Roma, 14 maggio 1915

Ardo dalla febbre, mi comprenderai attraverso le mie parole mozzicate, tronche che non ho la forza di completare. È il giorno più nefasto che abbia attraversato la Patria, nostra dal ’61, da che diventò Nazione.
Non so dirti, sono diventato matto, non comprendo più quello che si fa, dove si va, che si è fatto, come finirà! È il momento di gridare :”Ahi serva Italia… Nave senza nocchiero! Ma ho ancora speranza nell’avvenire, alla lotta civile, sarebbe atroce, ci getterebbe mani e piedi legati nelle mani di chi turbò l’umanità, la pace, per dominare; ci farebbe apparire agli occhi del mondo bastardi. Il ministero non ha avuto il coraggio di resistere, non ha sentito o non ha voluto sentire il grido dell’anima nazionale. Il ministero che avrebbe dovuto sentire il grido di ribrezzo, di orrore, di sdegno, grido che partiva dal popolo e che l’avrebbe incoraggiare a persistere nell’ideale di Patria, oggi si è dimesso lasciando la Nazione attonita, stupita, vacillante. Se Foscolo potesse affacciarsi alla vita forse griderebbe ancora una seconda volta: Il sacrificio della Patria è consumato! Ma avrebbe però la speranza, come l’ho io, che la Nazione farà il dovere che il destino le ha segnato. E son certo che usciremo presto da questo tristissimo e disastroso momento storico che la ambizione di un uomo senza idealità, senza coscienza, senza buon senso, ha voluto creare, mentre scomparso ogni partito, tutti s’erano uniti attorno al Governo illuminato e saggio. Da quel venduto ha voluto intromettersi nell’opera del Governo e gli ha intralciato la via ipocritamente, Roma, la bella Roma che io ammiro e non dimenticherò mai finché avrò vita, Roma la Città delle Città, l’eterna, è diventata un focolare d’odio, di disprezzo, di nausea contro il tedesco d’Italia. E se in un momento come questo, fosse trovato o incontrato in una strada, sii pur certo che ognuno di noi sentirebbe di sacrificarlo alla Patria costo della propria vita. In ogni via, in ogni caffè, in ogni piazza, in tutti i punti della città, migliaia di uomini invocano che sia fatta giustizia di costui e dovunque si osanna all’esercito, alla Monarchia, o alla Repubblica. Dovunque dimostrazioni, e i poveri soldati stanno ogni ora del giorno e della notte a vigilare che non si trascenda. “Ieri si coprì di sputi un deputato che ipocritamente”, per sfuggire a coloro che amano il proprio dovere ed hanno un ideale sublime, applaudiva, fingendosi ad essi concordi; oggi se ne è schiaffeggiato un altro e s’è messa la tremarella addosso ad un terzo. L’università è chiusa come puoi immaginare e avessi veduto cosa si è fatto stamattina. Circondati da guardie, da carabinieri e da soldati a cavallo, abbiamo rotto ogni cordone (ci ho rimesso la lente d’oro, la paglia ed ho avuto scappellotti e ferite prodotte da baionette e da zampe di cavalli), e sai dove sono andati a finire? Non dire niente a nessuno, perché da pochi si sa quello che si è fatto, siamo andati al Parlamento e abbiamo fracassato vetri, banchi, mura, quadri e busti. Non eravamo tutti, circa un centinaio. Gli altri aspettavano D’Annunzio all’università. Dopo che si compì il misfatto, le truppe circondarono il Parlamento e noi ci dirigemmo alla Sapienza , dove era andato nel frattempo D’Annunzio. E qui immagina che era successo! La folla non ha anima, fa certi atti inconsideratamente e spesso trascende. Ed è quello che mi addolora! Se si pensasse, come la penso io, l’Italia darebbe in questo momento la prova più solenne della sua grandezza, farebbe piangere, più che ridere, quei nemici d’oltre Alpi che si burlano a quest’ora di noi, e scriverebbe la più bella pagina di storia che fin’ora si sia mai scritta. Il Re ridarà a Salandra l’incarico di comporre o rifare il Gabinetto? E che si farà dopo? Quante sono le domande che io mi faccio e a cui non trovo una risposta giusta, che mi possa confortare e tranquillare. Brucio, credimi, la testa non me la sento più, ma un’altra cosa sento che prima non sentivo, o semplicemente sentivo per teoria, e che antepongo a qualsiasi altra cosa: l’amor della Patria. Figlio di famiglia, ho fatto sotto ogni riguardo il mio dovere, e non son venuto meno a nessun obbligo; studente, se non ho adempiuto tutto il mio dovere, non posso dire; soldato e cittadino, sento d’avere una Patria e di darle la mia vita. Pochi giorni fa, quando la guerra sembrava imminente, io avevo, messo tutto da parte, per spedirlo al paese. Ora aspetto che si prenda la decisione che vorrei fosse la più lieta per l’Italia e che riportasse la concordia di prima. Perciò puoi immaginare se io abbia quella calma che si richiede per uno studente, e se io mi senta così forte da riprendere un libro. Innanzi tutto la Patria, se poi il destino mi lascerà tra coloro che sopravvivranno, compirò il mio dovere di figlio nella miglior maniera: i miei non si lamenteranno di me. La tua spiritosa e gaia lettera nel momento in cui la recapitai, mi trovò affamato e disilluso, come lo sono tutt’ora , non mancherò di rileggerla quando ne avrò bisogno, quando sarò lieto cioè di trovarmi dove si lavorerà per il compimento dei destini d’Italia. È uscito il piccolo supplemento del Giornale d’Italia, te lo mando per la notizia del Parlamento.

 

In collaborazione con la Compagnia teatrale “Teatro degli specchi”
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Lettura a cura di Marco Sarra

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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