate che spesso poi diventano delle famiglie a tutti gli effetti».

Qual è il suo rapporto con Catania?

«Sono tre anni che vivo qui mi sono ritrasferita nella mia Catania, però nell’ultimo anno ho notato che questa città è peggiorata, basta guardare in giro per strada bisogna spaventarsi di dire la propria opinione, si sente del ciclista pestato al lungomare, dell’uomo accoltellato a un passo da casa mia; se mi affaccio vedo questo stuolo di ragazzini che bivaccano lì bevendo rhum e pera, questo io lo ritengo molto avvilente. Noi parliamo di cultura, di arte, di spettacolo, ma questa città e non solo, direi questa nazione, è piombata in un periodo di bruttezza, un disaggio strutturale pesante, il nostro impegno nel promulgare la cultura proprio per queste ragioni dev’essere forte».

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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