di Silvia Ventimiglia

CATANIA – Non nego che scrivere quello che segue ha comportato uno sforzo non indifferente.  Difficoltà a dare corpo ai sentimenti o a non ridurre il tutto alla mera scomparsa di un esercizio commerciale perchè la chiusura di “Alberto Saguto”, storica gioielleria catanese di via Etnea, è qualcosa di diverso ed enormemente più grande. Domani calerà il sipario su uno degli ultimi baluardi della Catania che fu e che, forse,  non sarà mai più.2 Garibaldi (1941)
Se è vero – infatti – che, ogni qualvolta chiude un esercizio commerciale, la comunità perde un pezzo di economia produttiva, è ancor più vero che quando a chiudere è un esercizio storico, ciò che perde la comunità è parte della propria identità. Ed è ciò che succederà domani. In questo caso, la crisi che sta affossando medie e piccole imprese (il 50% delle quali risulta suo malgrado, secondo gli ultimi dati forniti da Confcommercio, moroso) c’entra solo marginalmente e vedremo perchè. Dietro questa chiusura stanno anche motivi di altro ordine, sentimentale…diciamo. Ma nel salutare la gioielleria Saguto non possiamo non raccontarne la storia, quella di una scommessa vinta nonostante tutto.
La sua è una storia lunga 150 anni da quando il capostipite della famiglia, Domenico, diede il la ad un’attività imprenditoriale che, nel tempo, è diventata il simbolo dell’avventura di un’intera città. Una città che, dopo aver vissuto momenti di grande risveglio economico, sociale e culturale, è entrata in un tunnel in fondo al quale, complice ma non unica responsabile la crisi globale, non si vede ancora una benchè minima luce. Ma così è… Si parlava di perdita di identità e di senso di appartenenza perchè parlare di “Alberto Saguto”, per un catanese, non può che richiamare alla memoria episodi e circostanze che legano quel nome a quello della propria famiglia…un pezzo di storia personale che diventa memoria collettiva e, in definitiva, storia di una città!
Il mio stesso breve ricordo non può non intrecciare la storia dei Saguto con quella della mia famiglia, ad esempio. Non me ne vorrete. L’incontro tra mia madre e Graziella Costa, consorte di Alberto Saguto, è l’atto di nascita di un rapporto che è andato al di là dello strettamente commerciale diventando complici e partner di tutti i grandi avvenimenti che si ricordano in tutte le famiglie: battesimi, Prime Comunioni, Cresime, diciottesimi, matrimoni. Non c’era ricorrenza in cui mia madre non corresse in via Etnea. Da Saguto, mi diceva e posso confermare personalmente, con il cliente…che restava tale solo per un nano secondo dal primissimo incontro…si instaurava quel rapporto umano che purtroppo oggi si è perso in quello che, più che mai, è diventato un rapporto commerciale. E non c’entra la crisi che raffredda e disumanizza i rapporti, no di certo…non raccontiamoci questa storiella. Nessuno ci crede fino in fondo.

Detto questo, fa impressione che …a distanza di oltre 100 anni di attività…Saguto  abbassi la saracinesca. Mi consola il fatto che né la signora Graziella né mia madre potranno assistervi…avrebbe avuto, su di loro, lo stesso effetto della bomba che fa deflagrare l’ormai decadente “Nuovo cinema Paradiso” nel capolavoro di Tornatore. La fine di un’epoca…non solamente una pagina girata ma un libro letto per intero e messo via. Leggo che l’ultima sede fu inaugurata addirittura nel 1956 e, pertanto essendo classe 1962 (giusto l’anno che i Saguto crearono quel magnifico orologio floreale che, da oltre 50 anni, scandisce alla Villa Bellini l’ora dei catanesi) Saguto è sempre stata lì…mi ha visto passare bambina con lo zucchero filato appena acquistato alla Villa, adolescente nelle giornate di calia al liceo, ragazza sotto braccio al fidanzato di turno, adulta assorta in mille pensieri…sempre avanti e dietro per il salotto buono di Catania. Me, come tantissimi catanesi…testimone muta delle nostre vite. Chissà da cosa verrà sostituita adesso…la speranza è che il livello di eleganza venga mantenuto per una questione di decoro del centro storico, spesso e colpevolmente dimenticato.
4 Vitt.Emanuele (1944)

Ma tornando alla storia dei Saguto…153 anni e non dimostrarli affatto da quando, nel 1861, Domenico Saguto apre – nell’entroterra siciliano – a Sommatino una bottega di orologi ed armi. E’ nel 1890, che avviene una sorta di svolta a Villarosa con Alberto, nonno dell’attuale proprietario, che si distingue nella creazione di orologi a colonna e da torre. Orologi dalla precisione svizzera di cui i Saguto diventato maestri indiscussi. Nel 1922, poi, il trasferimento a Catania prima con un negozio in via Garibaldi e poi, nel 1945, in via Vittorio Emanuele, a due passi dal Duomo. Dei due figli del capostipite, l’uno…Domenico si trasferisce a Roma dove inaugura la prima Scuola di orologeria d’Italia, l’altro…Gaetano impone il cognome di famiglia come sinonimo di alta qualità.
Nel 1956, dicevo, la gioielleria si trasferisce in via Etnea, esattamente il 19 marzo, ed è proprio qui, che domani 4 maggio, verrà posta la parola fine ad un’attività commerciale che ha segnato la storia della nostra città insegnandoci che l’etica non sempre soccombe colpita a morte dalla scaltrezza e dalla furberia perchè Saguto chiude ma non lo fa per semplici ed affrontabili questioni economiche.
Nel 1971, alla morte di Gaetano, la gestione della gioielleria di via Etnea passa nelle mani dei figli Alberto e Giovanni che la trasformano in una grande azienda il cui cammino s’intreccia con quello di grandi maison internazionali e fornitori prestigiosi. Nel 1990 l’apertura della succursale in Corso Italia dove tuttora insiste. Cinque generazioni di orologiai e gioiellieri…che hanno saputo imporsi per competenza, savoir faire ed onestà.
Saguto resterà nel cuore dei catanesi per il succitato orologio floreale che da decenni scandisce l’ora al Giardino Bellini così come per i tanti orologi di Chiese e Municipi disseminati in provincia…uno per tutti quello che campeggia nella piazza principale di Linguaglossa, alle pendici dell’Etna. Come si diceva, è dei giorni nostri la notizia bomba della chiusura di via Etnea che, ne sono certa, avrà sui catanesi lo stesso effetto della chiusura di Caviezel, di Caflish, di Arbiter e di altri negozi dove il culto del lavoro e l’onestà di farlo ai massimi livelli ha dato un’impronta indelebile alla vocazione commerciale della nostra città. Vocazione che, però, secondo Alberto Saguto è stata inquinata dalla incapacità sempre crescente di instaurare un rapporto fiduciario con il cliente e, di contro, da quella capacità, sempre crescente, di sfoderare i difetti tipici dei catanesi…la furberia, la scaltrezza. Ma così è.
Siccome siamo romantici, ci piace evidenziare che dietro la sofferta scelta di Alberto Saguto, ci sono cause che riportano, non solo alle difficoltà odierne di tutte le medie e piccole imprese, ma anche alla scomparsa della compagna di una vita, Graziella Costa per l’appunto, da sempre pungolo e motore dell’attività di famiglia. Senza di Lei, Alberto Saguto ha voltato pagina…d’ora in poi si dedicherà alla famiglia. E così, con la classe innata che lo ha sempre contraddistinto, saluta e ringrazia tutti coloro che hanno contributo al successo della propria azienda…partendo dai fornitori, passando per i collaboratori per arrivare infine ai fruitori finali, i clienti per l’appunto. Un successo corale che lascerà certamente un marchio indelebile ma, nello stesso tempo, un vuoto incolmabile nel tessuto sociale ed economico della nostra città. Cala il sipario, accompagnato dalla standing ovation grata dei catanesi, anche se, per questa volta, lo spettacolo non potrà continuare!

Silvia Ventimiglia

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