CATANIA − Lo split payment, il meccanismo di inversione contabile dell’Iva applicato alla pubblica amministrazione,  sta mettendo a rischio l’equilibrio finanziario delle piccole e medie imprese fornitrici di enti pubblici.  E’ l’allarme lanciato da Confindustria Catania che accende i riflettori sulla cosiddetta “scissione dei pagamenti”,  la misura anti-evasione introdotta nell’ordinamento fiscale italiano dalla legge di stabilità 2015 che, in deroga alla stessa disciplina comunitaria, prevede che l’Iva sugli acquisti di beni e servizi da parte degli enti della pubblica amministrazione sia versata direttamente all’erario anziché ai fornitori.

“Molte imprese sono a rischio asfissia finanziaria – avverte il direttore di Confindustria Catania Fabrizio Casicci –  in questo caso non per mancanza di commesse o per la crisi economica generalizzata,  ma semplicemente perché va in fumo la loro liquidità a breve:  al problema ben noto dei ritardati pagamenti si aggiungono ora  gli effetti dell’inversione contabile dell’Iva che si trasforma in un onere finanziario supplementare  a carico del sistema produttivo”.
“Da un lato, infatti, l’impresa  fornitrice di beni e servizi alla Pa deve regolarmente versare l’Iva sugli acquisti effettuati dai propri fornitori, dall’altro non può incassare quella sulle vendite,  ma deve attenderne  il rimborso con tempi attualmente attestati intorno agli  8 / 12  mesi. Ciò spesso implica dover impegnare maggiore liquidità facendo ricorso al sistema bancario. Un “disallineamento finanziario” questo  che può incidere anche pesantemente sui piani di investimento delle aziende”.

“A questo punto   – conclude il direttore di Confindustria Catania – è urgente individuare soluzioni operative,  non ultima la possibilità di fare ricorso a linee di credito agevolato,  che consentano alle piccole e medie imprese interessate di coprire l’ammontare dell’Iva non incassata dalla Pa. Insomma,  garantire al sistema produttivo maggiori certezze e continuità di sviluppo al territorio”.

 

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