Marco Iacona –

I lavoratori dello Stabile di Catania, oggi “Tric” (Teatro di rilevante interesse culturale), non percepiscono stipendio da tre mesi. A denunciarlo Nino Milazzo presidente del teatro, associazione di diritto privato, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso un locale polveroso del complesso le Ciminiere di Catania. Locale messo a disposizione dalla Provincia (in via di disfacimento legale) a titolo gratuito.

Conferenza stampa chiarificatrice – alcune questioni sono invero intricate – che ruotava attorno a tre temi: ritardo nella corresponsione dei finanziamenti regionali, riflessione sulle risultanze della Commissione del Mibact e successi delle produzioni “teatro Stabile” a livello nazionale. Oltre Milazzo, al di là del tavolo, il presidente Giuseppe Dipasquale, tre consiglieri di amministrazione e l’assessore alla cultura Orazio Licandro. I consiglieri erano: Celestina Costanzo  in rappresentanza del Commissario alla provincia; Raffaele Marcoccio in rappresentanza del presidente dell’Ente teatro di Sicilia ed Eliana Patanè in rappresentanza della regione Sicilia.

Il presidente ha illustrato le problematiche economiche facendo di continuo riferimento alle qualità artistiche del teatro. C’è una clamorosa contraddizione tra la scarsezza di risorse a disposizione e il successo che le produzioni riscuotono anche al di fuori delle mura cittadine. Ma questa è solo una delle incoerenze che qualifica l’impegno culturale sia a livello locale sia nelle decisioni centralizzate.

Come denunciato nell’assemblea dei soci, il teatro ha chiesto un incontro con la commissione bilancio della regione per poter pagare gli stipendi ai lavoratori, arretrati da gennaio. Il che però rappresenta un piccolo passo avanti a fronte dei numerosi tagli che flagellano l’ente. Nel 2008, come illustrato da Milazzo, i contributi locali erano di più di un milione, oggi solo di 738 mila euro. La regione ha ridotto i finanziamenti di ben 58,44% e il ministero del 10,52%. I dati sono «allarmanti» anche perché un teatro vive di programmazioni per il futuro. Cosa succederà in seguito? Come se non bastasse la finanziaria regionale ha previsto la soppressione di parte degli emolumenti per «indennità di produttività» a favore dei dipendenti.

Oltre il danno però c’è anche la beffa. Il teatro vive di «grandi successi». E da un punto di vista artistico non è secondo a nessuno. Alcuni esempi: la scuola Umberto Spadaro verrà ammessa, in aprile, presso un festival giovanile di Mosca. A dicembre, invece, lo Stabile sarà a Sidney con una lavoro di Vincenzo Pirrotta. A Milano, Roma, Genova, Modena Padova e Napoli, l produzioni hanno raccolto successi. Insomma si lavora e bene, ma non si percepiscono fondi.

Infine ci sono le notizie che arrivano dalla Capitale. Com’è noto lo Stabile non ha trovato posto nell’elenco dei teatri di interesse nazionale, grazie però a una decisione «ingiusta». Lo Stabile ha una grande storia e la documentazione presentata soddisfaceva a pieno le richieste formali della commissione. Insomma: il criterio della discrezionalità ha funzionato a dovere e ragioni geografiche o geopolitiche hanno finito per prevalere. Forse perché Catania non è capoluogo di regione? Perfino Genova è stata “declassata”, si è detto, per non rendere palesi le discriminazioni ai danni del sud.

In tutti i casi – e sicuramente la notizia è buona – lo Stabile, all’interno della sua “categoria”, che non è la serie “B” dei teatri come ha detto qualcuno, non se la passa poi tanto male. Le ragioni non sono facili da spiegare, in linea generale essendo un “Tric” ha meno oneri rispetto ai teatri che hanno ottenuto un pieno riconoscimento. Questione tipicamente italiana insomma, si prendono decisioni con le quali si cerca di non scontentare nessuno.

Dipasquale non si discosta dalla scia di Milazzo. La finanziaria regionale ha previsto un contributo ridotto, la cui erogazione non ha ancora avuto corso. La commissione nazionale invece ha ritenuto che gli spettacoli fossero di grande qualità ma ha deciso che lo Stabile non fosse teatro di rilievo nazionale. Lo Stabile non avrà dunque il «titolo», se non altro però otterrà un sostegno economico.

Anche Licandro, come Milazzo e Dipasquale rivolge un pensiero ai lavoratori, di qualunque comparto siano. La puntualità nei pagamenti è un diritto e, come chiede Milazzo, Bianco assumerà iniziative presso la deputazione catanese perché i nodi più urgenti vengano risolti in sede regionale. Regione che come conferma la consiglierà Patanè è in chiara difficoltà (le interazioni tra gli enti sono dunque precarie). Il comune di Catania, invece, ha già erogato le anticipazioni del 2015.

Il quadro normativo nazionale dei teatri è cambiato, è il pensiero di Licandro e ci si deve per forza adeguare: di positivo c’è che ci sono sufficienti garanzie di un incremento dei fondi del Fus.

Sollecitato dalle domande e in chiusura, Milazzo chiarisce anche la questione relativa alla richiesta di accorpamento tra Biondo di Palermo e Stabile di Catania. Un quasi-rompicapo. Una vera e propria «bestemmia istituzionale» che per il momento non ha prodotto alcun frutto. Primo: lo Stabile è associazione, il Biondi fondazione. Secondo: ci sarebbero stati problemi anche per la “fusione” dei debiti che sono consistenti e che lo Stabile sta cercando di pagare con prestito e mutuo quindicinale. In ultimo sarebbe stato un grosso problema anche per la scelta della Governance. Un passo nel vuoto, insomma. In seguito, nei prossimi tre anni, conclude il presidente, si potrà forse pensare a una «condizione federativa». Il futuro insomma resta aperto a diverse soluzioni.

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