Chiara D’Amore

Foto di Dario Rinaldi

IMG_6612CATANIA –  “Sono uno abituato a buttarsi senza la sicurezza di avere una rete di protezione e in questi casi ci sono due strade, o ti schianti o voli alto”. Questa in poche parole la filosofia di Marco Castoldi, in arte Morgan, leader dei Bluvertigo e protagonista assoluto del fortunato programma X-Factor Italia. Difficile definire in questo caso persona e personaggio in una sola parola, troppe le sfumature di colore che compongono il quadro di un artista eclettico e fuori dal coro come Morgan. Giano bifronte della musica italiana, ha da sempre mostrato una forte propensione a tutto ciò che è avanguardia e sperimentazione senza mai dimenticare l’insegnamento dei più grandi cantautori nostrani. Stasera Morgan si esibirà al Qubba di Catania dove riproporrà i suoi più grandi successi in chiave elettronica con quel pizzico di improvvisazione che da sempre lo contraddistingue.

–          Morgan, dopo tanti anni di successi ha deciso di lasciare X-Factor. Cosa pensa veramente di questo programma televisivo?

“Negli ultimi anni è purtroppo degenerato. Quando eravamo ancora in Rai riuscivamo a creare un rapporto umano con i partecipanti e anche quando si spegnevano le telecamere continuavamo a lavorare per i ragazzi, ma su Sky le cose sono molto diverse e tutto si riduce alle logiche dello show. Io non sono un tipo televisivo e ho sempre pensato che la competenza sia più importante dell’apparire”.

–          Consiglierebbe quindi a un giovane talento di partecipare a X-Factor?

“Io sto cercando di dissuadere i giovani dall’andare a X- Factor, perché partecipare ai provini equivale a firmare un contratto discografico e quindi dovrebbero andarci con un avvocato. Le case discografiche hanno una politica che punta ad eliminare i partecipanti con l’andare del tempo per fare spazio ai nuovi volti. Così i ragazzi non diventano altro che dei vuoti a rendere”.

–          Marco, cosa rappresenta per lei la musica?

“La musica è una dimensione di pace, di armonia. Non la si può vedere e toccare perché è un qualcosa di metafisico ma nonostante questo è quello che ci riporta al mondo. La musica è la migliore medicina che conosca, due ragazze si sono risvegliate dal coma ascoltando le mie canzoni, al terzo caso”, aggiunge scherzando Morgan, “mi faranno santo”.

–          Cosa pensa delle moderne tecnologie e del mondo social?

“A questo proposito sarebbe importante ascoltare la canzone di Guccini “Il sociale e l’antisociale” per ricordare cosa vuol dire fare musica sociale e cosa significa società. Quella che chiamano “social” non è una realtà sociale, ma una dimensione in cui ognuno si trova nella sua stanza. Basti pensare alle malattie gravissime causate dall’elettromagnetismo e ai problemi psicologici legati IMG_6620all’ossessione e alla convulsione che deriva dall’uso smodato dei computer. Perché ad esempio oggi non si riesce più a organizzare una protesta sana? Perché ognuno è solo e tutti quelli che fanno un discorso contro le moderne tecnologie vengono tacciati di essere dei paranoici, deliranti o dei tossicodipendenti. Una volta gli operai che venivano sfruttati dal padrone e si ammalavano a causa di condizioni di lavoro precarie potevano almeno riunirsi in organizzazioni sindacali per protestare contro una persona fisica, oggi non soltanto il padrone è un illustre sconosciuto ma in più non posso affermare di essere malato perché la mia malattia non si vede”.

–          Morgan, progetti per il futuro?

“Per quest’anno ho in cantiere l’uscita di tre dischi, uno realizzato con i Bluvertigo, gli altri due da solista dal titolo “La Musica Sentimentale” e “Il classico Morgan”,  in cui reinterpreterò dei brani di musica classica tra cui le sonate in Si minore di Liszt e due sonate di Beethoven. Il tentativo è quello di mescolare generi e influenze diverse come amo fare in tutti i miei lavori”.

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