di Elisa Guccione

CATANIA – In occasione della sesta serie di “Squadra Antimafia” conosciamo meglio Adriano Chiaramida, che interpreta il boss mafioso della nuova edizione. Scopriamo durante il nostro incontro alcuni retroscena della nota fiction, senza dimenticare gli importanti programmi futuri e l’impegno con i giovani aspiranti attori che affollano ogni anno la scuola di recitazione fondata e curata dallo stesso attore.user_portrait

Protagonista nella sesta serie di “Squadra Antimafia” nelle vesti di don Carmine. Il suo boss è un personaggio completo, molto seguito e che piace molto. Come mai, secondo lei, il “cattivo” piace sempre senza distinzione di razza o religione?

“Il male ha sempre affascinato. Basti pensare andando indietro negli anni alla giornalista inglese, che andò a cercare tra le montagne di Montelepre Salvatore Giuliano fino addirittura ad innamorarsene. È indiscutibile la sua attrazione  sulla gente, la quale ha bisogno della continua spettacolarizzazione mediatica. In Germania, in America Latina, Giappone ed Europa c’è una forte richiesta di questo tipo di prodotto. Il mio personaggio non è il solito cattivo, in quanto riesce a mettere in crisi anche il poliziotto infiltrato, Pietrangeli, che rimane soggiogato dal fascino e dalla sicurezza di don Carmine che muove le fila anche restando chiuso in carcere. Il bello del nostro mestiere è passare da un ruolo all’altro senza sosta giocando con gusto”.

Possiamo essere partecipi di qualche momento particolare durante le riprese di “Squadra Antimafia”?

“Fare un film per il piccolo schermo è diverso rispetto ad un prodotto per il cinema. Un momento molto intenso durante le riprese è stato sicuramente quando abbiamo girato per ben sette giorni nel carcere di Rebibbia. Entrando abbiamo dovuto lasciare fuori tutto dal telefonino alle sigarette ritrovandoci a vivere e riscoprire, con l’intera troupe, il vero significato dei rapporti umani. È stata una bella sensazione, in quanto oggi nei tempi liberi dal lavoro, e non solo, si sfrutta ogni secondo per tuffarsi in rete senza comunicare con chi ci sta accanto”.1235254_196540543858864_1250780395_n

Da settembre 2013 ad oggi la sua professionalità è stata richiesta in importanti progetti. Ha lavorato in ben tre set contemporaneamente …

(ride)

“È vero. Ho dato vita ad Edoardo Fallaci, il padre di Oriana, sono stato il nonno del capitano Tommasi in Don Matteo e il governatore della Banca d’Italia, Paolo Baffi, nella storia di Giorgio Ambrosoli. Le varie produzioni hanno fatto in modo che non rinunciassi a nessun ruolo e si è creata un’agenda tale in cui uscivo da un set per ritrovarmi in un’altra scena in un altro contesto. Ho dato il massimo in tutti e tre personaggi, credevo di non riuscire a fare tutti i ruoli con molta facilità, ma ce l’ho fatta e mi sono anche divertito”.

Si è trovato in set, città diverse con compagni di lavoro differenti per ogni personaggio interpretato. Qual è stato fra i tre ruoli quello che l’ha stimolato o divertito di più?

“Il padre di Oriana Fallaci è un ruolo molto impegnativo e complesso come quello del governatore della Banca d’Italia. Il personaggio più divertente è stato quello interpretato nella serie Don Matteo. Ho dato vita ad un ultra ottantenne, ancora amante delle donne e dei piaceri dell’amore. Gli abiti e il trucco di scena, per ovvi motivi anagrafici, si discostavano dalla mia quotidianità e ricordo che un giorno ancora con il trucco di scena, a Gubbio, sono entrato in un negozio di ceramiche con Nino Frassica e la proprietaria del negozio si rivolse verso di me parlandomi in tedesco. Nino mi descriveva alla negoziante come un turista tedesco che non capiva una parola d’italiano. Sono stato al gioco e, devo essere sincero, uscendo dal negozio abbiamo riso come matti”.mqdefault

Nella sua attività artistica ha sempre cercato di sostenere ed aiutare i giovani. Nel 2001 fonda una scuola di recitazione, con l’aiuto della Provincia, dove agli allievi chiede solo la quota d’iscrizione. Come hanno reagito i suoi colleghi a tutto ciò?

“Ho sempre creduto nelle potenzialità dei ragazzi e penso che sia un dovere aiutarli. Nel momento in cui la provincia mi dava un finanziamento tale da poter pagare gli insegnanti, la struttura e ottenere anche un buon guadagno non ho ritenuto giusto far pagare gli allievi. Ho cercato di adottare, finchè ho potuto, questo tipo di politica ed anche adesso i costi del corso di cinematografia che dirigo non spilla soldi a nessun aspirante attore e soprattutto non illude i tanti ragazzi che partecipano ogni anno più numerosi”.

Rimaniamo in tale ambito. Tra poco inizieranno le selezioni per il nuovo  il corso di cinematografia 2014/15.  S’impegnerà in prima persona per valorizzare ed aiutare tutti i ragazzi che si presenteranno da lei cercando di farsi strada nel mondo del cinema o del teatro …

“Insegnare richiede una grande responsabilità e competenza. Preferisco non illudere mai chi viene da me. Sostengo che, per il bene dei giovani, è meglio essere cattivi dicendo una brutta verità piuttosto che una dolce bugia. Le lezioni inizieranno verso la fine di novembre per concludersi a giugno 2015 con la realizzazione di un corto scritto dagli stessi allievi. Inutile sottolineare che l’argomento principale è la recitazione cinematografica, ma ci saranno anche nozioni di storia del cinema, del teatro, dizione, fotografia, montaggio e regia. Potranno accedere tutti quei ragazzi tra i diciassette e trentacinque anni che avranno superato il provino d’ammissione.  Curerò personalmente il settore recitazione, mentre il laboratorio cinematografico sarà tenuto  da me e dal direttore della fotografia Filippo Arlotta. Per qualunque curiosità gli interessati possono mandare un’email a: adriano.chiaramida@gmail.com . Risponderò io personalmente. Alla fine del corso con ogni allievo decido di fare un discorso individuale in cui spiego i loro limiti e potenzialità cercando di proteggerli aprendo loro gli occhi sulla complicata e insidiosa realtà che li aspetterà”.1184786_196542243858694_210135055_n

Cosa consiglia Adriano Chiaramida a tutti quei giovani di belle speranze che tentano di ottenere il famoso posto in prima fila?

“Per fare questo lavoro non basta avere una faccia che spacca, bisogna avere le spalle coperte ovvero dei genitori che aiutino il ragazzo a mantenersi fuori casa. È necessario darsi un tempo, magari di un anno, per capire se con questo mestiere si può sbarcare il quotidiano. Ho, a volte, smorzato le aspirazioni di molti, perché se non si è veramente bravi è inutile andare via per fare la fame. Roma, Milano o Berlino sono pieni di ragazzi volenterosi che vogliono sfondare. In ogni corso emergono al massimo due allievi veramente bravi, che meritano di tentare la carta della grande città. È fondamentale sapere che in questo mestiere non si smette mai d’imparare. Mi piace quando i ragazzi si affidano e capiscono la genuinità e la sincerità di chi hanno davanti. Non mi preoccupo se alla fine del corso posso rimetterci qualche centinaia di euro, perché per me è fondamentale non prendere in giro chi si affida alla mia persona, in quanto sento enormemente il peso della responsabilità di chi decide di spendere la propria vita in un mondo così difficile e affascinante allo stesso tempo”.

Durante la sua carriera ha incontrato nel suo percorso numerosi ed importanti maestri. Quale frase o insegnamento le è rimasto impresso magari durante gli inizi della professione?

“Non potrò mai dimenticare le parole di Albertazzi ad una giovane attrice durante un provino: “signorina nella vita se vuole sopravvivere, costruire una famiglia o solamente mangiare cambi strada. Faccia la parrucchiera, la sarta o qualunque altro mestiere dignitoso ma lasci perdere il teatro”. All’inizio tutti lo criticammo ma poi con il passare del tempo capii che è inutile incaponirsi in un mestiere così particolare in quanto ci sono delle necessità ed esigenze fondamentali da soddisfare e se non si è capaci di farlo è bene che si aiutino le persone a non rovinarsi la vita”.

Elisa Guccione

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