di Agnese Maugeri

CATANIA- E’ stato presentato al Palazzo della Cultura il dizionario “Morandini 2015” edito Zanichelli, una raccolta che contiene uno straordinario numero di film, 26 mila, recensiti dal critico cinematografico Morando Morandini e da sua figlia Luisa.

Durante l’incontro si è anche parlato del premio promosso dal Morandini dedicato ai cortometraggi “Corti d’autore”, dieci finalisti e solo tre vincitori che saranno citati nel dizionario.

IMG_0527-1Tra gli ospiti intervenuti la famosa attrice Mita Medici, una donna elegante, con un fascino immutato, come quando nominata “ragazza del Piper” faceva innamorare gli adolescenti di fine anni ‘60, ma con una carica in più, affermata come attrice oggi si cimenta in nuovi progetti che ha voluto raccontarci con un sorriso e una luce nuova nel suo sguardo.

 Il teatro è un suo grande amore in cosa lo preferisce al cinema?

«Io amo immergermi nelle storie e cercare di delineare i vari personaggi. Il teatro credo sia la summa di tutta l’arte, è qualcosa di vitale per me, non potrei mai abbandonarlo. L’attore è colui che nel teatro trova la sua dimensione, è una vita durissima, si prova molto sul palco con il regista e i colleghi però poi quando si va in scena non ci sono filtri con il pubblico presente. Il cinema con le macchine da presa ti pone un limite ti fa immaginare il tuo spettatore, il teatro te lo palesa davanti senza alcun vincolo, trovarsi su un palco, recitare è anche un fattore altamente adrenalinico».

Lei ha una carriera costellata di grandi film ma ha anche recitato in alcune serie tv, come si è evoluto negli anni questo settore?

«Ho iniziato con il grande cinema in cui tutti avevano un ruolo delineato e molto approfondito che svolgevano a pieno nello splendore economico di quegli anni. Oggi si sono accorciati i tempi e si gira sempre più velocemente, poi con le fiction tutto è ancora più concentrato. Penso che sia difficile trovare qualità nella fiction perché ci mettono un po’ di tutto, trattano troppi argomenti, sono diventate dei serbatoi della nostra società. Una volta durante le riprese ogni cosa era curata fino all’ultimo particolare, chi lavorava in questo mondo erano veri professionisti, oggi invece è inutile nascondere che ci sono i raccomandati anche nel nostro settore, ma questo porta una perdita di passione. Il cinema troppe volte viene fatto con un occhio verso la televisione basandosi solo sull’aspetto commerciale, il nostro cinema è stato ammirato e imitato nel mondo, noi eravamo i migliori e se tu prendi la cartina geografica vedi che poi in fondo l’Italia è solo un paesino, eppure abbiamo insegnato a tutti e ancora oggi grazie a quel periodo godiamo di un’attenzione particolare».

Dopo anni come attrice ora si cimenta nella regia, ci parli del suo progetto?

«Ho intrapreso una nuova avventura come regista di un cortometraggio da me scritto, diretto e interpretato “Panzerotti con la ricotta” ma non riguarda la cucina. La protagonista è una donna che una sera incontra un uomo in modo fortuito e strano e si racconteranno le loro debolezze, sono due solitudini che si uniranno, non nascerà una storia d’amore ma ci sarà una sorpresa finale. L’avevo scritto come corto teatrale poi elaborando e riscrivendolo più volte l’ho sviluppato come corto cinematografico. La scrittura, così come la regia e la recitazione è un lavoro bellissimo sono linguaggi diversi che si fondono in racconti e immagini, il cinema e il teatro sono mondi meravigliosi. Il cortometraggio è un ottimo esercizio, per questo come mia prima esperienza dietro la macchina da presa, ho scelto di iniziare con un corto, un film mi sembrava troppo e io ancora ho molto da imparare».

 È venuta spesso qui per film e spettacoli teatrali, come si trova in Sicilia?

«Io adoro questa terra, ho sempre avuto, lavorando qui, compagni stupendi, eccezionali professionisti e meravigliose location dove esibirmi, questa è stata una vera fortuna per me. Ho girato a Siracusa a Catania e in molti altri luoghi anche a Stromboli dove feci un altro cortometraggio. Oltretutto con Catania ho un legame particolare, sono mezza siciliana mia nonna si chiamava Agatina, dal nome credo sia facile intuire da dove provenisse, e sono cresciuta con lei che mi ha trasmesso la sua forte sicilianità, i colori, i sapori di questa terra, mi raccontava storie e probabilmente la mia vulcanicità dipende da questa origine, mi sento di appartenere anch’io a questa meravigliosa Sicilia».

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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