La casa della nonna è una commedia: commedia striata di nero su fondo grigio, quello della nostalgia, delle memorie; commedia spruzzata di acido corrosivo, quello dei risentimenti.

La casa della nonna è una commedia di conversazione: conversazione tra due sorelle che si rincontrano, dopo anni, nella casa della nonna, morta da poche ore.

Dapprima la conversazione è conflitto: sulle diverse concezioni della vita, dell’arte, della morale, dei comportamenti. In seguito, il conflitto si fa rancore: e su tutto prevale il rapporto con i genitori e con la nonna, cristallizzato sin dall’adolescenza. Ma, come in ogni commedia, conflitto e rancori lasceranno spazio all’intesa, alla ricomposizione di affetti e memorie. Così, le due sorelle scopriranno vincoli d’inattesa solidarietà di fronte ai personaggi  maschili (simili, perché congiunti da parentele incrociate) che si presenteranno al finale di ogni scena, e che porteranno via l’unico bene residuo che a loro rimane: la casa della nonna.

L’acquisita sorellanza condurrà le due sorelle a riflettere sulla loro vita: una riflessione che investe, inevitabilmente, una parte della generazione alla quale appartengono: quella che si è limitata a specchiarsi nella propria intelligenza e nei propri talenti, rinunciando ad aggredire la vita.

Private della casa della nonna, le due sorelle affrontano con serenità il proprio futuro nella strada, da nuove povere. E dalla strada osserveranno da lontano il palazzo della casa della nonna ristrutturato e trasformato in un albergo ad ore.

La casa della nonna di nino romeo

estratto della rassegna stampa cronologica

hanno scritto di La casa della nonna  (in ordine alfabetico)

Giovanna Caggegi – Giuseppe Condorelli – Francesco Nicolosi Fazio – Maurizio Giordano – Ilaria Guidantoni – Antonio Mazzucca – Sergio Sciacca – Ettore Zocaro

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Ettore Zocaro  «La Sicilia» del 27 febbraio 2013

Roma – (…) Il ritmo del dialogo è incandescente, incalzante. La Maniscalco e la Scaffidi interpretano con puntualità anche i passi più esasperati, bella prova tecnica recitativa. Romeo conferma la coerenza del suo stile che il pubblico ha apprezzato nell’arco di una lunga e feconda carriera… “La casa della nonna” è una riflessione generazionale che esplode senza schemi precostituiti attraverso una teatralità molto pungente ed efficace. Il Gruppo Iarba si conferma campione di narrativa drammaturgica.

Ilaria Guidantoni «Saltinaria» del 20 febbraio 2013

Roma – Commedia noir, con qualche tratto grottesco, struggente nostalgia, e insieme una nota orrida, irriverente e a tratti rabbiosa. Un testo che si presta a molti spunti, riflessioni che dipingono l’Italia di oggi… Ben interpretato da entrambe le attrici che svelano un buon affiatamento. (…) Sono tanti, troppi gli spunti per descriverli nello spazio di una recensione e il testo meriterebbe certamente una lettura. (…) Spettacolo senza veli né patinature, solleva la benda dalla cancrena ma non scade nella voglia pura di scandalizzare come troppo spesso accade. Sarebbe interessante rivederlo anche solo in una lettura a due per concentrarsi sul testo e le sue pieghe.

Antonio Mazzucca «Il Gufetto» del 20 febbraio 2013

Roma – Nostalgico e dalla prosa sublime il testo de La casa della nonna di Nino Romeo viene magistralmente messo in scena da due inappuntabili attrici come Gianna Paola Scaffidi e Graziana Maniscalco al Teatro dei Conciatori. (…) Le due attrici scelgono una recitazione sobria, mai sopra le righe se non quando è il testo a concederlo, lasciando emergere la bellezza di un testo profondo e doloroso, dalla prosa ricercatissima. (…) Gianna Paola Scaffidi, con i suoi gesti controllati, quegli occhi circospetti e la rigidità delle linee contratte del viso interpreta il disagio nell’affrontare questo passato, lo stesso di chi legge il passato con la sola chiave di lettura che ha sempre avuto, la propria. Graziana Maniscalco è invece a suo agio con un ruolo sopra le righe, dalle mille sfaccettature. La sorella estroversa e artistica è quella che domina la scena con i suoi passi lunghi, quasi la divora. Intensa nei monologhi, e irriverente nei dialoghi, rende bene quella complessità di chi vive le proprie passioni senza preoccuparsi del giudizio degli altri… Il Teatro Conciatori ci regala ancora una volta una performance toccante e decisa… Ma quando la realtà fa capolino nella narrazione della vita delle due donne (…) lo fa con lucida spietatezza, come un raggio di sole attraverso una finestra dai battenti chiusi.

Giuseppe Condorelli «Scenario» del 26 novembre 2010

La fosca sorellanza

Catania – Una morte, la veglia, il gorgo dei ricordi e dei rimossi ad agitare il lutto. Con “La casa della nonna” – il titolo tranquillizzante cela invece un focolare di rapporti scoppiettanti e infuocati, di occasioni perse e ritrovate – il Gruppo Iarba di Nino Romeo ritorna finalmente a Catania, sulla scena del Teatro Brancati, con una sorta di western domestico e tragicomico in cui scendono a contrapporsi – nell’occasione della scomparsa della nonna – due sorelle, specularmente diverse (anche nei nomi inversamente proporzionali: Grazia Maria e Maria Grazia). (…) La veglia funebre diventa il campo di battaglia che Nino Romeo delinea lungo due atti con una scrittura scintillante in una diversa e rinnovata espressività drammaturgica (…) Due atti al plurale femminile, declinati nella forma del “contrasto”, in cui la parola è contrappunto nervoso e serrato, dall’incedere incalzante, quasi vertiginoso (…) Nell’ironia nera delineata dalla drammaturgia di Romeo le due sorelle oppongono i loro universi esistenziali ora a colpi di stiletto – citazioni colte, rimandi letterari, eufemismi ideologici e umorali – ora attraverso assalti astiosi e acidi in cui il dialogo s’impenna a calunnia, a svilimento reciproco. Ed è proprio il linguaggio – altro protagonista assoluto – a delinearne la diversità: spudorato, impulsivo ariostesco quello di Grazia Maria; sobrio e compassato, votato alla difesa quello di Maria Grazia. (…) Proprio nel secondo atto che la scrittura e il plot deviano verso il dramma – certo non senza tocchi farseschi – (…) Ma l’agnizione è mistificazione: Romeo impone alla sua messa in scena quasi lo stesso procedimento degenerativo di “Post mortem”: sovverte i caratteri delle due protagoniste, che svestite della loro maschera si offrono nella loro nuda sorellanza anche e soprattutto attraverso il “momento animale della lingua” (il ricordo della parlata della nonna) che diventa varco, spazio della ricomposizione degli affetti, di una solidarietà piena.

Maurizio Giordano  «dramma.it» del 24 novembre 2010

Catania – (…) Il testo di Romeo, così come la rappresentazione, colpisce nel segno, affondando il bisturi su diversi aspetti della nostra esistenza e dei nostri vacui ed oscuri tempi. (…) Alla fine lunghi e calorosi applausi. Da vedere, assolutamente.

Francesco Nicolosi Fazio «Scenario» del 23 novembre 2010

Senza giardino, senza ciliegi

Catania – (…) Spesso Nino Romeo ci ha abituato alla visione della morte come momento sacro e dissacrato di bilanci della vita… L’appagamento ed il trasporto che la pièce concede allo spettatore è supportato dal percorrere il più ampio solco della cultura europea. (…) Un “Giardino dei ciliegi” dei nostri tempi. Grazie ai forti riferimenti usati, l’opera conduce ad una visione anche poetica della condizione umana ed un attualissimo messaggio: la memoria è la base fertile che dà senso alla nostra esistenza e, soprattutto, offre gli strumenti per il nascere della cultura, soprattutto teatrale come nell’opera di Nino Romeo, artista che non ha bisogno di “aggredire la vita”. (…) Radici antiche ha il teatro, siamo felici quando conosciamo qualcuno che riesce ancora a coltivarle.

Sergio Sciacca  «La Sicilia» del 22 novembre 2010

Graffiante “Casa della nonna” di Romeo.

Catania – (…) Nino Romeo si compiace a togliere i paludamenti alle parole… Quel linguaggio che descrive la sfera sessuale per come è, senza metafore. (…) Dramma vero, dinamico, dove le due sorelle dai caratteri complementari, inizialmente abbigliate con eleganza e interiormente tormentate alla fine sono vestite di stracci e felici. (…) Ci sono pagine di autentica poesia e un soffio lirico percorre tutta l’azione. (…) La vita naturale è bellissima, anche senza soldi, anche quando si è impediti (la scena che descrive gli amori di due attempati amanti di cui uno è costretto nella sedia a rotelle è di una altezza lirica indimenticabile).

Giovanna Caggegi «La Sicilia» del 17 novembre 2010

Catania – (…) Autore, regista e attore tre i più rappresentativi della drammaturgia italiana contemporanea, con testi di straordinaria invenzione linguistica come, tra gli altri, il celebratissimo “Fatto in casa”, “Dollìrio” e “Post mortem”, nella sua nuova pièce Nino Romeo recupera un tema a lui molto caro, quello delle relazioni familiari indagate sullo sfondo dialettico tra eros e thanatos

 


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