di Agnese Maugeri

Catania – In un’epoca di collasso culturale, dove il mondo dell’editoria è sempre più sospeso su di un filo in equilibrio sul baratro, dove il proliferare di multinazionali annienta l’editoria indipendente e dove l’omologazione delle idee mette al muro la vera informazione, nell’estremo sud del nostro paese nascono opere degne di considerazione.

La Splên edizioni è una giovane e interessante realtà nata dalla passione, dalla dedizione e dalla professionalità di Listener-6Surya Amarù che ha saputo realizzare il suo sogno, aprire una vera casa editrice dove l’incontro e lo scambio di argomentazione e idee sono alla base della qualità e della riuscita dei libri.

Splên , si trova a Viagrande (Ct), una casa editrice siciliana, in questa terra che ha dato i natali a tanti grandi scrittori e che può essere feconda di lettori curiosi, sono tanti e impauriti ma hanno delle esigenze precise che vanno oltre la grande distribuzione e che puntano a una lettura di nicchia, a volte più appagante.

Abbiamo incontrato Surya al Buk Festival della piccola e media editoria di Catania, e ci ha raccontato del suo Splên, quella unione di melanconia e fantasticheria baudelairiana che la giovane editrice ricerca incessantemente nel meraviglioso e variegato mondo della scrittura.

Partiamo dal nome “Splên” vuol essere un chiaro richiamo a Baudelaire?

«Esatto! È abbastanza ovvio per chi legge. L’ho scelto perché mi piaceva dare un senso di melanconia a tutti i libri che noi pubblichiamo. Volevo richiamare gli scenari tipici baudelairiani, le foschie e poi il mio intento è quello di ricostruire in tutti i nostri romanzi l’idea che ha dato Baudelaire nella lettera di apertura dello Spleen di Parigi, in cui i componimenti che si trovano al suo interno sono tutti apparentemente diversi, a se stanti, ma in realtà costituiscono un unicum di un progetto più complesso».

Quando e come è nata in te l’idea di aprire una casa editrice ?

«Ho sempre lavorato con i libri, dopo essermi laureata in Lettere ho seguito un master in editoria e poi ho iniziato a lavorare subito come libraia e come editor per diverse case editrici, coltivando però il desiderio di poter un giorno aprirne una mia. Così, dopo aver fatto una decina di anni di gavetta, finalmente, ho deciso di realizzare il mio sogno, di mettermi in proprio e di pubblicare quelli che erano i libri che io avevo sempre voluto vedere in libreria».

Puoi darci un tuo parere sul mondo dell’editoria, dal punto di vista di editor e da quello di libraia?

«Oggi è difficile trovare dei libri ben fatti, sia dal punto di vista della fattura del volume, sia soprattutto da quella contenutistica, perché purtroppo si guarda molto al best seller al romanzo usa e getta, al libro che deve vendere milioni di copie ma che alla fine non lascia nulla al lettore. In realtà ci sono dei piccoli tesori ancora da scoprire che, il più delle volte, vengono trovati dalle case editrici minori. Il vantaggio della piccola editoria è che può permettersi quello che le grandi case editrici non possono più fare, ossia investire e metterci la faccia nei libri che va a scovare tra i tanti manoscritto che arrivano, oppure ricercando tra gli autori come se fossero delle pepite da andare a recuperare».

È sempre più in uso tra le case editrici far pagare la pubblicazione dei libri, cosa pensi a riguardo?

«Sono assolutamente contraria. Per me l’editoria a pagamento non è una forma d’editoria, semplicemente si tratta di un tipografo che decide di dare alle stampe qualcosa che il 99% delle volte è di pessima qualità. Il più delle volte un testo pubblicato tramite editoria a pagamento non subisce editing e viene stampato tutto senza che venga fatta una selezione accurata. Di solito questa tipologia di editori non hanno interesse a promuovere il libro ma soltanto a estorcere dei soldi a delle persone che sono aspiranti scrittori ma che tali non diverranno mai. Nella vera editoria, quando si investe sui testi che si decide di pubblicare, l’editore si espone in prima persona ,curandoli come se fosse egli stesso l’autore. Io  quando mi propongono dei libri da pubblicare a pagamento mi rifiuto, anche se parlando di profitti sarebbe vantaggioso soprattutto agli inizi, ma andrei contro la mia etica professionale».

Il vostro nome Splên vuol rievoca la malinconia presente nel mondo dell’editoria indipendente in questo particolare periodo?

«Si, devo dire che è un momento critico per noi. Questo perché i grandi gruppi si sono uniti sia dal punto di vista editoriale che distributivo, ultimamente si parla molto delle fusioni che avvengono nella grande distribuzione che hanno totalmente escluso le piccole case editrici. È pur vero che i lettori forti, quelli che di libri ne capiscono veramente, vanno alla ricerca di editori più di nicchia per trovare quello che spesso non si rivela in libreria. I veri librai, e non quelli che io chiamo “librivendoli” capiscono qual è l’editoria di qualità e spesso sono loro a contattarci per proporre ai lettori qualcosa che vale la pena leggere».

Quindi manifestazioni come il Buk Festival per voi sono utili?

«Servono a noi per far conoscere i nostri prodotti, ma anche ai lettori per trovare quello che non è facile reperire. Il contatto diretto con l’autore e l’editore, permette anche di potersi soffermare e parlare più a lungo di un libro, quando questo tempo solitamente è difficile da trovare. In dei contesti come questo, il libro assume un fascino diverso÷.

E-Book e libri, digitale contro cartaceo, possono essere in competizione?

«In realtà l’e-book diventa uno strumento da mettere affianco al libro. Ormai ci sono due categorie di lettori, c’è quello tradizionale, over trenta, attaccato all’idea del libro cartaceo, ama l’odore della carta, sfogliare le pagine, è un po’ feticista nei confronti del libro che diventa un oggetto da collezionare da avere con se. I giovani lettori, invece, sono più proiettati per il mondo digitale. L’e-book è quindi uno strumento in più per quei lettori che comunque non acquisterebbero il libro. Secondo me non si può parlare di concorrenza nel momento in cui noi stessi vendiamo ambedue i prodotti, semplicemente concediamo un mezzo in più per far conoscere e divulgare un testo, indipendentemente dalla forma in cui viene presentato».miti-1-definitiva-284x400

Quali sono le collane che offre la Splên e a che pubblico sono indicate?

«La collana di narrativa per adulti si chiama Caledoscopi, abbiamo scelto proprio questo strumento ricco di sfaccettature e di frammenti che sembrano separati ma che insieme vanno a comporre delle immagini sempre diverse, che assumono forme nuove sotto vari aspetti. Nel caso dei nostri libi sono differenze linguistiche e stilistiche. Abbiamo lanciato da poco anche un’altra collana di narrativa rivolta a un pubblico più giovane che si chiama I Fulmini, che richiama piccole note, veri flash, che noi inseriamo nei testi e servono ai ragazzi per avere spunti di approfondimento. I primi volumi di questa appendice, che sono usciti, sono due sui miti greci in Sicilia e sono andati benissimo in tre mesi siamo già alla terza ristampa e per noi questo è un grande risultato. In programma abbiamo degli albi illustrati sempre per i più piccoli e l’anno prossimo uscirà un’ulteriore collana di narrativa per i ragazzi delle scuole medie con una tematica di sfondo sociale e argomenti attuali».

Uno dei vostri punti di forza, che vi caratterizza e distingue, sono le copertine dei libri…

«Noi puntiamo molto sulla grafica dei testi siano essi per ragazzi o per adulti, perché essendo piccoli come casa editrice cover-ucnbdobbiamo per forza distinguerci in qualcosa. La qualità è necessaria però è anche vero che un lettore dev’essere colpito da un libro fra i tanti e noi puntiamo sulla copertina, che dev’essere un’opera nell’opera d’arte. Esse sono realizzate da degli illustratori a cui affidiamo i manoscritti senza dirgli nulla del testo, poi sono loro una volta letto a dare una personale chiave di lettura e creare un’immagine per le parole. Spesso affidiamo un testo a più illustratori e poi decidiamo la copertina in base all’idea che più si adatta alla nostra linea editoriale».

Che potere decisionale ha lo scrittore che collabora con voi nella realizzazione finale del libro?

«La scelta finale spetta sempre all’editore ma per una mia politica ed etica lavoro sempre a stretto contatto con l’autore, ogni minima decisione voglio che sia vagliata insieme, a volte anche la scelta di uno specifico carattere da utilizzare per una frase all’interno del libro. Tutto dev’essere perfetto quindi ci si siede a tavolino, quando non è possibile farlo per via delle distanze ci si sente costantemente, per realizzare un prodotto di cui tutti alla fine dobbiamo essere entusiasti».

I nostri lettori e chi è interessato, come può trovarvi e contattarvi, magari per inviare dei testi ?

«Nel nostro sito c’è uno spazio dedicato in cui è possibile inviare i manoscritti. Noi siamo aperti a tutto, ovviamente abbiamo tempi di lettura un po’ lunghi perché ci teniamo a leggere il testo dall’inizio alla fine. Chi è pratico del mestiere sa che un buon libro si riconosce già dalle primissime pagine, però è giusto che ogni scrittore o aspirante tale, abbia il completo esame del manoscritto da parte nostra. Devo dire che anche il passa parola sta funzionando, che poi con i libri è uno strumento incredibile, spesso veniamo contattati da gente che ha sentito parlar bene dei nostri prodotti magari da librai che li hanno consigliati».

Ultima domanda, anzi è più una curiosità. Qual è il tuo libro preferito?

«Ci sono due libri in particolare a cui sono molto legata, che ho letto in gioventù, uno è “Cime Tempestose” di Emily Brontë e l’altro è “L’amore ai tempi del colera” di Gabriel Garcìa Màrquez. Ma in realtà sono un po’ snob nelle mie letture perché vado sempre a ricercare libri particolari e autori poco conosciuti; però questi due testi sono quelli che ho amato sin da subito e che mi porto dietro da sempre».

Concludo inserendo l’incipit della lettera che Charles Baudelaire inviò al suo amico e scrittore Arsène Houssaye dove spiegava l’essenza dello Spleen, pubblicata poi in apertura del volume Spleen di Parigi, dell’illustre autore francese.

“Mio caro amico, vi mando un’operetta di cui solo ingiustamente si potrebbe dire che non ha né capo né coda, poiché, al contrario, tutto in essa è, nello stesso tempo, e testa e coda, alternativamente e reciprocamente. Considerate, vi prego, quali mirabili comodità questa combinazione offre a noi tutti, a voi, a me e al lettore. Possiamo tagliare dove vogliamo: io la mia fantasticheria, voi il manoscritto, il lettore la sua lettura; infatti, la riluttante volontà di quest’ultimo non la sospendo all’interminabile filo di un intreccio superfluo. Staccate pure una vertebra, e i due pezzi di questa tortuosa fantasia si ricongiungeranno senza sforzo. Spezzatela in numerosi frammenti, e vedrete che ognuno di essi può esistere separatamente. Nella speranza che alcuni di questi tronconi resteranno vivi abbastanza da piacervi e divertirvi, oso dedicarvi l’intero serpente”…

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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