Carmelo Platania

CATANIA – Il giudice Melita Cavallo, presidente del Tribunale per i minori di Roma fino al 31 dicembre 2015, ha emesso una sentenza in favore dell’adozione di un bambino da parte del compagno di un uomo dichiaratamente omosessuale. La cosiddetta “stepchild adoption”, ossia l’istituto che permette l’adozione del figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico, solo se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio, che deve dare il consenso (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14), ha avuto, dunque, un’applicazione concreta anche per due coniugi dello stesso sesso. I due padri quarantenni, si conobbero durante gli anni dell’università a Roma e si sono sposati in Canada.
L’adozione non è automatica ma viene disposta dal Tribunale per i minorenni dopo un accurato screening sull’idoneità affettiva, la capacità educativa, la situazione personale ed economica, la salute e l’ambiente familiare del soggetto che intraprende il procedimento di adozione del figlio del coniuge.
Il governo Renzi, com’è noto, aveva stralciato dalla proposta di legge Cirinnà sulle unioni omosessuali, la stepchild adoption, provocando la reazione indignata di molti cittadini italiani, di associazioni di categoria e di intellettuali.

Nel caso di specie, al bambino di sei anni, concepito tramite maternità surrogata in Canada con lo sperma di uno dei due uomini, è stato possibile essere riconosciuto figlio di entrambi i genitori in virtù dell’articolo 44 della legge 184 del 1983 che disciplina le adozioni speciali. Ma cosa sono le “adozioni speciali”?

I minori non dichiarati adottabili possono essere adottati, in base all’art. 44 della Legge sull’adozione, poc’anzi ricordata, quando ricorre una delle seguenti condizioni:
a) persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo anche maturato nell’ambito di un prolungato periodo di affidamento, quando il minore sia orfano di padre e di madre;
b) dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge;
c) quando il minore sia handicappato e orfano di entrambi i genitori;
d) quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo.
L’adozione in questi casi è consentita anche in presenza di figli legittimi (ora figli nati nel matrimonio).

La giudice di Roma ha ritenuto rilevante e decisivo il sommo interesse del bambino che con quei due padri sta crescendo, seguendo un procedimento processuale ineccepibile, basato sull’approfondimento della situazione peculiare dei soggetti interessati. Del resto, la stessa legge 184 ritiene che bisogna tutelare la continuità affettiva e nel caso di specie, è stato rilevato che il bambino non solo riconosce la genitorialità di entrambi gli uomini ma è anche al corrente delle sue origini e in costante contatto con la madre di pancia.

Fino ad oggi le altre richieste di adozione del figlio del partner sono state portate avanti solo da coppie di donne è quindi la prima volta in Italia che una coppia di uomini si presenta in tribunale per chiedere l’adozione del figlio del partner. Ed è anche la prima volta che un pubblico ministero non si oppone alla sentenza del tribunale nei tempi previsti dalla legge e che questa diventa automaticamente definitiva. Ma non è certo la prima volta che il diritto viene “fatto” dai giudici e che questi, per primi, siano costretti ad interpretare norme analoghe per disciplinare fattispecie non regolate dalla legge, visti vuoti legislativi evidenti. E’ sempre auspicabile, anche nel caso che qui si ricorda, che il legislatore, si prenda le sue responsabilità e assolva le sue funzioni, appunto, legislative, senza lasciare ad altri organi dello stato, il compito di far fronte alle istanze sociali e all’evoluzione (o involuzione) della società.

Avvocato e Docente – Esperto in diritto di famiglia

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