Venerdì 5 giugno il chitarrista siciliano,  Francesco Buzzurro, presenterà il suo ultimo album di brani originali “Il Quinto elemento”  presso il Complesso Monumentale di Santa Cita (Via Valverde, 3 – ore 21.00 ), ospite della rassegna musicale Genio Summer Festival, organizzata dalla Cooperativa Pulcherrima Res insieme all’Associazione Il Genio di Palermo.

Apprezzato per il suo approccio “orchestrale” alla chitarra e uno stile trasversale che fonde il mondo classico con il jazz e la musica popolare, Francesco Buzzurro è stato definito da Ennio Morricone “tra i più grandi al mondo perché capace di far fruire a tutti la musica colta”. Il suo ultimo lavoro discografico dedicato ai quattro elementi della natura, “Il quinto elemento” (Alfredo lo Faro Produzioni), racchiude 12 composizioni per chitarra sola suddivise in quattro cicli – tre brani per ciascun elemento – in cui la musica, divenuta quintessenza unificatrice grazie al suo linguaggio universale, è in grado di descrivere l’incanto, ma allo stesso tempo la potenza devastante, delle forze della natura.

Francesco Buzzurro affianca alla passione per la musica classica una profonda ricerca nell’ambito del jazz. Collabora con l’Orchestra Jazz Siciliana e con l’Orchestra Sinfonica Siciliana e condivide il palco con mostri sacri del jazz internazionale e con alcuni tra i più noti esponenti del pop italiano. È autore della colonna sonora della docu-fiction dei fratelli Muccino “Io Ricordo”e delle musiche per lo spettacolo teatrale di Gianfranco Jannuzzo “Girgenti Amore Mio”. Chitarrista di confine e fuori dagli schemi, tiene seminari unificati di chitarra classica e jazz all’University of Southern California di Los Angeles. È docente di Chitarra Jazz al Conservatorio di Salerno e tiene masterclass presso numerosi conservatori, scuole di musica e università italiane e straniere.

Francesco Buzzurro 1_Foto di Paolo Galletta_b

Francesco Buzzurro  racconta “Il Quinto elemento”

«Considero la musica l’arte capace di unificare i 4 elementi della natura e armonizzare noi stessi con tutto quello che ci circonda, il “quinto elemento” capace di migliorare la qualità della nostra vita, dove trovare l’energia per lasciare ai posteri un mondo migliore. Ho sempre concepito la chitarra come una piccola orchestra e quindi il mezzo migliore per tradurre musicalmente stimoli interiori ed esterni. A ogni elemento ho dedicato tre brani: uno che rappresenta la sua forza dirompente e devastante, uno che racconta lo stato di quiete dello stesso, un altro che manifesti la sua dinamica in movimento, come una sorta di imprevedibile divenire. Noi siamo un tutt’uno con ciò che ci circonda, siamo vicendevolmente legati in un eterno rapporto di dare e avere. Questo disco nasce dal profondo del mio cuore e vuole essere un invito a guardarci intorno per ritrovare una profonda intesa con la natura e godere appieno delle sue infinite meraviglie. Ecco perché nasce “Il Quinto Elemento”.»

 

“Il Quinto elemento”  brano per brano

VORTICI rappresenta l’elemento primario da cui ha origine la vita: l’acqua. Nel brano si alternano momenti di agitazione, con onde sconvolgenti che tutto travolgono, e momenti di stasi, in attesa che il disastro abbia il suo definitivo compimento. Questa musica riflette la potenza dell’elemento acqua e la sua affascinante forza distruttiva, che tutto sommerge ma da cui tutto riprende miracolosamente vita.

DIETRO UN VETRO è il quadretto di una malinconica giornata invernale, con la pioggia leggera che batte stancamente dietro alla finestra… Non c’è tristezza nel dialogo tra le gocce d’acqua e la mia chitarra, e pian piano i miei pensieri sono presi per mano dal sole che si fa largo gentile, pacifico, tra nuvole che lentamente svaniscono.

RAINDANCE è come un racconto. Narra di una tribù, volutamente non meglio identificata, che danza evocando la natura, il cielo o gli dei, affinché concedano la pioggia alla terra riarsa purificandola. Un passo dopo l’altro la danza va avanti come una preghiera in movimento e il cuore dei danzatori si apre fiducioso alla forza divina che agisce in tutte le cose. E così, tra momenti concitati e altri evocativi, ecco finalmente la pioggia che, prima con una gocciolina, poi con una seconda e poi sempre più copiosa, arriva a dissetare la terra dando così un nuovo inizio al ciclo della vita.

FUEGO è il primo brano del ciclo del fuoco e precisamente il fuoco del mio vulcano: l’Etna. Dopo un breve prologo preparatorio “’A muntagna” riversa sul mondo la lava delle sue viscere e terrorizza gli uomini coi suoi boati tremendi, che fanno accapponare la pelle. Splendido e crudele il vulcano, quintessenza dell’elemento fuoco, mostra da sempre spavaldamente la sua forza immane e nulla al mondo può fermarlo. A noi, immobili e affascinati osservatori, rimane solo la coscienza di essere una piccolissima parte di natura nella natura.

HYPNOTIC, col suo andamento arioso e aperto, descrive un momento particolare della mia vita, mentre stavo semplicemente osservando la fiamma della brace di un caminetto. Davanti al fuoco sono rimasto come ipnotizzato, col cervello come assente, spento, svuotato dei pensieri. Ho percepito una sorta di dolce rilassamento ed è così che il brano è nato e si è sviluppato in modo profondo, intenso e a tratti anche quasi impalpabile.

LA PIRAMIDE DEL SOLE vuole raccontare lo stretto rapporto tra i popoli centro-latino-americani e il sole ritenuto un Dio e un padre. Nella storia le piramidi sono state costruite per varie ragioni, ma certamente per creare un filo diretto tra gli uomini e gli dei. Lo studio della loro architettura e delle tecniche di costruzione impiegate nel corso dei secoli ha rivelato agli archeologi indubbie testimonianze di una ritualità fortemente carica di magia. Questo brano è nato tra i ricordi di un mio indimenticabile viaggio in Messico con la visita alla Piramide del Sole di Teotihuacan.

LA DANZA DELLE OMBRE apre il ciclo dell’aria e dipinge musicalmente un assolato pomeriggio estivo di qualche tempo fa. Mi trovavo ad osservare il mare con la chitarra in mano ed ecco ad un tratto levarsi un frizzante vento di scirocco. Improvvisamente la mia attenzione si sposta sul particolare movimento creato dall’ombra di alcuni rami di un albero, proiettata sul piazzale davanti alla casa. Osservando con curiosità intravedo, non senza stupore, i contorni di due danzatori che ritmicamente mi suggeriscono la melodia che di lì a poco sarebbe scaturita. Come nasca la musica rimane per me ancora un mistero meraviglioso e insondabile.

IL RESPIRO DELLA LUNA nasce di fronte al mare, ispirato da una leggera brezza notturna sotto uno straordinario cielo trapuntato di stelle e con una luna bianchissima, così vicina da dare l’impressione di poterla toccare. Questo è uno di quei brani che solo un grande amore può generare, e ho la netta sensazione che andrebbe ascoltato ad occhi chiusi.

PAROS chiude il ciclo dedicato all’elemento aria, ma è anche un luogo magico, un’isola dell’Egeo abbracciata dal mare e accarezzata da un intenso e morbido maestrale. Un sirtaki nato quasi per caso la sera del mio arrivo sull’isola, quando affacciandomi dalla veranda della mia camera ho sentito l’irresistibile impulso di prendere la chitarra e andarmi a sedere sul prato, traducendo in musica il suono del vento.

COLMAR apre le porte al ciclo della terra e canta la libertà. Ho scritto questo brano proprio nell’omonima cittadina francese prima di un concerto, affascinato dalla libertà dei popoli nomadi del mondo. Rom, gitani, uomini con storie talvolta difficili, in perenne viaggio ma sempre orgogliosamente liberi. La musica per loro è la prima compagna dei momenti importanti ed è gioia e tristezza insieme, ma soprattutto rimane un’insostituibile fonte di aggregazione sociale.

HEART OF THE EMIGRANTS, cuore degli emigranti, è un brano che mi strappa il cuore dal petto ogni volta che lo suono. È nato una mattina di primavera mentre, viaggiando in macchina, osservavo i campi e le colline generose del centro della Sicilia. Quante braccia hanno lavorato la terra della mia isola- mi sono detto- e con quale strazio hanno dovuto lasciarla negli anni dell’emigrazione. Queste mie note raccontano il dolore del distacco dalla propria terra e la malinconia della coscienza di tornarvi sapendo di doversene separare ancora e ancora, fino alla fine.

HOMELAND chiude il ciclo della terra ed è dedicata a tutti quegli uomini che ancora credono nell’attaccamento alla propria nazione. È scritta per ricordare, in primis a me stesso, di non perdere mai di vista la consapevolezza di appartenere a un luogo che non è solo geografico, ma che definisce soprattutto una zona ideale in cui confluiscono tutti gli aspetti della propria identità. Sono invero quei tratti che inequivocabilmente ci rappresentano nel mondo e che ancora possono farci sentire fieri di essere italiani.

Info: 091.7853181

Scrivi